NANCY BILYEAU.

L'ULTIMO VELO.

Parte 1.

Titolo originale: The Crown.
Traduzione di: Claudia Converso.
2012 Sperling & Kupfer Editori, Milano.
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
Anno Domini 1537. Nel regno di Enrico
ottavo la giustizia pu essere terribile. Quando
Joanna, novizia domenicana, apprende
che la sua ribelle cugina  condannata al
rogo, viola la sacra regola della clausura
fuggendo dal priorato pur di vederla l'ultima
volta. Ma assistendo all'orrendo supplizio,
finisce suo malgrado per interferire
con la legge del re e viene rinchiusa insieme
con il padre nella tristemente famosa
Torre di Londra. Per salvare il genitore,
sottoposto a spaventose sevizie, la donna
non pu che accettare l'incarico del
suo torturatore, il vescovo di Winchester:
ritrovare un'antica corona, alla quale sono
attribuiti inquietanti poteri. Accompagnata
da frate Edmund, il giovane monaco
che si sta innamorando di lei, Joanna 
costretta a tornare al priorato di Hartford
per avviare in segreto le ricerche della preziosa
reliquia. Ma Hartford  diventato
un luogo pericoloso, nel quale aleggiano
le ombre della morte. Le vie degli uomini
sono disseminate di trappole letali. Da
Stonehenge alle oscure e antiche sale del
convento fino ai cupi meandri dell'abbazia
di Malmesbury, Joanna e Edmund
si trovano ad affrontare poteri occulti,
misteri antichissimi e tutte le tentazioni
della carne. Per salvare le loro anime.
Un romanzo pieno di inventiva e curato
nei minimi dettagli, in cui suspense e storia
si mescolano per fare da sfondo alle
vicende di un'eroina memorabile, romantica,
indomita e intraprendente.
...
L'AUTRICE. 
Nancy Bilyeau  scrittrice e giornalista. Ha collaborato con numerose riviste, tra cui Rolling Stone e Entertainment Weekly. Vive a New York con il marito e i due figli.
...
.
...
Un magnifico affresco storico, una lettura appassionante che mescola sapientemente intrighi, tradimenti, morte e amori proibiti.
O, The Oprah Magazine.
...
Il romanzo storico al suo meglio: un'ottima ambientazione e una storia che non si lascia dimenticare.
Entertainment Weekly.
...
Un romanzo d'esordio sorprendente, una storia piena di azione, mistero e sensualit.
Booklist.
...
.
...
Questo libro  opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto della fantasia dell'autrice o utilizzati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza a fatti o localit reali e a persone realmente esistenti o esistite  puramente casuale.
...
.
...
A mio marito, che ci ha creduto.
...
.
...
PARTE PRIMA.
.
Capitolo 1.
.
Londra, 25 maggio 1537.
.
Quando viene annunciato un rogo, le taverne vicino a Smithfield
ordinano pi birra del solito, ma quando il condannato  una donna,
e di nobili origini, di barili di birra ne arrivano a carrettate. Il
venerd della settimana di Pentecoste nel ventottesimo anno del
regno di Enrico ottavo ero in viaggio per offrire preghiere per l'anima
del traditore che sarebbe stato giustiziato: lady Margaret Bulmer.
Udii le grida del carrettiere mentre m'incamminavo lungo
Cheapside Street, stringendo la mappa di Londra che avevo sommariamente
copiato da un libro due notti prima. Ora che avevo
raggiunto una via cos ampia e acciottolata procedevo pi in fretta,
ma le gambe mi cedevano: avevo passato la mattina ad arrancare
nel fango.
Smithfield, chi  diretto a Smithfield? grid una voce, allegra
come se la meta, invece che Smithfield, fosse stata una fiera di san
Giorgio. Proprio davanti a me, di fronte a una conceria, vidi chi
aveva parlato: un uomo corpulento che stava dando una frustatina
sulla groppa a quattro cavalli attaccati a un grosso carro. Al di
sopra delle sbarre spuntavano cinque o sei teste.
Ferma! gridai pi forte che potei. Io voglio andare a
Smithfield.
Il carrettiere si volt e scrut la folla. Gli feci un cenno con la
mano e sul suo volto si disegn un debole sorriso. Mi si strinse
lo stomaco mentre mi avvicinavo: avevo giurato che per tutto
quel giorno non avrei parlato con nessuno, che non avrei cercato
aiuto. Il rischio di essere scoperta era troppo alto. Ma Smithfield
si estendeva oltre le mura della citt, a settentrione e occidente, e
la strada era ancora lunga.
Quando lo raggiunsi, il carrettiere mi squadr dalla testa ai piedi
e il suo sorriso si spense. Il mio vestito, l'unico che avevo per il
viaggio, era di lana pesante, adatto per il pieno inverno e non per
un giorno piovoso, caldo e umido come quello. Il fango mi aveva
insozzato l'orlo della gonna, e meno male che sotto la stoffa spessa
non si vedeva la sottoveste fradicia di sudore.
Ma non era solo il mio aspetto trasandato a lasciare interdetto
quell'uomo, lo sapevo bene. Molti mi trovano strana. Ho i capelli
neri come onice levigato e lucente e gli occhi scuri screziati di verde.
La mia pelle olivastra non si arrossa sotto il sole dell'estate n si
schiarisce in inverno. Ho i colori di mia madre, spagnola, ma non
i suoi lineamenti delicati. No, la mia faccia  quella di mio padre,
che  inglese: fronte spaziosa, zigomi alti e mento pronunciato. 
come se riflettesse, sotto gli occhi di tutti, l'unione male assortita
dei miei. In un Paese di ragazze bianche e rosee, spicco come un
corvo. Per un certo periodo ci avevo sofferto, ma a ventisei anni
non mi preoccupavo pi di simili sciocchezze.
Uno scellino per la corsa, signora, disse il carrettiere. Pagate
che ripartiamo.
La sua richiesta mi colse alla sprovvista, anche se, naturalmente,
non avrebbe dovuto.
Non ho spiccioli con me, balbettai.
L'uomo scoppi in una sonora risata. Credete forse che faccia
questo mestiere per divertimento? Sono rimasto senza birra,
replic, dando un colpetto al barile che aveva alle spalle, e devo
guadagnare quanto basta per pagare il carro. Oltre il barile scorsi
i suoi passeggeri che allungavano il collo per guardarmi.
Aspettate, dissi, infilando una mano nella tasca per cercare il
borsellino di stoffa che mi ero cucita nel vestito. Frugando trovai un
anellino. Non volevo dargli niente di pi prezioso: mi aspettavano
occasioni in cui avrei dovuto offrire doni ben pi sostanziosi per
raggiungere i miei scopi.
Gli porsi l'anello. Questo potrebbe bastare? In un attimo
il broncio dell'uomo si tramut in un'espressione soddisfatta e
l'anellino d'oro della mia defunta madre spar nel suo palmo
sudicio.
Appena montai sul carro, colsi la compassione e il disprezzo
sui volti degli altri passeggeri. Il mio anello doveva valere ben pi
della corsa. Trovai un mucchietto di paglia pulita in un angolo e
abbassai gli occhi, mentre si ripartiva.
Mi sentii dare di gomito in un fianco. Un donnone di mezza
et, l'unica altra presenza femminile a bordo, mi si avvicin e
sorridendo mi tese un pezzo di pane nero. Non mangiavo dalla
sera prima. Di solito ero orgogliosa di saper dominare la fame e
le debolezze della carne, ma la mia missione richiedeva che mi
tenessi in forze, cos presi il pane con un cenno di ringraziamento.
Quel po' di cibo e una sorsata di birra annacquata che la donna mi
offr dal suo boccale di legno mi ridiedero energia.
Mi appoggiai al bordo del carro. Passammo davanti a un piccolo
mercato dove pareva si vendessero solo spezie ed erbe. Ora
che aveva smesso di piovere, i venditori scoprivano i banchi
togliendo i teli. Un intenso aroma di borragine, salvia, timo,
rosmarino, prezzemolo e chiodi di garofano fluttu nell'aria, ma
svan appena ci allontanammo, lasciando nuovamente spazio agli
odori opprimenti della citt. Davanti ai nostri occhi si stagli una
fila di palazzi a quattro piani, signorili come non ne avevo mai
visti fino ad allora. A un angolo di strada pendeva l'insegna della
corporazione degli orafi.
Un giovane seduto di fronte a me fece un largo sorriso e disse,
ad alta voce, rivolto a tutti i passeggeri: Siamo grati a re Hal
perch brucia sul rogo una bella giovane, a Smithfield. L'ultimo
giustiziato era un brutto e vecchio forgiatore.
Il boccone di pane mi risal in gola e mi coprii la bocca.
Ma  davvero bella? chiese qualcuno.
Un tipo anziano dagli occhi di un azzurro acquoso si attorcigli
tra le dita un lungo pelo che gli spuntava in mezzo al mento. Io
conosco uno che ha visto lady Bulmer di persona e, s,  una bella
ragazza, disse lentamente. Pi bella della regina.
Quale regina? grid uno degli uomini.
Tutte e tre, rispose un altro. Tra i passeggeri del carro si lev
una risatina nervosa. Scherzare sui matrimoni del re - il divorzio
dalla prima moglie e l'esecuzione della seconda per far posto alla
terza - era un crimine. A qualcuno avevano gi mozzato le mani
e le orecchie.
Il vecchio attorcigli ancora di pi il pelo del mento. Lady
Bulmer deve aver ingiuriato pesantemente il re per indurlo a
condannarla a salire sul rogo davanti ai comuni cittadini, anzich
farla decapitare alla Torre o impiccare a Tyburn.
Hanno trascinato a Londra tutti i nobili e i signori, seguaci di
Robert Aske. Per essere sottoposti al giudizio del sovrano. Lady
Bulmer sar solo la prima a morire, intervenne il giovane.
Cominciai a respirare affannosamente. Che cos'avrebbero detto,
quei londinesi, che cosa mi avrebbero fatto, se avessero saputo chi
ero e da dove venivo? Una cosa era certa: non sarei mai arrivata
a Smithfield.
Passai in rassegna le mie preghiere, cercandone una che mi
sostenesse. Oh Signore, aiutami a essere obbediente senza riserve,
povera senza rammarico, casta senza presunzione.
Quella Bulmer  una ribelle schifosa! grid la donna che
aveva condiviso il pane con me.  una papista del Nord che ha
complottato per rovesciare il nostro re!
Umile senza ostentazione, gioconda senza dissipazione, austera
senza tristezza, pronta senza vanit, remissiva senza acredine,
sincera senza doppiezza.
Nel Nord, comment a mezza voce il vecchio, hanno dato
la vita per le antiche tradizioni. Volevano proteggere i monasteri.
Tra i passeggeri saettarono battute di scherno.
Quei frati grassi come maiali nascondono pignatte piene
d'oro, mentre i poveri muoiono di fame fuori dei loro conventi!
Io ho sentito di una monaca che ha avuto un figlio da un prete!
Le monache sono puttane. O se no sono storpie, dementi...
tutte scacciate dalle loro famiglie.
Udii un suono stridulo. Era la mia risata, una risata amara,
mesta, a cui nessuno fece caso perch proprio in quell'istante
dalla strada si lev un grido. Un monello correva a fianco del
carro, cos veloce da superare i cavalli. Volt appena la testa con
aria terrorizzata e mi accorsi che non era un maschio, ma una
bambina con il viso sudicio e i capelli corti.
Una zolla di terra sibil nell'aria e la colp su una spalla. Lei
strill. Brutti cani rognosi!
Due ragazzi grandi e grossi che la stavano rincorrendo scoppiarono
a ridere. Pochi istanti e le sarebbero stati addosso. Gli
uomini sul carro si misero a incitarli.
D'improvviso la bambina scart e si diresse verso una fila di
botteghe.
Da un ingresso, un'altra ragazzina le grid: Da questa parte!
La monella sfrecci dentro e l'uscio si richiuse sbattendo alle loro
spalle. I due inseguitori arrivarono pochi istanti dopo e cominciarono
a battere forte con i pugni, ma l'ingresso era chiuso a chiave.
Abbassai le palpebre, rivedendo un'altra ragazzina che stava
correndo. Otto anni, senza fiato, una fitta nel fianco, mi precipitavo
lungo uno stretto sentiero tra alte siepi di tasso, cercando una via
d'uscita.
Sentivo qualcuno che mi chiamava per nome, ma non riuscivo
a vederlo. Dai, Joanna, sbrigati! Dai, che poi dobbiamo giocare a
tennis! urlavano i miei cugini. Forza, ragazzina, puoi farcela!
tuonava la voce per nulla preoccupata di mio zio, Edward Stafford,
terzo duca di Buckingham e capo della famiglia. Devi trovare da
sola la via d'uscita. Non possiamo mandare nessuno a prenderti
e rischiare di perdere un altro bambino!
Ero intrappolata nel labirinto di mio zio. L'aveva appena fatto
realizzare: Per il progetto ho ingaggiato monaci pi in gamba
di quelli che ha usato il cardinale Wolsey, ripeteva in continuazione.
Il labirinto era stato inaugurato proprio quel giorno, il 4
settembre, in cui si festeggiava il compleanno di mio nonno, il
secondo duca di Buckingham, morto da anni. Noi bambini eravamo
stati bendati e condotti al centro, dove ci avevano sciolto la
benda, incitandoci a correre fuori, per vedere chi avrebbe trovato
l'uscita per primo. Segui il labirinto! Segui il labirinto! gridava
mio zio oltre le alte siepi.
Io ero tra i pi piccoli ed ero rimasta subito indietro. Ben presto
mi ero ritrovata da sola, a correre da una parte e dall'altra, sperando
di vedersi spalancare i muri di siepe, ma il mio istinto sbagliava
sempre e mi ricacciava in continuo nel cuore del labirinto.
Com' che non ce la fai, Joanna?
Pensa, ragazzina, pensa!
Le voci diventavano pi forti, pi impazienti. Joanna, ma sei
proprio tonta! aveva gridato uno dei miei cugini Stafford. Uno
pi grande lo aveva zittito.
Ero al centro dell'attenzione, una cosa che avevo sempre detestato.
Avevo svoltato a destra a quell'angolo, o a sinistra? Il panico
mi faceva dimenticare quali percorsi avevo gi tentato.
Come mi girava la testa, immersa nel profumo delle rose! Il
labirinto era zeppo di cespugli rossi accuratamente potati. La
stagione era quasi finita e i petali, ormai appassiti, tappezzavano
il terreno. Era pomeriggio inoltrato, e io non sapevo pi
quante volte ero passata davanti a quelle nauseabonde, sfiorite,
onnipresenti rose!
Sempre correndo a perdifiato, avevo svoltato a un angolo andando
a sbattere contro Margaret.
Eravamo cadute tutte e due per terra, ridendo, con le perline
delle nostre maniche a sbuffo impigliate le une nelle altre. Dopo
esserci liberate, Margaret mi aveva aiutata ad alzarmi: aveva un
anno pi di me, era pi alta di una spanna e immensamente pi
sveglia e carina. La mia prima cugina. La mia unica amica.
Margaret, dove ti sei cacciata? aveva gridato lo zio. Spero
per te che tu non sia tornata nel labirinto per Joanna!
Oh, adesso si arrabbier con te, avevo detto. Non avresti
dovuto farlo.
Margaret mi aveva strizzato l'occhio, aveva dato una rassettata
al mio vestito della festa e al suo e mi aveva guidata fuori tenendomi
per mano.
All'uscita del labirinto c'erano tutti, l'intera famiglia Stafford
e i nostri lavoranti e servitori. Mio zio il duca, l'illustre pari
d'Inghilterra, indossava abiti argentati e un cappello ornato da
una lunga piuma di struzzo. Accanto c'era suo fratello minore,
sir Richard Stafford, mio padre. Una lunga ombra si allungava
sul giardino a breve distanza da loro, quella della torre quadrangolare
che s'innalzava sopra tutti noi. Thombury Castle,
nel Gloucestershire, era stato costruito per resistere agli assalti.
Non di un nemico straniero, ma di generazioni di avidi sovrani,
i Plantageneti.
Margaret era avanzata dritta verso il duca, impavida. Guardate,
padre, ho trovato Joanna, aveva annunciato. Ora potete
giocare a tennis. Mio zio ci aveva fissate mentre tutti aspettavano,
tesi.
Ma il duca di Buckingham era scoppiato a ridere. E aveva
baciato l'amatissima figlia, illegittima, cresciuta insieme con i
quattro figli avuti dalla sua mite duchessa. So bene che sei capace
di qualsiasi cosa, Margaret, aveva commentato.
Anche mio padre mi aveva stretta forte. Aveva corso e saltato
tutto il giorno e ricordo che sapeva di sudore e terra ed erba secca.
Mi ero sentita cos sollevata, cos felice!
Il carro sband e mi riport bruscamente alla realt, mettendo
fine al mio sogno a occhi aperti.
Eravamo usciti dalle mura della citt e stavamo procedendo lungo
una strada secondaria. Le ruote erano bloccate nella fanghiglia.
I cavalli nitrirono, il carrettiere imprec, gli uomini, contrariati,
balzarono dietro il carro.
Non importa, mi disse la donna che avevo accanto. Siamo
quasi arrivati.
Seguii il gruppo fino in fondo alla strada e poi lungo un'altra
via fiancheggiata da taverne che sfociava in un vasto spiazzo, brulicante
di gente che aspettava il momento dell'esecuzione. C'erano
centinaia di persone: uomini e donne, marinai e cucitrici, persino
bambini. Davanti a me avanzava una famigliola, la madre con un
cesto di pane, il padre con un ragazzino sulle spalle.
D'improvviso, un odore nauseabondo mi invase il naso, la gola
e i polmoni, facendomi lacrimare gli occhi. Era peggio di qualsiasi
tanfo avessi sentito a Londra fino a quel momento. Con un gemito
mi portai una mano alla bocca.
Sono i macelli, mi spieg la donna del carro. Quando il
vento soffia da oriente, porta il tanfo rancido del sangue e delle
interiora. Mi diede di gomito. Non lo conosci, Smithfield, si
vede. Vieni con me, stammi vicina.
Feci segno di no con la testa, battendo le palpebre. Non
avrei sopportato di assistere alla fine di Margaret accanto a una
creatura cos crudele. La donna alz le spalle e spar tra la folla.
Rimasi sola.
Tremando, infilai di nuovo una mano in tasca e presi la lettera,
quella che mia cugina mi aveva scritto qualche giorno prima
che scoppiasse la Ribellione del Nord, quella che chiamavano
il Pellegrinaggio di Grazia. Aprii il foglio di carta color crema
ripiegato con cura e ammirai, come sempre, la sua grafia delicata
e leggermente inclinata.
Carissima Joanna,
ho saputo da mio fratello che intendi entrare nell'ordine
delle domenicane presso il priorato di Dartford e prendere
i voti per diventare una sposa di Cristo. Ti ammiro immensamente
per la tua scelta di una vita consacrata. Alla messa
mattutina ho acceso qualche candela in pi in tuo onore,
amatissima cugina.
Vorrei soltanto che in qualche maniera tu trovassi un modo
per conoscere il mio secondo marito, sir John.  un uomo
buono, onesto e sincero, Joanna. Mi ama. Ha molta cura di me.
Alla fine ho trovato pace nel Nord, la stessa pace che spero tu
troverai al priorato di Dartford.
Non posso fare a meno di pensare che questi sono tempi
difficili, tremendi, spaventosi. Quanti servono Iddio come
il nostro Santo Padre comanda sono disprezzati e perseguitati.
L'eresia  dappertutto. Nel Nord  diverso. Tutte le
sere recito tre preghiere. Chiedo a Dio di proteggere i nostri
monasteri. Imploro salvezza per l'anima di mio padre. E
prego per poterti, un giorno, rivedere, Joanna, e che tu mi
abbracci e mi perdoni.
Scritto nella mia residenza di Lastingham, a York,
l'ultimo gioved di settembre,
tua cugina e fedelissima amica per l'eternit,
Margaret Bulmer
Rimisi in tasca la lettera, mi tirai il cappuccio sulla testa in
modo che non uscisse una sola ciocca di capelli e mi avviai.

 Capitolo 2.

Mentre mi aggiravo ai margini dello spiazzo affollato di gente
bramosa di assistere allo spettacolo del rogo di Margaret, mi venne
in mente una cosa che mi disse mio padre riguardo a Smithfield.
Era l, Joanna, che un tempo la corte dei Plantageneti teneva i
suoi tornei pi magnifici.  per questo che lo scelsero: non lontano
dai palazzi c'era un terreno spianato, lo smooth field, che  poi
diventato Smithfield.
Mio padre non era uno che parlasse tanto forbito, ma un torneo
era capace di descriverlo. Da giovane era stato un campione, tra i
pi in gamba del regno. Tutto questo prima dell'esecuzione di mio
zio il duca per alto tradimento quando avevo dieci anni, e prima
dell'espulsione dalla corte dei miei genitori. Prima della caduta
degli Stafford.
Erano passati tanti anni da quando giostrava, ma i ricordi erano
ancora vivissimi. Io chiudevo gli occhi e lo ascoltavo raccontare
la storia, e mi sembrava di essere in sella a un cavallo: lanciata al
galoppo lungo il percorso, diviso in due da una bassa staccionata
di legno. L'armatura d'argento che scintilla sotto il sole. Lo scudo
nella sinistra, la lancia nella destra. In lontananza, l'avversario si
avvicina... sempre di pi... sempre di pi... finch  a pochi piedi
di distanza, le lance si abbassano e si sente uno schianto terribile.
Nell'immaginare il momento del contatto, il momento in cui
un uomo poteva morire se la lancia gli trapassava l'armatura,
rabbrividivo e mio padre sorrideva. Sembrava un ragazzino, quando
faceva quel sorrisetto, anche se tra i folti capelli castani aveva
ormai qualche ciocca grigia.
Era tanto tempo che non vedevo pi quel sorriso. L'anno precedente,
dopo che gli avevo annunciato di voler diventare una
novizia e prendere i voti, ne aveva discusso con me tentando di
dissuadermi, ma non aveva insistito molto. Aveva capito che ero
sincera nel mio desiderio di una vita pi profonda, lontana dai
clamori del mondo e dal contatto di un uomo. Aveva scritto le
lettere necessarie e, non senza difficolt, aveva pagato quanto dovuto
per il mio ingresso nel priorato. Lo aveva fatto perch fossi
felice, perch non conosceva altro modo per farlo.
E per qualche mese a Dartford ero stata davvero felice. Nella
vita contemplativa avevo trovato certezze, uno scopo per cui vivere,
la grazia che avevo tanto desiderato, lontana dall'egoismo e dalla
vanit, dalla folle ostentazione del mondo. Ma era una felicit fragile.
Avevo scelto una vita religiosa che era non solo in declino - molte
meno persone entravano in convento allora rispetto ai secoli passati
-, ma pesantemente attaccata. Il nostro re si era staccato dalla Chiesa
e dal Santo Padre. Negli ultimi due anni le abbazie e i priorati minori
d'Inghilterra erano stati chiusi, i monaci e le suore sbattuti in strada.
La badessa Elizabeth aveva rassicurato le sorelle sostenendo che i
conventi pi grandi, come il nostro, non sarebbero stati toccati, ma
a Dartford la paura di un altro giro di chiusure aleggiava lungo i
corridoi, nei giardini del chiostro e persino nei dormitori.
Solo una settimana prima, mentre andavo ai Vespri, per la
prima volta avevo sentito sussurrare il nome di mia cugina: La
donna che ha contribuito a guidare la Ribellione del Nord, lady
Margaret Bulmer...
Di chi state parlando? avevo esclamato, e le due sorelle che
mi camminavano davanti si erano fermate, voltandosi. Una novizia
non dovrebbe mai rivolgersi in quel modo alle sue superiori.
Perdonatemi, sorella Joan e sorella Agatha. Avevo chinato
umilmente il capo, giunto le mani e poi alzato appena lo sguardo
sui loro volti. Sorella Joan, che aveva la mansione di circatrix,
cio responsabile dell'osservanza della Regola, mi aveva fissata
con fredda disapprovazione. Suor Agatha, la maestra delle novizie,
invece, non aveva resistito alla tentazione di mettermi a parte della
notizia che era giunta alle sue orecchie. Gli ultimi capi ribelli sono
stati portati a Londra e processati a Westminster, aveva sussurrato,
concitata. Sono stati tutti giudicati colpevoli. Gli uomini saranno
impiccati, compreso sir John Bulmer, mentre sua moglie, una nobildonna,
sar arsa sul rogo a Smithfield. Cos ha decretato il re.
Mi si erano piegate le ginocchia e per non cadere avevo appoggiato
una mano al muro di pietra umida.
Terribile, vero? aveva commentato suor Agatha.
Ma suor Joan mi aveva scrutata con severit. Sorella Joanna,
conoscevate forse lady Bulmer prima di entrare a Dartford? mi
aveva domandato.
No, sorella, avevo mentito, commettendo cos un peccato grave.
Mi chiedo sempre, aveva continuato suor Agatha, cosa ne
sar di loro... dopo. Alla famiglia di lady Bulmer sar permesso
di prelevare i suoi poveri resti e seppellirli, anche se il crimine 
alto tradimento?
Suor Joan le aveva lanciato un'occhiataccia. Queste non sono
faccende che ci riguardano. Sono sicura che la famiglia di quella
donna ha i mezzi per corrompere le guardie dopo l'esecuzione, se
necessario.  delle anime che ci occupiamo noi, non delle spoglie
mortali.
Eravamo arrivate in chiesa. Suor Joan e suor Agatha si erano
inchinate davanti all'altare prima di sedersi ai loro posti. Io, fatta la
genuflessione, mi ero avviata verso il banco delle novizie, davanti.
Essendo la pi giovane, il mio posto era accanto al gradino del
coro. La mia voce si era levata nel canto degli inni e non avevo
sbagliato neanche una risposta dell'ufficio.
Tuttavia nel frattempo stavo elaborando un piano. Sapevo che
i nostri terrorizzati parenti Stafford non avrebbero voluto avere
nulla a che fare con Margaret n con la sua sepoltura. Non potevo
sopportare il pensiero di lei condotta al patibolo, sola e spaventata,
senza la presenza e le preghiere di una persona cara ad alleviare le
sue sofferenze, n quello del suo povero corpo consegnato all'oblio.
Dio, ne ero assolutamente certa, desiderava che io fossi testimone.
Avrei lasciato Dartford per raggiungere Londra e poi Smithfield,
ma poich l'ordine domenicano imponeva rigide regole di clausura
anche per le novizie, me ne sarei dovuta andare senza permesso.
La prospettiva mi spaventava, certo. Rompere la clausura era
un gesto dalle conseguenze gravissime; soltanto violare la nostra
castit era un peccato pi grande. Nei due giorni seguenti avevo
tentennato, in preda all'indecisione, pregando Dio affinch mi
mostrasse la strada da seguire.
L'illuminazione era arrivata durante l'ufficio del Mattutino, a
mezzanotte. A Dartford le novizie in genere venivano mandate a
letto alle nove con l'ordine di dormire, ma quella sera per l'angoscia
non ero riuscita a chiudere occhio. Mi ero messa in fila con le altre
e in chiesa, tra il Pater e l'Ave, di colpo avevo avuto la certezza
che la mia decisione era quella giusta. Tutti i miei dubbi, le paure
e le preoccupazioni si erano dissolti in un istante: avrei raggiunto
Smithfield. E tutto sarebbe andato bene.
Mentre salivamo le scale per tornare nei dormitori e godere di
qualche altra ora di sonno prima delle Lodi, sorella Christina, la
pi anziana tra le novizie, mi aveva dato di gomito. Hai avuto la
rivelazione della Divina Verit? aveva sussurrato. A vederti si
direbbe proprio!
Forse, avevo risposto.
Prego di poter ricevere la stessa benedizione, aveva soggiunto
lei con voce ardente. Era molto devota e a volte portava il cilicio
sotto la tunica da novizia, pur essendo stata rimproverata per questo.
Le novizie erano scoraggiate dal perseguire la mortificazione
della carne. Non eravamo ancora pronte.
Sorella Winifred, l'altra novizia che aveva preso i voti tre mesi
prima di me, mi aveva stretto il braccio. Sono felice per te, mi
aveva bisbigliato con la sua vocetta cantilenante.
Avevo fatto i miei preparativi per andarmene di nascosto. La
notte prima dell'esecuzione di Margaret avevo dormito un'ora
o poco pi. Nella fitta oscurit del dormitorio mi ero infilata
l'abito che indossavo quando mio padre mi aveva accompagnata
a Dartford, l'autunno precedente. Ero strisciata furtivamente gi
per le scale dirigendomi alle cucine, dove c'era una finestra con
la serratura rotta. Ero sgattaiolata fuori da l, poi di corsa avevo
superato i granai e le stalle, uscendo infine dal portone. La mia
peggior paura era di essere scoperta all'altezza della portineria del
priorato, perch a volte il custode metteva di guardia un uomo. Per
evitarlo, avevo scavalcato in un punto basso il muro che cingeva il
monastero, quindi, avanzando nell'erba bagnata, avevo risalito il
pendio proseguendo lungo il sentiero che, snodandosi nel bosco,
conduceva alla strada principale.
Raggiunta quella, pi avanti avevo trovato, pagandolo con un
paio di orecchini, un passaggio in barca sul fiume Darent. Di l
a quattro ore avevo raggiunto Londra e poi rimediato il posto sul
carro diretto a Smithfield.
Non mi aspettavo tanta gente e tanta confusione. Davanti a un
capannello di uomini che parlavano ad alta voce, il cuore cominci
a battermi pi forte e tirai dritto, cercando un varco.
Al centro del gruppo non c'era una persona, ma una gallina
sanguinante e terrorizzata, con una zampa legata a un palo. Un
tipo butterato alz sopra la sua testa una piccola mazza e poi, con
un grugnito, la cal, finendo la povera bestia.
Per le piaghe di Cristo, che cos'hai fatto, brutto scimunito?
sbrait l'uomo che mi stava accanto, ripulendosi la guancia da
uno schizzo di sangue che era sprizzato dalla testa dell'animale.
Senza badargli, il tizio butterato balz al centro del capannello,
gridando:  la mia cena!  la mia cena! E non  neanche Marted
grasso!
Abbassai gli occhi e vidi che anche la mia gonna era schizzata
di sangue fresco. Maria Vergine Santissima... mormorai arretrando.
Scivolai su una pozza fangosa e d'istinto mi aggrappai al
braccio di una giovane donna che era l vicino.
Fu un errore. Rossa in faccia, con un sacco da lavandaia che le
pendeva dalla spalla, mi scost con uno schiaffo, strillando: Ehi,
tu, hai intenzione di rubarmi qualcosa?
Signora, stavo solo cercando di non cadere, risposi. Scusatemi.
La lavandaia scimmiott beffardamente un inchino. Oh, no,
signora, scusatemi voi!
Qualcuno rise, qualcuno si volt a guardare.
Sentii un fiato fetido sul collo e nello stesso istante due robuste
braccia mi cinsero la vita da dietro. Tentai invano di divincolarmi.
Salve, bambolina, grugn una voce.
Con uno strattone riuscii a scostarmi. Toglietemi le mani di
dosso! gli intimai.
L'uomo mi fece ruotare su me stessa e lo vidi in faccia. Era
una spanna pi alto di me, grande e grosso, con una barba sudicia
e unta che gli nascondeva il viso, lasciando scoperti solo gli occhi
sporgenti e il naso storto.
Cos'? Non ti piaccio? ghign, tirandomi con forza contro di s
e sbavandomi sulla fronte, troppo ubriaco per trovare la mia bocca.
Signore, replicai vincendo la repulsione, sono venuta a
pregare per l'anima della sventurata condannata a morte. Volete
unirvi a me? Preghiamo insieme?
Il suo sguardo lascivo si affievol. Capii di aver toccato un
tasto sensibile. Anche i tangheri pi rozzi passano mattine intere
inginocchiati in chiesa, se implorati da una moglie o una madre.
Ma poi la lavandaia grid: Prenditela! Cosa aspetti?
L'uomo mi afferr per un braccio. Mi divincolai e mi voltai:
intorno a noi si era radunato un capannello, ma nessuno aveva
intenzione di fermarlo. Nessuno mi avrebbe aiutata. Gli sferrai
un calcio sulla tibia e tutti scoppiarono a ridere.
Mi diede uno schiaffo, non troppo forte, ma sufficiente a farmi
barcollare all'indietro nel fango. Poi mi si scaravent addosso,
quasi soffocandomi con il suo enorme pancione. Con una mano
mi afferr i polsi, bloccandomeli dietro la testa, e con l'altra cominci
a palparmi, prima la vita, poi pi su, sempre pi su. Lottai
con tutte le mie forze, ma invano.
Dieci anni, mi resi conto. Sono passati quasi dieci anni da
quel giorno.
Uomini e donne si accalcavano in cerchio intorno a noi, dandosi
di gomito e ridendo. Chiusi gli occhi e sprofondai nel fango
di Smithfield.

 Capitolo 3.

Avrei voluto morire, pregai di morire, non avevo scampo, quando
all'improvviso udii un rumore sordo, uno schianto, il dolore acuto
di una ginocchiata sulla coscia e poi nulla. Il bruto non era pi sopra
di me. Aprii gli occhi, vidi un groviglio di corpi e sentii imprecare.
Facendo forza sulle braccia e le gambe tremanti, mi rimisi
faticosamente carponi, strisciai tra due persone e mi alzai. Una
mano mi afferr per un braccio e cominci a tirarmi.
No! No, basta! gridai.
Devo portarvi via, disse una voce. Alzai lo sguardo: non
era il mio assalitore, ma un ragazzo alto, con le spalle larghe e i
capelli castano chiaro, corti.
Dove sono i vostri accompagnatori? mi chiese. Vi siete
perduta?
Non fatemi domande. Lasciatemi in pace.
Lasciarvi in pace? Scoppi in una fragorosa risata che mi
colse di sorpresa: non era la risata di un giovane zoticone, ma di
un vecchio cinico. Vi ho appena salvata! Non ve ne siete accorta?
Vi ho levato di dosso quel bestione e gliele ho suonate di santa
ragione!
Io non ho visto niente.
Allora dovrete credermi sulla parola, signora mia. Sono qui
per aiutarvi. Tir fuori una fiasca d'acqua da una tasca e un
fazzoletto bianco dall'altra e lo inumid. Forse vorrete darvi una
ripulita al viso.
Presi il fazzoletto e me lo premetti sulla guancia. La sensazione
di fresco fu come un tonico. Me lo passai sulle guance e sulla
fronte, sfregando via la sporcizia, il sudore e gli schizzi di sangue
della gallina ammazzata.
Vi ringrazio, signore. Gli restituii il fazzoletto. Vi sono grata
per il vostro aiuto. Aspettai che se ne andasse, invece lui rest
dov'era, studiandomi. Aveva gli occhi dello stesso azzurro dei
giacinti che mia madre aveva fatto venire dalla Spagna e coltivava
in giardino. I suoi abiti erano decorosi, ma non certo lussuosi. La
cucitura che intravidi lungo le maniche indicava che l'indumento
era stato modificato e adattato alla sua persona: evidentemente non
aveva abbastanza denaro per farsi confezionare abiti su misura.
Dove sono i vostri accompagnatori? mi ripet.
Sono sola.
Nessun parente? Nessun servitore? Siete... una gentildonna?
Mi guard per avere una conferma e io mi limitai a non negare.
Ma allora com' che vi trovate a Smithfield proprio oggi? 
una follia! Dovete assolutamente permettermi di portarvi subito
via di qui. Una donna sola, giovane, con l'aspetto che avete...
Gli venne meno la voce.
Scossi la testa, imbarazzata.
Vi prego, non dovete aver paura di me. Mi chiamo Geoffrey
Scovill, sono conestabile del mio distretto.
Alle nostre spalle, due vecchi attaccarono a litigare.
Vedete? insistette Geoffrey. Il popolino  spregevole.
Ma se questa gente  cos vile, cosa ci fate voi qui?
Sorrise in risposta alla mia caustica domanda e intorno agli occhi
gli comparvero delle piccole rughe, segno inequivocabile che non
era cos giovane come avevo pensato in un primo tempo: doveva
essere pi vicino ai trent'anni che ai venti. Mi ci ha mandato il
primo conestabile per assistere all'esecuzione ed essere testimone
della giustizia del re. Quella donna ha incitato alla ribellione contro
il nostro sovrano.
Mi sentii invadere da una rabbia cocente. Veder morire una
donna...  una cosa che vi piace?
Certo che no.
 una madre, dissi. Ha un figlio e una figlia ancora piccola.
Lo sapevate?
Geoffrey Scovill si dondol avanti e indietro sui talloni, visibilmente
imbarazzato.  una gran pena che a salire sul patibolo
sia una donna. Ma  necessario dare un esempio. Lady Margaret
Bulmer  colpevole di alto tradimento.  un pericolo per tutti noi.
Un pericolo? esclamai. Ma se non ha fatto del male a nessuno!
Lei e gli altri volevano solo conservare una tradizione, un
modo di vivere che  stato onorato e rispettato per secoli. Che d
conforto ai poveri e ai deboli. Si sono ribellati perch amavano
appassionatamente la loro causa. Non hanno mai tentato di detronizzare
il re, ma semplicemente di portare alla sua attenzione le
loro rimostranze. Volevano che il re li ascoltasse.
Udii di nuovo la cinica risata di un uomo pi vecchio. Oh, li
ha ascoltati, su questo non c' dubbio. Hanno ottenuto la piena
attenzione di Sua Maest!
Mi allontanai, infuriata da quelle parole di scherno.
Lui mi segu, tirandomi per una manica. Aspettate. Siamo
tutti al servizio del re. E se lui vuole attuare dei cambiamenti in
materia di religione, allora  nostro dovere obbedirgli, fidarci della
sua autorit legale e spirituale e lasciarci guidare da lui. Non siete
d'accordo?
Sono d'accordo sul fatto che il popolo debba obbedienza al
suo sovrano consacrato, mormorai.
Fu sollevato nell'udire le mie parole. Dunque dovreste capire:
se ribelli e traditori non venissero puniti, che razza di messaggio
sarebbe? La monarchia ne risulterebbe indebolita; precipiteremmo
tutti nel caos. Eppure questa punizione pu essere straziante...
Strinse gli occhi guardando qualcosa in lontananza, poi mi offr il
braccio. Se lo comprenderete, forse cambierete idea.
Non ho alcuna intenzione di cambiare idea. Sono venuta qui
per vedere l'esecuzione di una prigioniera.
Allora mi permettete di mostrarvi dove avr luogo?
Non avrei proprio potuto rifiutare l'aiuto di cui avevo bisogno.
Geoffrey Scovill s'incammin facendosi strada con passo sicuro
nella ressa e raggiungemmo Una recinzione improvvisata; una
ventina di piedi pi oltre ce n'era un'altra che con la prima creava
una sorta di corridoio.
Indic verso sinistra e, in fondo al corridoio, vidi una grossa
catasta di rami e sterpi ammucchiati intorno a un alto barile dal
quale spuntava un palo.
 l che sar giustiziata, disse.
Feci un respiro profondo, sforzandomi di nascondere il terrore.
Essendo conestabile, conosco bene le varie forme di esecuzione.
Questo  il sistema pi lento per bruciare una persona. Sarebbe
pi misericordioso prima legarla al palo e poi ammucchiare gli
sterpi tutt'intorno. Come fecero in Francia quando misero al rogo
Giovanna d'Arco. Oggi, lady Margaret Bulmer soffrir molto pi
di quanto soffr Giovanna.
Perch mi dite queste cose? gli chiesi.
Perch questo non  posto per voi, rispose, scuotendomi per
una spalla nel vano tentativo di farmi cambiare idea.
Dall'estremit opposta del corridoio si levarono delle grida.
Eccola! Eccola!
Troppo tardi, dissi.
La folla avanz compatta verso destra e io feci lo stesso, seguita
da Geoffrey Scovill. Ora sarebbe stato difficile seminarlo. C'era
un mare di teste che si muovevano a scatti al centro del corridoio,
oltre un manipolo di soldati, con l'armatura e le picche in spalla,
che marciavano nella nostra direzione.
In fondo alla fila, uno di loro conduceva un cavallo nero che
trainava qualcosa.
Geoffrey mi fece un cenno.
Cos'? domandai.
Arriva alla maniera dei condannati, mormor.
Non capii che cosa volesse dire. Il cavallo si avvicin, trascinando
una lunga asse di legno che alla base strisciava nel fango.
Tutti la indicarono.
Bruciate la puttana papista! grid una vecchia. Altri si unirono
al coro. Disturbato dal baccano, il cavallo nero scart verso l'altra
recinzione e io vidi che legata all'asse, a faccia in su e con le braccia
spalancate, c'era una donna. Il cuore cominci a martellarmi in
petto: ero venuta a Smithfield invano. Quella sventurata non era
Margaret. Era decisamente troppo vecchia e povera. Portava una
lunga e lacera tunica grigia, aveva il volto coperto di sporcizia e
lividi e i capelli tagliati corti che le ricadevano scompostamente
sulle orecchie.
I soldati le sciolsero i polsi e le caviglie e la fecero scendere.
Lei barcoll nel fango e per poco non cadde. Una delle guardie la
sostenne e indic il palo del rogo. La donna rest immobile per
qualche istante, raddrizz le spalle e poi cominci ad avanzare
verso il luogo dell'esecuzione. Il modo in cui aveva raddrizzato
le spalle mi insinu un dubbio.
In quell'istante finalmente il sole fece capolino tra le spesse
nuvole grigie e inond di luce Smithfield. Un raggio danz sul capo
della prigioniera, facendo scintillare una ciocca biondo ramato.
E allora vidi la mia Margaret.
Mentre si avvicinava, dalla folla si alzarono grida rabbiose:
Traditrice! Puttana! Papista! Mi aggrappai alla recinzione
e mi spostai davanti alla gente che gridava. Un uomo mi colp
mentre passavo, ma quasi non me ne accorsi. Mi girai: Geoffrey
Scovill era stato inghiottito dalla calca.
M'inginocchiai nel fango, infilai la testa in un varco della
recinzione e gridai: Margaret! Margaret! Margaret!
Lei procedeva a fatica e aveva gli occhi semichiusi. La chiamai
di nuovo, forte, cos forte che pensai mi si spaccasse la gola.
Margaret batt le palpebre e scrut nella mia direzione.
Qualcosa si accese nel suo sguardo. Venne nella mia direzione.
Dalla calca si alzarono grida di approvazione: ora si poteva
vedere la prigioniera pi da vicino. Con uno scatto, due dei soldati
l'afferrarono e la trascinarono via.
Margaret guard dritto verso di me. Vidi le sue labbra muoversi,
ma non riuscii a sentire che cosa diceva.
Misi una mano in tasca, tirai fuori il rosario, infilai il braccio
nel varco della recinzione e glielo lanciai. Cadde nel fango, ai suoi
piedi. Quando si chin per prenderlo, una vecchia si sporse dalla
recinzione e le sput addosso. Brucia, puttana papista! inve.
I soldati riagguantarono Margaret e uno grid qualcosa alla
vecchiaccia. Avevano notato solo lo sputo. Vidi mia cugina appallottolare
il rosario nella mano e portarselo al petto.
Quando i soldati la fecero voltare per proseguire verso il patibolo,
gir appena la testa e mi vide che la salutavo agitando il
braccio e singhiozzando.
Joanna! grid. Poi la portarono via.
Le guardie chiesero silenzio e a poco a poco la folla si plac. Un
ufficiale dalla barba grigia diede lettura di una pergamena, ma colsi
solo qualche frase qua e l: Colpevole di alto tradimento... per
aver incitato alla ribellione... cospirato per suscitare una guerra...
volere di Sua Maest. Appena ebbe finito di leggere e abbassato
la pergamena, i soldati afferrarono Margaret.
Mi rialzai e sussultai sentendo una mano sulla spalla. Era Geoffrey
Scovill. Mi aveva ritrovata.
Osservammo le guardie issare Margaret sul barile e legarla
saldamente al palo stringendole una corda attorno al petto e alla
vita. Altri uomini ammucchiarono i rami e gli sterpi ai suoi piedi.
Era troppo lontana da me perch potessi vederla bene in viso, ma
mi parve che le sue labbra si muovessero, come mormorando una
preghiera. Sperai che avesse ancora il rosario nella mano.
La folla rugg all'unisono. Un istante dopo capii perch: un
ometto stava trotterellando verso il luogo dell'esecuzione con
una torcia accesa in mano. S'inchin davanti ai soldati disposti a
semicerchio intorno al palo e diede fuoco agli sterpi.
Cristo abbi misericordia, Cristo abbi misericordia... sussurrai,
cominciando a recitare la preghiera della salvezza delle domenicane.
Dalla folla si levarono altre grida. Cosa fa? Dove sta andando?
Mi voltai nella direzione da cui le urla erano partite appena
in tempo per vedere un uomo che, correndo, mi pass accanto
precipitandosi verso Margaret. Era un gentiluomo alto, prestante,
sulla cinquantina, con le guance rigate di lacrime.
Per un attimo rimasi attonita. Poi mi lanciai sulla recinzione,
per scavalcarla.
Ma cosa vi salta in mente? esclam Geoffrey trattenendomi
per un braccio.
Lasciatemi andare! Lasciatemi! Mi divincolai. Devo aiutarlo!
Aiutarlo? E perch mai, in nome di Dio?
Perch, gli risposi piangendo anch'io, mentre scavalcavo la
recinzione e atterravo dall'altra parte, quell'uomo  mio padre.
Intanto lui aveva ormai quasi raggiunto Margaret, ma subito i
soldati gli furono addosso e uno lo colp su una spalla con la picca.
No! Non fategli del male! strillai facendo voltare una guardia,
sbalordita nel vedermi l.
Indietro! Indietro! mi ordin, minacciandomi con la picca
come se fossi un cane rabbioso. Alle sue spalle, una frotta di soldati
cercava di catturare mio padre.
Padre, no! No! urlai di nuovo. Nell'udire il mio grido lui
si volt. Pur avendo addosso almeno tre guardie, era riuscito a
rialzarsi. Joanna, vattene da qui, fece in tempo a dirmi prima
di accasciarsi di nuovo a terra per un calcio al petto.
Qualcuno mi agguant per un braccio; tentai di liberarmi, ma
era Scovill. Aveva scavalcato la recinzione per seguirmi. Tornate
indietro, mi supplic.
Tre guardie si lanciarono dalla nostra parte. Una colp Geoffrey
alla testa con la picca e lui croll svenuto nel fango.
Sentii delle grida rabbiose e mi girai. Mio padre si era di nuovo
rialzato e stava correndo verso Margaret. Nell'attimo in cui uno
dei soldati lo raggiunse calandogli la picca sulla schiena, lui prese
dal suo farsetto un sacchettino floscio. E mentre cadeva in ginocchio
davanti a Margaret, lo lanci tra le alte fiamme che ormai le
lambivano il corpo in preda a terribili contorsioni.
Pochi secondi dopo ci fu un'enorme esplosione, come se dieci
fulmini si fossero abbattuti al suolo tutti insieme in un unico punto.
Nere spirali di fuoco e fumo si alzarono verso di me. E fu tutto buio.

 Capitolo 4.

Guardai il sole abbassarsi dietro le guglie delle chiese di Londra.
Aveva smesso di piovigginare. Nel tardo pomeriggio il suo calore
aveva scacciato le nuvole e divorato la nebbiolina che s'incollava
ai piedi della gente, alle ruote dei carri e agli zoccoli dei cavalli.
Ero seduta di spalle al fiume su una chiatta reale, con i ceppi
ai polsi. Non vedevo dove stavamo andando, ma sentivo il rumore
ritmico e regolare dei remi che fendevano l'acqua. I quattro vogatori,
con l'uniforme verde e bianca dei Tudor, conoscevano la
mia destinazione. Ed ero sicura che la conoscessero anche tutti i
passeggeri delle altre imbarcazioni che scivolavano sul Tamigi, e
persino i londinesi sulle sponde del fiume. Ogni volta che passavamo
accanto a qualcuno, mi accorgevo degli sguardi curiosi su
di me, udivo i bisbigli: Ma chi  che hanno arrestato adesso?
Per tutto il tempo rimasi seduta diritta e immobile, con le spalle
bene indietro e il mento sollevato come mi avevano insegnato fin
da piccola. Non volevo mostrare la mia paura. E nemmeno volevo
che qualcuno vedesse l'uomo sdraiato sul fondo della chiatta,
con il capo fasciato poggiato sul mio grembo. Il peso della testa
di Geoffrey Scovill mi faceva dolere i polpacci, ma non potevo
certo ricacciarlo sul fondo bagnato dell'imbarcazione. Il suo
viso pallido, gli occhi chiusi e il rivolo di sangue rappreso sulla
guancia destra mi facevano sentire in colpa e piena di rabbia.
Avevo cos tante cose a cui pensare, da capire, per cui pregare,
prima di arrivare a destinazione, qualunque fosse il posto in cui
mi stavano portando; e invece ecco che mi ritrovavo in grembo
un intralcio imprevisto.
Quando il sole scomparve e uno sbiadito tramonto allung
sul fiume la sua luce arancio-violacea, Geoffrey si risvegli con
un gemito. Si mise le mani sulla testa, sent la fasciatura sotto le
dita e parve confuso. Lentamente, con movimenti incerti, si tir
su a sedere, si volt a guardarmi, poi si spost su un sedile. Il suo
sguardo incerto incontr il mio, e temetti le sue inevitabili domande.
Sapete dove siete? gli chiesi.
L'espressione del suo viso indic di s. Direi su una chiatta
reale, rispose con voce roca. Perch?
Lanciai un'occhiata ai due vogatori a prua e agli altri due a
poppa. L'imbarcazione era talmente lunga che difficilmente potevano
sentirci.
Sono stata arrestata con mio padre e credo che abbiano arrestato
anche voi, spiegai sottovoce.
La prese molto meglio di quanto mi aspettassi e mantenne
un'espressione tranquilla. Quali sono le accuse?
Non lo so, risposi. Gli ho detto il mio nome e quello di mio
padre, poi se ne sono andati e mi hanno lasciata per un bel po' di
tempo con una guardia. Quindi ci hanno caricati entrambi su un
carro e siamo arrivati in un edificio, ma evidentemente l hanno
cambiato idea e ci hanno portati al fiume. Siamo rimasti sul carro
per due ore prima che ci mettessero su questa chiatta. Non ho pi
rivisto mio padre. So che era ferito, pi gravemente di voi. Ma
nessuno mi ha detto nulla.
Feci un respiro, sforzandomi di restare calma.
In che modo  rimasto ferito? chiese Geoffrey.
Scossi la testa, abbattuta. Non lo so. Si  alzato un gran fumo
dopo l'esplosione. Quando si  diradato, l'ho visto accasciato a terra,
ma da lontano. L'hanno subito condotto via e non l'ho pi visto.
"Esplosione"?
Mio padre ha lanciato qualcosa nel fuoco che stava avvolgendo
Margaret. Un sacchetto. Ecco perch era corso verso di lei
in quel modo. Ha provocato un boato fortissimo, come un tuono,
e un gran fumo.
Geoffrey annu. Certo.
Sapete di cosa si trattava?
Polvere da sparo, rispose lui con sicurezza. Allora mi ricordai
che era un conestabile e che quindi doveva essere pratico di certe
cose. Quando un criminale viene condannato al rogo, se il re
vuole mostrare una certa piet permette che gli sia legato attorno
al collo un sacchetto pieno di polvere da sparo. La polvere prende
fuoco ed esplode. Accelera la morte, abbrevia le sofferenze. Ma la
quantit di polvere dev'essere accuratamente misurata e mescolata.
Evidentemente, vostro padre ne ha usata troppa.
Deglutii.
Geoffrey mi guard pi intensamente. L'avete chiamata
"Margaret". Dunque conoscevate la prigioniera?
Mi sembr che non avesse pi senso continuare a nascondere
la verit.
Lady Margaret Bulmer era mia cugina, risposi. Ero venuta
a pregare per lei. Non sapevo che anche mio padre sarebbe stato
a Smithfield.
Non sarete del Nord? chiese in tono allarmato. Non avrete
preso parte alla ribellione contro il re?
No, certo che no. Margaret si trasfer a vivere nel Nord circa
quattro anni fa e spos sir John. Non la vedevo da allora;  un
viaggio troppo lungo. Solo lettere, e soltanto una dall'anno scorso.
Della ribellione non so nulla. Non capisco perch Margaret vi
fosse coinvolta.
Geoffrey si accigli. Ma allora perch voi e vostro padre vi
siete assunti il rischio di assistere al rogo e comportarvi in quel
modo? Perch? Non ha senso.
Non risposi.
A quel punto le parole che uscirono dalla bocca di Geoffrey
mi colpirono come uno schiaffo.
Se devo essere condotto alla Torre di Londra per avervi aiutata,
signora, allora ho il diritto di sapere tutto.
La Torre? sussurrai.
S, certo... dove altrimenti? ribatt spazientito.  per questo
che hanno tardato tanto prima di salpare sul Tamigi. Devono
aspettare che il livello della marea sia quello giusto per passare il
ponte per River Gate. Ma ormai ci siamo quasi, se ricordo bene
l'ansa del fiume. Perci, ditemi.
Anch'io avevo avuto il vago sospetto che la chiatta ci stesse
portando l. E dunque non ne fui particolarmente sorpresa. Ma
sentire il nome dell'antico castello continuava a darmi i brividi.
Mi torn in mente un gioco che facevano i miei cugini con le
loro spade finte. Alla Torre, alla Torre! gridavano a chi veniva
sconfitto nel duello che inscenavano. Tagliategli la testa!
Ormai stava scendendo il buio. Non vedevo bene in volto Geoffrey
e questo mi rese pi semplice tentare di spiegare.
Era pi che una cugina; era la mia unica amica quand'ero
bambina, cominciai. Non potevo lasciarla sola ad affrontare
quella fine orribile. In particolare, avrei voluto fare una cosa per
lei, dopo la sua morte, ma non ne ho avuto la possibilit. Quanto
alle motivazioni di mio padre, le ignoro. Non ci parlavamo da mesi.
Ma posso assicurarvi che non si  mai interessato di politica. La
detesta e la teme.
Feci un lungo respiro e proseguii: Vi dice niente il nome
Stafford?
Lui riflett un istante. Non era il nome di famiglia del duca
di Buckingham?
Esatto. Era il fratello maggiore di mio padre.
Geoffrey comment in tono cauto: Il terzo duca di Buckingham
fu processato e messo a morte per alto tradimento quindici anni fa.
Sedici anni fa, lo corressi. Come se avesse avuto importanza.
E fu arrestato con l'accusa di aver complottato per rovesciare
il re e, in virt dei suoi stretti legami di sangue, salire al trono al
suo posto. C'era chi pensava che avesse maggior diritto alla corona
di Enrico Tudor.
Immagino che questo non sia n il momento n il luogo per
sostenere che mio zio era del tutto innocente riguardo alle accuse
che gli furono mosse, giusto? replicai.
Giusto, grugn Geoffrey.
Poi arriv la domanda che aspettavo: Dunque siete parente
stretta anche del re?
Non sono una dama di corte, risposi sulla difensiva. Sono
passati dieci anni dall'ultima volta che sono stata alla presenza
del sovrano.
Siete parente di Enrico ottavo? ripet.
Sospirai. Mia nonna e sua nonna erano sorelle.
E vostra cugina Margaret?
Era la figlia di mio zio il duca. Deglutii e continuai: Figlia
illegittima.
Questa volta fu lui a rimanere in silenzio, voltandosi a guardare
il fiume. Grazie, disse infine. Ora comincio a capire.
Ma non capite tutto, replicai sottovoce.
Mi accorsi che il ritmo dei remi era cambiato. Stavamo rallentando
e dovevo raccontare l'intera storia a Geoffrey prima che
fosse troppo tardi.
Sono una novizia del priorato di Dartford, nel Kent, aggiunsi
in fretta. Sono scappata dal convento prima dell'alba per venire
a Londra. Non mi aspetto che mi permetteranno di tornare, ma
se dovesse accadere, ho intenzione di pronunciare i voti solenni
entro la fine dell'anno prossimo.
Geoffrey non apr bocca, ma poi dalla gola gli usc un suono.
Dapprima pensai con orrore che stesse piangendo. Invece no, quel
rumore somigliava pi a una risata soffocata.
Quando alla fine mi resi conto che stava davvero ridendo,
piegato in due per i sussulti, fui presa da una gran rabbia. Come
osate farvi beffe di me? esclamai.
Scosse la testa e si diede una pacca sul ginocchio, come se
tentasse di smettere di ridere, ma invano.
Vengo a Londra in rappresentanza del mio comandante per
assistere a un'esecuzione, disse, rivolto pi al fiume che a me.
Salvo una giovane donna da un pericolo imminente, mi perdo
nei suoi begli occhi scuri e guarda un po' cosa va a capitarmi!
Ah, Geoffrey...
Le sue parole mi sconvolsero. Bene, ora che sapete, potete
smetterla di fare il galante, sibilai. Ve lo dissi, a Smithfield, di
lasciarmi in pace, ma voi niente. Quel che vi capita ora ...
Geoffrey si chin in avanti e mi afferr per le spalle. Chiudete
gli occhi e non voltatevi, sussurr. Sentii il suo fiato caldo
nell'orecchio.
Non potevo credere che osasse toccarmi. Aiutandomi come
potevo con le mani legate, lo scansai e lui cadde sul fondo della
chiatta, sbattendo la testa con un gemito.
Poi, come costretta da una forza irresistibile, mi girai.
L'imbarcazione aveva rallentato avvicinandosi a un grande
ponte. Le alte fiamme di una fila di torce disposte sul parapetto, a
una ventina di piedi l'una dall'altra, creavano una sorta di sbarramento
di luci per tutta la larghezza del fiume immerso nell'oscurit.
Fra le torce c'erano delle teste mozzate, ognuna infilzata su
una picca.
Dovevano essercene decine, anche se ne vidi soltanto una nitidamente,
quella pi vicina a me. La carne putrescente era nera.
La luce tremula di una torcia riempiva le orbite cave degli occhi e
guizzava nella bocca spalancata, dando l'impressione che la testa
stesse prendendo vita e mi sorridesse allegramente.
Nelle orecchie sentii come un rombo fortissimo e la pelle mi si
copr di un sudore gelato. Serrai gli occhi, cercando di cancellare
quella terribile visione. Ma era troppo tardi. Cominciai ad ansimare,
mentre una sorta di animale furioso mi artigliava lo stomaco. Mi
chinai, aggrappandomi al bordo della chiatta con le mani legate.
Santa Madre di Dio, aiutami tu! gorgogliai.
Resistetti per quella che mi parve un'eternit, ma alla fine
cedetti. Piegata in due, vomitai nella chiatta, un fiotto acido, quasi
completamente acquoso, visto che avevo mangiato solo quel
boccone di pane sul carro diretto a Smithfield, tante ore prima.
I vogatori spinsero la chiatta sotto il ponte. Udii lo sciabordio
dell'acqua contro la pietra umida degli archi e rabbrividii, sapendo
che proprio sopra di me c'era la macabra fila delle teste infilzate
dei giustiziati.
Spalancai gli occhi sentendomi sfiorare delicatamente una
spalla. Presi il fazzoletto di Geoffrey, lo stesso che mi aveva offerto
a Smithfield, e me lo passai sul viso.
Poi lo guardai. Mi dispiace che vi stia capitando tutto questo,
sussurrai.
Lo so. Le sue labbra s'incurvarono in un sorriso, ma non
beffardo o irato. Scrut oltre la mia spalla, il sorriso cadde e lui
si irrigid.
La nostra imbarcazione stava virando. Entrammo in uno stretto
canale, chiuso da alte mura su entrambi i lati. Davanti a noi si
profil un'enorme sagoma nera e quadrata che inghiott le stelle
e le nuvole grigiastre pi basse nel cielo. Doveva essere la Torre.
O la corona o la croce, comment Geoffrey, a voce cos bassa
che lo sentii a malapena.
Come dite?
Tutti dobbiamo scegliere cosa viene per prima, a quale delle
due dobbiamo primariamente obbedienza, spieg. I ribelli del
Nord hanno scelto la croce. Volt la testa verso l'orribile ponte.
E vedete dove li ha condotti.
Non avevo bisogno di chiedere a Geoffrey Scovill a chi andasse
la sua fedelt. Per lui la scelta era semplice. Quanto a me, non
potei evitare di pensare a Thomas More, quello spirito brillante
e coraggioso che sul patibolo aveva pronunciato queste parole:
Io muoio da fedele servitore del re, ma di Dio prima di tutto.
Era stato semplice per lui, mi domandai, abbracciare il martirio?
In quei pochi minuti rimasti prima di arrivare alla Torre non
feci altro che pregare. Pregai per l'anima di Margaret, per la vita
di mio padre, per la libert di Geoffrey Scovill. Pregai che forza
e saggezza guidassero le mie parole e azioni. Pregai per ottenere
clemenza.
Due gruppi di uomini ci aspettavano su uno stretto pontile di
pietra, davanti a una porta ad arco con affisse ai lati delle torce
accese.
Il drappello pi consistente, formato da uomini in uniforme
rossa e oro, aiut i rematori della chiatta ad accostare. Una volta
ormeggiata l'imbarcazione, una delle guardie si chin e mi porse
la mano, evitando accuratamente di guardarmi negli occhi.
Appena misi piede a terra, si fece avanti uno degli uomini del
gruppo meno numeroso. Era giovane, con la barba ben curata e
occhi vivaci e irrequieti. Joanna Stafford, siete condotta sotto custodia
nella Torre, annunci. Yeomen warders, portateli dentro.
Udii un tonfo sordo alle mie spalle e mi voltai. Geoffrey giaceva
sul pontile, ai piedi di una guardia.
E svenuto? chiese il giovane ufficiale.
S, comandante, rispose la guardia con espressione disgustata.
 stato ferito a Smithfield, spiegai loro. Ha preso un brutto
colpo in testa. Non ha fatto nulla di male; si chiama Geoffrey
Scovill.
Tutti si comportarono come se non avessi parlato.
Le guardie si chinarono, sollevarono Geoffrey e lo trascinarono
senza tante cerimonie oltre la porta ad arco, come se fosse un
cadavere. Quando mi passarono accanto, vidi che le bende intorno
alla sua testa erano sporche di sangue fresco. Doveva aver picchiato
di nuovo sulla pietra del pontile.
Ha bisogno di un medico, lo vedete bene anche voi, dissi
al comandante.
Non siete nella posizione di darci ordini, signora, sibil lui
rabbiosamente. Siete in arresto.
E con quali accuse? ribattei. In nome di quale autorit sono
stata arrestata?
Un movimento in fondo all'approdo attir la mia attenzione.
Si fece avanti un altro uomo. Era molto pi anziano, sulla sessantina,
e mi si avvicin. Appena entr nel cerchio di luce proiettato
dalle torce, vidi che era vestito di prezioso broccato verde scuro e
portava una camicia con le maniche a sbuffo riccamente lavorate.
Al collo aveva una pesante catena d'oro. Un abbigliamento adatto
per un ricevimento importante a corte, o per una celebrazione, ma
del tutto fuori luogo in quel posto e contrastante in modo quasi
comico con l'espressione mesta e inasprita del suo volto.
Sono sir William Kingston, il governatore della Torre, disse
in tono piatto. Voi siete qui per espresso ordine di Sua Maest.
Come pu essere? chiesi.
Sir William si avvicin ancora di pi e potei notare le profonde
rughe di stanchezza che gli segnavano il viso. Dopo i disordini di
Smithfield un messaggero si  recato a Greenwich, dove risiedono
il re e la regina, replic. Informato della situazione, Sua Maest
ha ordinato che voi, vostro padre e una terza persona coinvolta
foste condotti alla Torre in attesa di un'esauriente e approfondita
indagine.
Mio padre  qui, nella Torre? domandai. Come sta?
Sir William non rispose. Indic invece la tenebrosa porta ad
arco. Adesso  ora di entrare, madamigella Stafford, disse.
Il comandante e il governatore aspettavano la mia reazione.
Avevo sentito parlare di prigionieri urlanti trascinati a forza nella
Torre. Non mi sarei comportata come loro.
M'inchinai, mi voltai verso la porta e, scortata dalle guardie,
entrai nella Torre di Londra.

 Capitolo 5.

Stafford Castle, aprile 1527.
Non voglio sposarmi!
Margaret aveva diciassette anni, io sedici. Era notte fonda.
Sdraiate nel letto l'una accanto all'altra, in camicia da notte, ce ne
stavamo rannicchiate vicine vicine per scaldarci. Era primavera, ma
nella mia stanza faceva freddo. Accendere il fuoco di notte dopo
Pasqua era proibito, una delle tante economie che praticavamo a
Stafford Castle.
Tirai pi su la coperta, fino al mento, cercando la cosa giusta
da dire. Raccontarle che quella mattina avevo sofferto nel sentire
dei suoi progetti di matrimonio - perch significava che l'avrei
vista ancora meno - sarebbe stato da egoista. Ma ora che aveva
confessato di non volersi sposare, non sapevo proprio che cosa dire.
Poi mi venne in mente una cosa.
E io non voglio diventare dama di corte della regina, dichiarai.
Margaret scosse la testa. Non posso rimproverarti.
I nostri rispettivi destini erano stati discussi a tavola quel
giorno, nel salone grande. Era un ambiente che ormai si usava
poco per pranzare, ma si era fatta un'eccezione. Mia cugina Elizabeth,
duchessa di Norfolk, era venuta in visita per un paio di
settimane, senza il marito, naturalmente. Si era portata non solo
la sua compagnia preferita, Margaret, ma anche la figlia Mary,
di otto anni, e, stranamente, suo cognato, Charles Howard. Elizabeth,
che era pi vecchia di me e parecchio altezzosa, non mi
era mai stata granch simpatica e di un Howard non sapevo cosa
farmene, ma ero stata felicissima di quella visita perch mi aveva
riportato Margaret.
Gli Stafford e gli Howard un tempo erano state le due famiglie
ducali pi illustri d'Inghilterra. Le nozze di Thomas Howard, erede
del ducato di Norfolk, con Elizabeth, figlia del duca di Buckingham,
avevano suggellato un'unione gloriosa. Thomas era molto pi
vecchio della sposa, oltre che gi vedovo, ma era un gentiluomo
di corte in ascesa, comandante sui campi di battaglia di Francia,
Scozia e Irlanda. Elizabeth accett la sua mano e promise a Dio
di onorarlo e obbedirgli.
Che benedizione fu per lei non poter immaginare il suo futuro:
l'esecuzione del padre, la rovina degli Stafford e lo squallore del
suo matrimonio!
Dopo che il duca di Buckingham fu messo a morte nel 1521,
tutti i suoi possedimenti - i castelli, le terre e le entrate - furono
confiscati dal re, con un'eccezione: Stafford Castle, la residenza
di famiglia, costruito su una collina all'epoca di Guglielmo il Conquistatore.
Il figlio maggiore del duca, mio cugino Henry, ottenne
il permesso di tenerlo e di godere delle rendite provenienti dalle
terre circostanti. Lui si insedi con la famiglia nel maniero ormai
cadente, dove poi anche i miei genitori, con me, lo raggiunsero.
Il resto degli Stafford, i cugini, le zie e gli zii, si dispersero, compresa
Margaret. Elizabeth insistette affinch andasse a vivere con
lei, per tenerle compagnia. E cos Margaret fece. Ci scrivevamo
continuamente, ma la vedevo solo quando tornavano a Stafford
Castle in visita. Mio padre andava a Londra una volta l'anno per
provvedere alla manutenzione della casetta che era riuscito a
conservare, mentre la mamma e io restavamo sempre al castello.
Non avevamo pi denaro per viaggiare.
Non capivo le ragioni del matrimonio di Margaret. La prospettiva
di quelle nozze non solo sembrava intristire lei, ma addirittura
aveva mandato su tutte le furie Elizabeth durante il pranzo.
Questo William Cheyne  un dipendente di mio marito!
aveva esclamato, cos furibonda che sulle sue guance pallide e
incavate erano comparse delle chiazze rosse. Ha chiesto la mano
di Margaret e il duca ha acconsentito senza nemmeno consultarmi!
 felicissimo che quel Cheyne se la prenda senza dote.
Quindi  un matrimonio d'amore? aveva chiesto Ursula, la
moglie di mio cugino Henry. Era incinta, la terza gravidanza in
cinque anni.
Margaret gli avr rivolto la parola non pi di un paio di volte!
aveva gridato Elizabeth. Oh, non sopporto il pensiero di perderla
per darla a un uomo giovane e rozzo. Come far a dormire la
notte, sapendo quali nefandezze potrebbe commettere contro una
bambina innocente?
Margaret si era alzata ed era andata ad accarezzare Elizabeth su
una spalla. Su, non prendertela, le aveva detto. Come sempre, si
preoccupava pi per la fragile sorella maggiore che per se stessa.
Sarebbe andato tutto bene, se non fosse stato per il diciassettenne
seduto all'altro fianco di Elizabeth, Charles Howard. Andiamo,
duchessa, aveva detto con affettazione, ci sono donne a cui
piacciono certe nefandezze notturne, o no?
Elizabeth, le labbra tremanti, con grande sorpresa di tutti, si era
alzata e aveva cominciato a sollevare una delle lunghe maniche
del suo abito.
Lo vedete questo? aveva urlato. E un istante dopo, quand'ebbe
tirato su ancora pi la manica, lo avevamo visto: un livido
giallo-violaceo che si allungava sul suo esile braccio destro. Ho
incontrato mio marito il duca e mi ha detto di smetterla con la
mia ostilit, che ho il dovere di vivere con lui e tornare a dormire
accanto a lui. Gli ho chiesto dove metterebbe la sua sgualdrina e
lui mi ha fatto questo.
Eravamo rimasti seduti l, senza parole, mentre la duchessa
si girava prima a destra e poi a sinistra tenendo il braccio alzato
per mostrarci il livido, con una sorta di strano, terribile orgoglio
che mi era parso incomprensibile. Naturalmente, se suo padre il
duca di Buckingham fosse stato vivo, Norfolk non avrebbe osato
picchiare e umiliare la moglie in quel modo. Lo sapevamo tutti.
La piccola Mary Howard aveva abbassato lo sguardo sul suo
piatto e mi ero chiesta che cosa pensasse di suo padre.
Sorella mia, calmatevi, vi prego, l'aveva supplicata Henry.
Per lui e Ursula ci che contava di pi era salvaguardare la famiglia,
evitare qualsiasi controversia e critica per non dare mai
adito a sospetti.
A quel punto, per la prima volta durante il pranzo, mia madre
aveva parlato, con il suo inglese dal marcato accento straniero.
Duchessa, vi siamo grati per l'aiuto che ci avete dato nell'ottenere
per Joanna un ruolo presso la regina.
Tutti gli occhi si erano spostati su di me e io, imbarazzatissima,
mi agitai sulla sedia.
Elizabeth aveva annuito. Nonostante tutto, Sua Maest vi 
ancora affezionata, aveva detto a mia madre, che aveva sorriso
trionfante.
Quand'era pi giovane di me, a soli quattordici anni, la mamma
aveva lasciato il suo Paese, al seguito, come dama di corte, di
Caterina d'Aragona, promessa al principe Arturo d'Inghilterra.
Caterina aveva sposato Arturo, che era morto giovane, e poi suo
fratello Enrico, e alla fine era diventata regina. Mia madre Isabella
l'aveva servita con dedizione e sei mesi dopo la sua incoronazione
aveva sposato l'affascinante cugino del re: sir Richard Stafford, uno
dei cavalieri pi prestanti del regno. Un altro matrimonio iniziato
sotto i migliori auspici.
Io ero nata circa due anni pi tardi ed ero stata subito mandata
a Stafford Castle e affidata alle cure di governanti, tutori e
domestiche. Il posto di mia madre era accanto alla regina, e io la
vedevo solo qualche volta l'anno. Non era una situazione insolita.
Quando avevo dieci anni, il duca di Buckingham era stato
arrestato, processato e decapitato, e tutto era cambiato. Nessuno
degli Stafford era pi stato bene accetto a corte; uno dei miei zii
pi anziani era stato imprigionato insieme con Buckingham, ma lo
avevano poi rilasciato. Pur non essendo mai stati accusati di alcun
delitto, i miei genitori erano stati messi al bando. Mia madre era
stata costretta a trasferirsi in campagna, lontano dalla regina che per
lei significava tutto. A Stafford Castle il numero dei domestici era
stato drasticamente ridotto e cos lei aveva cominciato a prendersi
cura di me. Cos la mia lontana, incantevole mamma ora mi stava
accanto, sebbene infelice...
Elizabeth intanto aveva fatto una smorfia osservando quel
che aveva nel piatto. Questa cacciagione non  male, ma non ci
sarebbe del pesce? si era lamentata.
Noi che vivevamo a Stafford Castle eravamo sobbalzati. Mio
padre aveva passato due giorni a cacciare dall'alba al tramonto
per assicurare selvaggina fresca ai nostri invitati. A lui, la vita in
campagna non spiaceva come a mia madre, tutt'altro: occuparsi
delle propriet, delle fattorie e degli animali lo appassionava molto.
Pi tempo trascorreva fuori casa, meno vedeva la mamma, che
trovava sempre da ridire sul suo conto e tormentava sia lui sia me
con le sue continue lagnanze.
Questo non  Arundel Castle, sorella mia, aveva commentato
Henry, scuro in volto.
Elizabeth aveva sospirato e si era voltata verso mia madre: Spero
che abbiate istruito Joanna a dovere. La corte  pi permissiva
rispetto a quando c'eravate voi. Non la cerchia della regina, che
 una santa, ma...
Mio padre, che sedeva accanto a me, mi aveva messo un braccio
intorno alle spalle. Joanna  la ragazza migliore del mondo,
aveva dichiarato. Non c' davvero da temere per la sua virt.
Ero arrossita per l'imbarazzo. All'altro capo della tavola, Margaret
mi sorrise comprensiva.
Charles Howard aveva ridacchiato. Non sono le damigelle
di facili costumi che la regina deve temere, questo lo sappiamo.
Elizabeth lo aveva fulminato e suo cognato aveva taciuto. Le
sue parole non avevano alcun senso per me.
Cos avevo aspettato con impazienza di potermi sfogare con
Margaret nella mia stanza, terminato il pranzo, e di farle delle
domande sul suo fidanzato. Rimaste sole, le avevo chiesto se era
vero che conosceva a malapena il futuro marito.
Gli ho parlato solo una volta, aveva risposto. Per mi tiene
sempre gli occhi addosso.  una cosa che mi fa sentire strana.
Sulla sua fronte era comparsa una sottilissima ruga d'espressione.
E tu cosa ne pensi di entrare a servizio della regina? mi aveva
domandato, ansiosa di cambiare argomento.
Mia madre non parla d'altro da anni. Studio, insegnamento
rigoroso, ricamo, danza, musica, abbigliamento, portamento,
quattro lingue... Devo essere perfetta: dipende tutto da questo.
Mi si era stretto lo stomaco.
Margaret aveva scostato la coperta.
Non m'importa delle regole, ora accendo un fuoco, aveva
annunciato. E poi ci spazzoliamo i capelli.
Aveva usato una candela per dar fuoco ai vecchi sterpi rimasti
nel camino, e dieci minuti dopo, seduta davanti alle fiamme, si
lasciava spazzolare la folta e lunga chioma biondo ramato che
le scendeva fino alla vita. Sapevo che le piaceva moltissimo che
qualcuno si prendesse cura di lei, visto che giorno e notte il suo
compito era occuparsi di Elizabeth.
Tuo padre  cos affettuoso con te, aveva osservato teneramente.
S, avevo confermato.
Il mio mi manca tanto...
Avevo cercato freneticamente qualcosa da dire per confortarla,
ma non mi era venuto in mente nulla. La madre di Margaret, a
servizio in un altro dei castelli del duca, era morta da tanto tempo.
Se mio padre fosse stato qui, aveva detto sommessamente,
forse mi avrebbero permesso di prendere il velo.
 quello che vuoi? Non avevo mai pensato all'idea di entrare
in convento. Margaret e io, al contrario degli altri cugini, eravamo
devote, eppure, ai miei occhi, le monache erano creature misteriose,
tristi, circondate da un alone di scandalo. Anni prima, una delle
nostre zie era stata trascinata a forza in convento dal marito, con
l'approvazione del duca di Buckingham, perch si era comportata
male a corte. Si era persino vociferato che avesse amoreggiato con
il re. Dopo un breve periodo era tornata in famiglia.
Margaret, elettrizzata, mi aveva afferrato le mani. La scorsa
primavera andai a Durham con mia sorella, in pellegrinaggio.
Me lo ricordavo, quel viaggio: mia madre aveva detto che Elizabeth,
maltrattata pesantemente dal consorte nella loro residenza
londinese, era fuggita al santuario di Saint Cuthbert in cerca di
sollievo e conforto.  un santuario splendido! Saresti rimasta
colpita come lo sono stata io, Joanna. Ma anche se Elizabeth  una
delle dame pi in vista del Paese, essendo donne non potemmo
avvicinarci pi di tanto. Mia sorella ci rest molto male. E cos,
la settimana seguente ottenne il permesso di visitare un piccolo
convento vicino e incontrare la badessa. Passammo l il Venerd
Santo, Joanna. Scendemmo in processione davanti alla Croce
insieme con le monache, strisciando sulle ginocchia nude, e fu
cos... bello! Cos illuminante. Stare in mezzo a donne che erano
pie e gentili le une con le altre. Oh, i loro volti emanavano gioia,
esprimevano la pace interiore che provavano nel servire Dio!
E, Joanna, alcune sono molto istruite. Amano leggere come te,
studiano il latino e i manoscritti sacri. Essere una di loro, essere
salvata dalla tentazione...
Tentazione? avevo chiesto stupita. Cos' che ti tenta?
Lei mi aveva fissata per un attimo. Tu vorresti sposarti, Joanna?
No, avevo risposto, sorpresa della mia veemenza. Non ho
mai incontrato nessun uomo che desidererei sposare. Tutti quelli
che vedo sono cos privi di qualit, cos lontani da... da...
Sorridendo, Margaret aveva preso La morte di Art da uno
sgabello accanto al fuoco. Da sir Galahad e i cavalieri?
 forse sbagliato ambire a un uomo coraggioso e virtuoso?
avevo chiesto.
La porta si era spalancata e Charles Howard era entrato nella
stanza con un balzo. Poi, avanzando verso di noi con una spada di
legno in mano, sicuramente presa da uno dei miei giovani cugini,
aveva esclamato: Niente affatto!
Io mi ero infilata di corsa sotto le coperte.
Stavate origliando un'altra volta dietro la porta, Charles?
aveva sospirato Margaret. Ma non avete niente di pi interessante
da fare?
In realt, no. Questa casa  veramente noiosa. Si era esibito
in un profondo inchino e quando si era rialzato avevo notato che
gli scintillavano gli occhi. Avete bisogno della mia compagnia.
Mi ero aspettata che rivolgesse la sua attenzione a Margaret:
era cos bella e affascinante che, dovunque andasse, gli uomini
la ammiravano rapiti. Invece Charles si era diretto verso di me,
facendo scivolare la mano sulla colonna del letto.
Io posso darvi un aiuto per affrontare gli uomini di corte,
aveva detto. Dovrete imparare qualche trucco per organizzare il
matrimonio importante su cui conta vostra madre.
Andatevene immediatamente! avevo gridato, tirandomi le
coperte fin sopra la testa. Altrimenti chiamo mio padre!
Charles si era messo a ridere, aveva fatto l'inchino e, camminando
all'indietro, aveva raggiunto il corridoio. Avete perso la
vostra occasione migliore, mi aveva infine ammonita con un'ultima
riverenza. Buonanotte.
Solo quando la porta si era richiusa alle sue spalle ero riemersa
dalle coperte.  odioso, avevo commentato.
Oh, non  terribile come sembra, aveva replicato Margaret.
Charles  il figlio minore in una famiglia molto numerosa. Non
 una posizione facile.
Ma come fai a parlare cos?  spregevole!
Margaret era rimasta in silenzio per un lungo istante, mordicchiandosi
il labbro. Sapevo che cosa significava: stava escogitando
un piano. E una volta che mia cugina si metteva in testa qualcosa,
era molto difficile farle cambiare idea.
Joanna, voglio darti un regalo... Aveva preso tra le mani la
catenina con una medaglietta che portava al collo. Sai cos'?
Certo. Te la don tuo padre. Viene dal santuario di san Tommaso
Becket.
Vieni, guardiamola alla luce del fuoco.
Pi tranquilla, ora che Charles Howard se n'era andato, l'avevo
seguita. Penso sempre alla storia della sua morte, aveva detto,
tenendo la medaglietta vicino al fuoco in maniera che potessimo
osservarla meglio: recava incisa l'immagine di quattro cavalieri
sotto un albero frondoso. Re Enrico secondo odiava l'arcivescovo
Becket. Dicono che grid: "Chi mi toglier dai piedi questo prete
intrigante?" Questi quattro uomini risposero alla sua richiesta.
La conoscevo, quella vicenda: la insegnavano a tutti i bambini in
Inghilterra ma, ascoltandola da Margaret, mi era parso che per lei
avesse un significato particolare. I quattro cavalieri andarono a
Canterbury e nascosero le loro spade sotto un sicomoro fuori della
cattedrale. Poi entrarono e ordinarono a Becket di uscire con loro,
ma lui si rifiut. Allora uscirono a prendere le spade, rientrarono
in chiesa e lo fecero letteralmente a pezzi. Lo martirizzarono e al
tempo stesso violarono uno spazio sacro.
Nonostante il fuoco scoppiettante, mi erano venuti i brividi.
Margaret aveva premuto la medaglietta sul palmo della mia
mano. Voglio che la tenga tu.
Non posso prenderla;  un oggetto che ti  troppo caro.
Mia cugina aveva esitato, come se temesse di esprimere a
parole ci che provava. Voglio che tu sia protetta a corte, aveva
detto infine.
Sapevo quanto odiasse il re per quello che aveva fatto a suo
padre, tant' che non accompagnava mai la sorella alla reggia.
Star sempre con la regina Caterina, le avevo ricordato. Mia
madre ha piena fiducia in lei. Non potr accadermi nulla di male
finch sar al suo servizio.
S, Joanna, la regina  una donna pura e nobile. Ma porterai
questa medaglietta?
Il modo in cui le fiamme morenti si riflettevano nei suoi grandi
occhi mi aveva agitata.
Mi ero messa la catenina al collo. La porter, cugina. E adesso
la smetterai di preoccuparti per me?
Margaret mi aveva abbracciata. Grazie, aveva sussurrato.
E con stupore avevo sentito sulla guancia le sue fredde lacrime.
 
Capitolo 6.

Torre di Londra, maggio 1537.
Capii che qualcosa non andava, perch il letto era troppo grande.
Tutte le mattine, subito prima dell'alba, l'aiutante del sacrestano
suonava la campana e io mi mettevo a sedere, mi facevo il
segno della croce, poi allungavo una mano e cercavo a tentoni
accanto al mio pagliericcio steso sul pavimento contro il muro del
dormitorio delle novizie, tra quello di sorella Winifred e quello di
sorella Christina.
Nella nostra stanza buia come la pece trovavamo gli abiti piegati
e sistemati ore prima accanto ai nostri giacigli e ci vestivamo in
fretta. Pochi minuti e una luce giallognola filtrava sotto la porta di
legno, indicando che stava arrivando la lanterna accesa. In fila per
due, le ventiquattro monache di Dartford passavano davanti al nostro
dormitorio dirette alla chiesa per recitare le Lodi. Aspettavamo le
ultime due prima di prendere il posto che ci spettava in fondo alla
fila e scendere la scala di pietra che conduceva alla chiesa.
Ma quella mattina, quando tastai il bordo del pagliericcio,
sentii che era alto e largo. E non solo. Sulle mie palpebre pesava
una luce forte e calda. Il sole era gi sorto, per quanto impossibile
fosse. Nessuna monaca n novizia del priorato di Dartford restava
mai a dormire all'ora delle Lodi. Che avessimo mal di pancia o
la gola in fiamme o che ci dolesse la schiena per il ciclo mensile,
c'incamminavamo ugualmente lungo il corridoio di pietra per
recitare il primo ufficio della giornata. Diversamente, avremmo
dovuto affrontare punizioni severissime.
Volevo alzarmi, capire che cosa fosse accaduto, fare ammenda,
ma una strana pesantezza nelle membra mi teneva incollata al giaciglio.
Non riuscivo ad aprire gli occhi. Era come se il pagliericcio
stesso mi attraesse verso di s. Una parte di me lottava contro quella
sensazione, ma l'altra, quella predominante, desiderava arrendersi
a quel dolce, nero oblio.
Dopo un po' il nulla svan e mi ritrovai su uno spiazzo di terra
battuta, circondata da gente che si spintonava ridendo e imprecando,
rossa in viso per il troppo bere. Ero di nuovo a Smithfield. Stai
sognando, dissi ad alta voce. Nessuno pu farti del male. E,
in effetti, stavolta sembrava che i miei piedi si librassero sul pantano.
Mi muovevo fluttuando, rapida come una saetta. E nessuno
badava a me.
Poi la vidi e la sua immagine mi trascin a terra. Camminava,
ma conoscevo bene quell'incedere fiero, quel modo di raddrizzare
le spalle quand'era contrariata. Volevo toccarla, parlarle, ma ero
anche terrorizzata. Non mi sentivo pi al sicuro in un sogno. Perch
era diventato reale.
La chiamai, ma lei non mi sent.
Mamma, aiutami! gridai. Non lasciare che mi portino alla
Torre!
Mia madre si volt e il suo sguardo si pos su di me. Hai promesso,
disse, senza sorridere. Le hai promesso che non avresti
mai rivelato il segreto a nessuno.
M'irrigidii. Di chi parli?
I suoi occhi mandarono un lampo. Tu sai di chi parlo, Joanna.
Era una promesa sagrada.
Allora fui io a scuotere la testa. No, mamma, no! Tu non potevi
saperlo! Non eri l! Eri gi morta!
Fu come se pronunciando quelle parole avessi fatto un incantesimo
per mandarla via: si dissolse tra la folla e al suo posto
comparve sir William Kingston.
Non voglio tornare alla Torre, dissi.
Non ci tornerai.
Altre mani su di me, e poi fui costretta a salire in cima a un
piccolo cumulo di rami, con un palo che spuntava nel mezzo.
Mi legarono l, stringendomi delle ruvide corde attorno alla vita.
Pochi istanti dopo gli uomini se n'erano andati e fiamme rossastre
lambivano gli sterpi ammucchiati sotto i miei piedi. Intorno a me,
un gruppo di persone in cerchio mi scherniva, applaudendo la mia
morte come aveva applaudito quella di Margaret.
Cercai di strappare le corde, ma erano troppo strette. Il fumo
si alz formando una colonna intorno a me. Pochi secondi e avrei
sofferto terribilmente.
Signore Iddio, ti prego, aiutami! gridai. Ti supplico! Perdonami,
salvami!
Nel fumo si apr un varco e dall'alto scese fluttuando una figura:
un uomo bellissimo, con una corazza d'argento. Si avvicin.
Aveva capelli biondi e ricci, pelle bianca come porcellana e occhi
azzurri. In testa portava una corona d'oro. Incredula, lo riconobbi.
Era l'arcangelo Gabriele. Il messaggero di Dio era sceso dal cielo
per venire a prendermi.
Non sentirai alcun dolore, mi rassicur.
Le fiamme mi avvolsero. Le mie braccia, le gambe e persino i
miei capelli furono consumati dal fuoco, ma io non sentii nulla. Risi,
anzi, tanto grande fu il mio sollievo. Sapevo che era impertinente
ridere in presenza del pi potente tra gli arcangeli, colui che devast
Sodoma, ma anche Gabriele rise. Le corde che mi stringevano si
sciolsero e m'innalzai fluttuando nell'aria. Cominciammo a girare
vorticosamente insieme; danzavamo in cielo.
Qualcun altro mi scosse. Non vidi le mani, ma le sentii.
Il luminoso cielo azzurro in cui roteavo cominci a oscurarsi,
la figura dell'arcangelo Gabriele a tremolare. No! urlai. Ma la
visione si frantum, come una nave ridotta in pezzi contro una
scogliera. Il mio angelo mi abbandon, con un ultimo baluginio
della sua corona d'oro.
E poi mi svegliai.
Mi ritrassi dal viso di una donna vicinissimo al mio. Era tanto
rozza e brutta quanto Gabriele era delicato e bello. Mi fissava con
due occhi incassati sotto folte sopracciglia, bieca come un demonio.
Non fatemi del male! la implorai con voce roca.
Ma certo che non vi far del male, replic. Stavo semplicemente
cercando di svegliarvi. Dovete mangiare qualcosa.  troppo
tempo che non mandate gi niente.
Lentamente, ogni tessera del mosaico and a posto. Avevo visto
Margaret arsa sul rogo a Smithfield; mio padre aveva provocato
dei disordini, era rimasto ferito e lo avevano portato via; e io ero
stata arrestata con il povero Geoffrey Scovill e condotta alla Torre
di Londra. Probabilmente avevo dormito un po' e poi ero stata svegliata
da quella donna che, mi accorsi ora dopo essermi del tutto
ridestata dal sogno, non era un orribile demonio, ma una signora
di mezza et dall'aspetto normalissimo, anche se indossava vesti
di prezioso broccato e un'elaborata cuffia alla francese.
Chi siete? le chiesi.
Sono lady Kingston. E ora mangerete. Bess?
Fece un cenno e una seconda donna, pi giovane e corpulenta,
arriv con un vassoio di legno. L'odore pungente di un denso brodo
di pesce mi scosse tutta: avevo una fame tremenda.
Abbiamo tentato di farvi mangiare qualcosa ieri, spieg lady
Kingston mentre la serva posava il vassoio sul mio letto e si ritirava.
Ieri?
Non vi ricordate? Avete dormito per due notti e un giorno.
Ieri abbiamo cercato di svegliarvi. Avete bevuto un po' di vino
e vi siete riaddormentata. Vi abbiamo cambiata d'abito: quello
che indossavate era troppo sporco per dormirci dentro. Mi resi
conto di avere addosso una lunga tunica di cotone. Lady Kingston
m'indic un abito grigio piegato in fondo al letto. So che non
 appropriato per la vostra condizione, ma non sono riuscita a
trovare di meglio.
Non importa, replicai sorbendo il primo cucchiaio di brodo.
Lady Kingston mi guard mangiare. Mi resi conto che una donna
vestita in modo tanto elegante per venire in una prigione a occuparsi
delle faccende del marito probabilmente non approvava la
mia indifferenza verso la moda. Ma non me ne importava. In quel
momento m'interessava solo il brodo.
Quando lo ebbi finito, mi guardai attorno. Mi trovavo in una
stanza enorme, con un pavimento di legno incrinato, le pareti di
pietra e il soffitto alto. La luce del sole filtrava attraverso una serie
di finestre sbarrate che si aprivano a met altezza su uno dei muri.
Gli unici mobili erano il mio letto, un tavolino e la sedia su cui
era seduta lady Kingston.
La mia espressione dovette essere eloquente.
Di solito non teniamo i prigionieri qui, spieg, stringendosi
nelle spalle. Ma ci sono delle stanze vuote e non abbiamo voluto
mettervi insieme con tutti quegli uomini.
Mi sedetti pi diritta. Mio padre  nella Torre?
Lady Kingston spost il vassoio sul tavolino. Poi si appoggi
allo schienale, fissandomi seria.
Avete parlato nel sonno prima che vi svegliassi, disse. Avete
chiamato vostra madre, ma anche altre persone. Un angelo: ho
sentito bene?
Stavo sognando.
Davvero?
Bess riapparve al suo fianco. Sir William dice che siete richiesta
negli alloggi del comandante, mia signora, mormor.
Molto bene. Lady Kingston si alz con freddezza. Bess,
preparala.
Mentre lei attraversava la lunga stanza, mi morsi il labbro,
terrorizzata. Per cosa dovevano prepararmi?
Appena lady Kingston usc, la serva mi afferr la mano. Non
ditele niente, vi scongiuro!
La osservai pi attentamente. Sembrava sulla trentina e aveva
le guance e il mento butterati, come chi  scampato al vaiolo.
Ma a colpirmi furono gli occhi: brillavano. Sembrava che la mia
presenza la affascinasse.
Perch? chiesi, cercando di sottrarre la mano alla sua stretta
appiccicosa.
Fa la spia per conto di lui, rispose concitata. Lady Kingston
tranquillizza le donne, d loro da mangiare e fa loro domande,
domande che sembrano innocenti; ma mette tutto per iscritto per
suo marito, tutto quello che dicono, e poi sir William scrive a
Cromwell.
 cos strano? domandai.
Avreste dovuto sentirla con la regina Anna. Divent pazza qui
dentro, dopo che il re la fece arrestare. Urlava e gridava e rideva.
S, si rotolava dalle risate. Non riusciva a smettere. Lady Kingston
se ne stava seduta accanto a lei giorno e notte e la tranquillizzava.
E si annotava ogni singola parola. Ho sentito dire che le hanno
usate tutte contro di lei, al processo.
Buttai gi le gambe dal letto. Non parlatemi mai di Anna
Bolena, le ingiunsi, e nello scostarmi da lei picchiai la testa contro
un grosso anello fissato al muro.
Cos'? chiesi, massaggiandomi la testa.
Bess sorrise, avvicinandosi. Serviva per tenere alla catena
l'elefante.
Come avete detto?
L'elefante.
Scossi la testa. La pazza siete voi.
No, no, no, replic. Vi sto raccontando la verit. Questa
non  la White Tower. Non vi tengono con i ribelli del Nord n con
nessun altro prigioniero. Non sapevano dove mettervi, cos hanno
fatto portare un letto nella Torre Occidentale. Questo  il serraglio.
Cosa?
Non sapete degli animali del re? In questa stanza tenevano
l'elefante che Luigi di Francia regal a Enrico terzo. Il re era cos
felice di possederlo che ordin di costruire questa stanza per farcelo
stare dentro.
Forse Bess stava dicendo il vero.
Pi tardi qui ci rinchiusero delle donne, continu. Forse 
per questo che l'hanno scelta per voi. Quando re Edoardo I ebbe
bisogno di denaro per la guerra, fece imprigionare nella Torre
le donne ebree, e i loro padri o mariti furono costretti a pagare
affinch venissero liberate: se non portavano abbastanza soldi, le
poverette venivano lasciate morire di fame nelle celle.
Che orribile peccato!
Bess parve stupita. Non erano cristiane. E in pi erano straniere.
Era il tipo di donna inglese che mia madre detestava di pi.
Dalle finestre giunse uno strepito di uomini che gridavano. Bess
lanci un'occhiata e poi mi guard di nuovo. Dovete fidarvi di
me: credo anch'io come voi nella vecchia fede, confess ansiosamente.
Voi siete una serva di Cristo e vi aiuter per quanto mi
sar possibile. Prese tra le dita la catenina che portava al collo.
Devo mostrarvi una cosa.
Non dovete mostrarmi niente.
Tir fuori la catenina cui era appeso un medaglione. Lo apr e,
con voce ansimante, mi invit: Guardate!
Vidi un ricciolo di capelli castano scuro. Sono suoi, spieg
con un filo di voce. Di sorella Barton. Fu rinchiusa nella Torre
tre anni fa.
Fissai la reliquia di suor Elizabeth Barton, la visionaria le cui
profezie avevano meravigliato l'intera cristianit.
La conoscevate? chiese Bess.
No, lei era una benedettina, io sono una domenicana, risposi.
Fu giustiziata prima ancora che entrassi in convento.
Io le parlai per ben tre volte nella sua cella, disse Bess orgogliosa.
Era la donna pi santa e coraggiosa d'Inghilterra, non
credete? Parlare pubblicamente contro il divorzio del re!
Chinai la testa. Pag un prezzo terribile.
S, la impiccarono. La vidi con i miei occhi. Bess mi pos
una mano sulla spalla.  questo che si stanno domandando di
voi: se avete delle visioni che riguardano il re. Se  per questo che
siete andata a Smithfield. Ricordate? Lady Kingston si  mostrata
molto interessata al vostro sogno.
Scossi la testa. Io non ho visioni: non  in quel modo che
Dio mi usa.
Si udirono urlare altri uomini. Corsi alle finestre, ma erano
troppo alte perch riuscissi a vedere fuori.
Portatemi la sedia, ordinai a Bess. Potrebbe essere mio
padre, o Geoffrey Scovill.
Oh, no, non potete guardare dalla finestra con indosso solo
una camicia, disse.
Ma scorgeranno soltanto la mia faccia.
Bess mi fiss, piena di paura, ma poi trascin la sedia fino
alla finestra.
La mia stanza affacciava su un prato ben curato e un gruppo
di edifici. Il pi grande era un'antica costruzione quadrangolare
fortificata. Sull'erba, sei uomini in fila con le mani incatenate
arrancavano tra le grida delle guardie che li circondavano.
Stanno portando via dei prigionieri, dissi.
S, altri ribelli del Nord che vanno a Tyburn per essere giustiziati,
spieg Bess, in piedi accanto a me. Vedete sir William
e lady Kingston?
Scrutai il prato finch riconobbi le loro figure alte e impettite.
Oh, s.
Da giovane lui era uno yeoman della guardia, lo sapevate? mi
disse Bess. Il re l'ha promosso decine di volte. Farebbe qualsiasi
cosa gli chiedesse. Sir William pianse il giorno che giustiziarono
sir Thomas More. Era suo amico. Ma lo scort ugualmente fino
davanti al boia.
La mia attenzione era concentrata sui prigionieri. Li conoscete,
quegli uomini? chiesi. Uno di loro potrebbe essere sir
John Bulmer?
Non lo so, milady. Ma so che sir John  un tipo alto, con la
barba bianca.
Osservai pi attentamente gli uomini in fila: verso il fondo ce
n'era uno che corrispondeva esattamente a quella descrizione.
Nel vederlo restai sorpresa: dimostrava una sessantina d'anni, il
doppio dell'et di Margaret. Eppure, era il marito che lei amava
tanto. Presto si sarebbero riuniti, per grazia di Dio.
Un cavallo nitr dalla parte opposta rispetto a sir William e
sua moglie. Vidi lady Kingston fare l'inchino. L'animale pass
trottando accanto alla fila di prigionieri e quando vidi chi c'era
in sella mi venne un conato di vomito. Era anziano, pi vecchio
di sir William e di sir John Bulmer, ma montava il suo destriero
come un giovane focoso. Le guardie s'inchinarono.
Improvvisamente, il cavaliere alz lo sguardo e, bench fosse
parecchio lontano, i suoi occhi incontrarono i miei. Trasal,
riconoscendomi. Fece girare il cavallo e gli piant gli speroni nei
fianchi mentre incespicando scendevo dalla sedia.
Chi altri avete visto? chiese Bess.
Avevo visto l'uomo che aveva guidato l'esercito contro i ribelli
del Nord sconfiggendoli, il pari di pi alto rango del regno e colui
che purtroppo era sposato con mia cugina Elizabeth.
Il duca di Norfolk, risposi. E credo che stia venendo da me.

 Capitolo 7.

Thomas Howard, il terzo duca di Norfolk, era furioso prima ancora
di incontrarmi.
Udii i suoi passi pesanti fuori della mia stanza, poi entr scansando
bruscamente la guardia che gli aveva aperto la porta. Perch
l'avete messa qui, Kingston? ringhi voltando appena la testa.
Alle sue spalle, i Kingston si fermarono sulla soglia, come se
esitassero ad avvicinarsi troppo.
Vostra Grazia, al momento ci sono pochissime stanze libere
in tutta la Torre, rispose esitante sir William tenendosi a distanza
di sicurezza.
Sono dovuto passare davanti a una maledetta fossa dei leoni
per venire qui, sbrait il duca. Non m'importa chi bisognava
spostare! Questa signora non andava rinchiusa in uno stramaledetto
serraglio!
Sapevo, come tutta l'Inghilterra sapeva, che era un individuo
collerico. Con vergogna, devo ammettere che anch'io avevo un
caratteraccio. Mia madre mi aveva punita spesso per questo; a
Dartford, la nostra badessa aveva pregato con me perch imparassi
a controllarmi. Umile e fedele, umile e fedele, sussurrai abbassando
lo sguardo e ripetendo le parole di santa Caterina da Siena.
Il duca avanz fino al centro della stanza. Tesa ed esitante,
rimasi dov'ero, vicino alla parete con le finestre.
Notai la sua semplice tenuta da cavallo, gli stivali infangati e
il frustino che stringeva nervosamente nella mano destra. Infine
alzai lo sguardo e lo fissai in faccia. Il duca di Norfolk aveva
un'espressione minacciosa; i suoi occhi saettarono per la stanza,
poi si posarono su di me.
Non sapendo bene cos'altro fare, m'inchinai, fino a toccarmi
il petto con il mento.
Quando mi raddrizzai, il duca si era avvicinato. Sembrava
molto pi vecchio dell'ultima volta che l'avevo visto: tra i suoi
capelli neri spuntavano numerosi fili bianchi e il viso sottile era
solcato da rughe. Gli occhi, invece, parevano di un uomo assai
pi giovane e avevano un che d'inquietante, cos neri e guizzanti
in quel volto grinzoso.
Ci riconoscemmo, naturalmente: ci eravamo incontrati decine
di volte. Nella sua espressione colsi anche una nota di disapprovazione.
Ero dolorosamente consapevole del mio aspetto sciatto,
infagottata in quella logora tunica grigia, con il corpetto troppo
largo per me, che Bess mi aveva allacciato in fretta e furia prima
di precipitarsi fuori dalla mia cella. Non avevo avuto il tempo di
pettinarmi e i capelli neri e ondulati mi ricadevano disordinati
sulle spalle.
Si potrebbe scambiarla per una serva, sibil il duca. Kingston,
per quale motivo la tenete in queste condizioni? Sono due
giorni che  rinchiusa qui dentro. Perch sembra una sguattera?
Questa giovane  una discendente di re Edoardo terzo!
Sir William si scus inchinandosi davanti al duca e la moglie
lo imit, lanciandomi un'occhiataccia piena di risentimento: avevo
messo in imbarazzo i miei carcerieri. E questo avrebbe sicuramente
peggiorato la mia situazione.
Imprecando tra i denti, il duca si accomod sulla sedia. Allora
sentiamo, disse poi, rivolto a me, cosa ci facevate a Smithfield?
Giunsi le mani. Vostra Grazia, sono profondamente dispiaciuta
per il disturbo che ho causato. Desideravo soltanto essere presente
all'esecuzione di mia cugina, lady Bulmer.
Ah, lady Bulmer, lady Bulmer. La mia virtuosissima cognata.
Le sue labbra sottili si allungarono in un sorriso. Lo sapete che
Margaret non aveva alcun diritto di farsi chiamare cos, eh? Non
era sposata con Bulmer.
Battei le palpebre, incredula. Questa  una bugia!
Il duca scambi un'occhiata con sir William, che nel frattempo
si era avvicinato a noi, seguito dalla consorte. Credete forse
che vi stia mentendo, signora? E il suo tono suon velatamente
minaccioso.
Mi morsi il labbro. No, Vostra Grazia.
Il suo vero marito, William Cheyne, l'uomo con il quale io
stesso le organizzai il matrimonio dieci anni orsono, era ancora
vivo quando Margaret and a vivere con Bulmer, su nel Nord.
Non lo sapevate?
Il signor Cheyne  morto, insistetti.
Mor di mal francese nell'aprile del 1535. Quell'ignobile
puttaniere! Ma il fatto  che Cheyne era legalmente suo marito ed
era ancora vivo nel 1534, quando lei and a vivere con sir John
Bulmer. Quel maledetto ribelle! I miei uomini non hanno scoperto
nessuna carta che testimoni che si rispos lass.
Sono certa che un documento esista, dissi, sforzandomi di
non risultare impertinente.
Be', possono essersi sposati dopo il 1535, ma allora Margaret
aveva gi dato alla luce il figlio di Bulmer. Aspett che incassassi
la notizia. Sembrate all'oscuro della condotta depravata di vostra
cugina. All'epoca vivevate ancora a Stafford Castle, giusto? Non
eravate ancora novizia al priorato di Dartford, vero?
Feci segno di no con la testa.
Dunque non conoscevate i particolari pi recenti della sua
vita. Non eravate in cos stretti rapporti. Eppure siete partita dal
convento, senza il permesso della vostra badessa, mi dicono, siete
venuta a Londra e avete dato spettacolo, insieme con vostro padre,
sul luogo dell'esecuzione. Avete interferito con l'amministrazione
della giustizia reale. E questo  un crimine.
Mi  sembrato doveroso, Vostra Grazia.
Ma perch, signora Stafford? mi chiese, alzando la voce.
Perch era doveroso?
Non mi usc una sola parola dalle labbra. Era impossibile
che quell'uomo d'armi e di corte dal cuore indurito mi capisse,
capisse che cos'avevo cercato di fare per Margaret, l'importanza
del mio sacrificio.
E vostro padre? insistette il duca. Perch era doveroso per
lui?
Non lo so, balbettai. Non ci siamo parlati prima del... rogo.
E neppure dopo. Per me  stata una sorpresa trovarlo a Smithfield.
E per lui vedere me.
Norfolk si chin in avanti, stringendo cos forte il frustino che
le sue nocche sbiancarono. C' mancato poco che vostro padre
si facesse saltare in aria con la polvere da sparo. Perch diavolo
avrebbe dovuto farlo per la bastarda di suo fratello?
Quelle parole offensive mi fecero sussultare.
Se non  stato vostro padre a ordinarvi di venire a Smithfield,
 stato qualcun altro?
No, Vostra Grazia.
Avete forse agito guidata da una visione? Il duca lanci
un'occhiata ai Kingston. Lady Kingston doveva essere subito
corsa a riferire al marito la nostra conversazione, come mi aveva
avvertita Bess.
Ho preso la mia decisione anche grazie all'aiuto della preghiera,
ma non ho mai avuto alcuna visione, questo no.
Il duca scosse la testa. Tutto questo non significa nulla n per
me n per nessun altro. A meno che il vostro comportamento abbia
un altro scopo, uno scopo politico. Voi e vostro padre intendevate
forse appoggiare pubblicamente la ribellione, fomentare le ostilit?
No, Vostra Grazia, non era mia intenzione, risposi con voce
ferma. Sono un suddito fedele. Ho agito spinta soltanto da sentimenti
personali.
Il duca rest in silenzio per un lungo istante, mentre fuori si
sentivano gli stridi rauchi di diversi uccelli. Evidentemente qualcuno
stava dando loro da mangiare.
Infine, Norfolk ricominci a parlare, con espressioni attente e
misurate: Io non credo che siate completamente sincera, signora
Stafford. Per voi sarebbe molto meglio rivelare subito tutto a me,
vostro parente per via di matrimonio. Il prossimo a interrogarvi
potrebbe non essere altrettanto riguardoso nei confronti dei vostri
natali e del vostro rango.
Stropicciai tra le mani il tessuto del mio abito. Cosa ne sarebbe
stato di me, se mi avessero ritenuta colpevole? Vi ho detto tutto
quello che c' da sapere, Vostra Grazia, replicai.
Il duca si alz di scatto, sollevando fulmineamente un braccio.
Un rumore secco, e il frustino colp il tavolino di legno a pochi
passi da me.
Per il sangue di Cristo! Non ho tempo da perdere!
Non mi mossi. Fremente di collera, il duca infine sbrait: Molto
bene, Kingston, procederemo come previsto.
Il cuore cominci a battermi all'impazzata quando i Kingston
uscirono in fretta. Si allontanarono anche le guardie e nel corridoio
udii delle voci maschili che impartivano ordini. Il duca, invece,
non se ne and. Restammo l solo io e lui. Si mise a camminare
avanti e indietro, e sembrava che stesse pensando ad altro. A
qualcosa di spiacevole.
Vostra Grazia, chiesi, sforzandomi di usare il tono pi umile
che mi riuscisse, posso farvi una domanda?
Torn a rivolgermi il suo sguardo, ma con riluttanza, svogliatamente.
Avete nominato mio padre, continuai. Lo avete visto?
S, rispose con un grugnito.
E quali sono le sue condizioni?
Le sue condizioni? Il duca riflett un attimo prima di rispondere,
poi sul suo volto arcigno comparve l'ombra di un sorriso.
Diciamo che non  pi il pi bello degli Stafford.
Dapprima provai dolore, come se mi avessero sferrato un calcio.
Ma poi sul dolore prevalse la rabbia, una rabbia che m'invase.
Riuscivo a malapena a respirare o a vedere o a sentire.
Come in lontananza, udii la porta spalancarsi: sir William entr
con qualcosa in mano e il duca fece per prenderlo.
Signora Stafford, disse laconico, ho da mostrarvi questa.
Pos sul tavolino di fronte a me la lettera di Margaret che
avevo portato a Smithfield. Evidentemente avevano frugato nei
miei vestiti.
Il duca lesse ad alta voce la lettera di mia cugina, parodiando
beffardamente con voce stridula le sue parole, le congratulazioni
per la mia decisione di farmi suora e il rammarico per la soppressione
dei monasteri e dei priorati del Nord.
Mentre leggeva, pensai alla caccia. Quando mio padre individuava
un cinghiale nella foresta, arrivava sul posto un gruppo di
giovani servitori. I cinghiali sono difficili da uccidere. Cos, quando
mio padre ne avvistava uno, mandava i servitori, uno dopo l'altro,
a inseguirlo, attaccarlo e confonderlo, finch, indebolito e spaventato,
l'animale riparava in un folto d'alberi dove lo aspettavano
armi affilate, lance e coltelli.
Nella stanza della Torre gravava un pesante silenzio. Mi resi
conto che il duca aveva smesso di leggere e che aspettava insieme
con Kingston una mia risposta.
S, ho portato con me a Smithfield l'ultima lettera di mia
cugina, annuii freddamente.
Il duca fece dondolare un'altra cosa che teneva tra le dita: la
catena con il pendente di Thomas Becket che Margaret mi aveva
regalato anni prima. Il giorno della mia fuga dal convento l'avevo
nascosta al sicuro nella fodera della borsa.
E questa cosa significa? mi domand.
Scossi la testa, con una gran voglia di strappare il pendente
dalle sue dita ossute.
Ora mi spiegherete perch avete portato questa catena con voi
a Smithfield! tuon Norfolk.
In quel momento, invece che un peccato e un ostacolo, la mia
rabbia si rivel una preziosa alleata. Thomas Howard non riusciva
a farmi paura. Me la regal Margaret dieci anni fa, risposi. Ho
pensato che se fossi riuscita a ottenere le sue spoglie, in quanto
parente, l'avrei fatta seppellire con quella catena al collo.
Molto commovente. Ma noi sospettiamo che la vera ragione
sia un'altra.
Il duca riprese a camminare avanti e indietro: sei passi avanti,
dietrofront e altri sei passi verso di me, mentre Kingston ci guardava,
teso. Thomas Becket sfid il suo re. Antepose il papa al
sovrano, proprio come hanno fatto Margaret e tutti gli altri ribelli
ed esattamente come state facendo voi ora. Avete portato questa
collana a Smithfield come simbolo del vostro sprezzo.
Feci segno di no con la testa, ma lui non ci bad. I suoi passi
diventarono pi spediti, le parole pi rapide. Quando il re mi
ordin di guidare il suo esercito su nel Nord, per sconfiggere i
perfidi traditori che avevano preso le armi contro di lui, mi affid
un incarico speciale, signora Stafford. Sapete quale? Vi citer le
sue testuali parole: "Giustiziare in ogni citt, villaggio e contrada
tutti coloro che si sono ribellati, organizzando esecuzioni che
risultassero uno spettacolo terrificante".
Quell'ultima frase rimase sospesa nell'aria.
I corvi hanno un gran da fare nel Nord, mia cara. Banchettano
con i resti degli uomini - e delle donne, anche delle donne, ahim -
che pendono dagli alberi e dalle forche che abbiamo innalzato
lungo le strade. Quegli stupidi contadini! Alla fine mi supplicavano
di risparmiare loro la vita. "Abbiamo sbagliato!" gridavano. "Non
potreste perdonarci, Maest?" Neppure di uno ho avuto piet, mia
cara, neppure di uno.
Aveva perfino la bava alla bocca, che gli colava sul mento
mentre sbraitava.
Perch l'hanno fatto? Perch si sono ribellati a Sua Maest,
al loro sovrano consacrato? Si volt verso di me. L'hanno fatto
per voi, Joanna Stafford. L'hanno fatto per tutte le suore e i monaci
e i frati. Volevano che le loro abbazie fossero riaperte e che
ricominciassero i loro giorni di festa. Non avevano mai accettato il
divorzio del re da Caterina d'Aragona n la sua nuova regina. Non
volevano giurargli fedelt come capo della Chiesa d'Inghilterra.
Sono scesi in campo levando insegne con l'effigie di Ges e della
sua croce: i soldati portavano sull'armatura emblemi delle cinque
piaghe di Cristo. Un pellegrinaggio santo, lo hanno chiamato. Un
Pellegrinaggio di Grazia. Come hanno osato, quei vermi, darsi arie
di santit? Il loro capo... Robert Aske... quello sciocco avvocato,
pender in catene a York mentre io star l a guardare, signora
Stafford. Ma quella gente aveva altri capi, uomini della nobilt
del Nord come sir John Bulmer e sua moglie'. La mia maledetta
cognata. Ho ascoltato la testimonianza al suo processo: incitava
il marito a guidare la ribellione contro il re. Gli diceva: "I Comuni
vogliono una sola testa". E lo avvertiva che se i Comuni non si
fossero ribellati, la famiglia sarebbe dovuta fuggire in Scozia. Che
lei avrebbe preferito essere fatta a pezzi piuttosto che tornare a
Londra.
Parole tanto disperate non erano da Margaret. Sospettai una
falsa testimonianza. Ed ebbi dei dubbi anche su un'altra cosa.
Ho guardato bene Margaret a Smithfield ed era evidente che
aveva ricevuto un trattamento durissimo, dissi.
Non l'hanno torturata, se  questo che intendete, si affrett
a ribattere il duca. E quelle dichiarazioni le fece nel Nord, davanti
al suo cappellano e ad altre persone, che poi testimoniarono
spontaneamente durante il processo. Lo sapete cosa disse di me?
Sorrise, mettendo in mostra i denti ingialliti. Disse - e non una
sola volta, ma due - che avrebbe voluto che mi tagliassero la testa.
Che cognata affettuosa! Ah, ma ha pagato per i suoi delitti. Ha
avuto una morte terribile. L'avete visto con i vostri stessi occhi.
Sussultai di fronte alla sua crudelt, ma mi rifiutai di cedere alla
paura. S, replicai, e se anche questa testimonianza'  vera,
se rappresenta il peggiore dei suoi crimini, continuo a non capire
perch sia stata punita tanto severamente, perch solo lei, di tutte
le donne dei capi ribelli del Nord, sia stata condannata a bruciare
sul rogo davanti alla folla.
Notai un guizzo negli occhi del duca e all'improvviso capii che
doveva esserci di pi dietro l'arresto e l'esecuzione di Margaret,
un'altra verit dietro quella che mi era stata raccontata.
Ma prima che potessi aggiungere altro, il duca punt deciso
verso di me con gli occhi neri fiammeggianti e il petto striminzito
che si alzava e abbassava. La vostra cara cugina ormai  morta.
Ora c'interessate voi, Joanna Stafford. E vorreste farmi credere
che la novizia di un priorato, una giovane cresciuta in una famiglia
nobile che  un covo di traditori della corona, sarebbe una suddita
fedele di re Enrico ottavo? Restai in silenzio.
Guardate questa ragazza, Kingston! grid. Dicono che le
donne Howard sono difficili, ma sono le Stafford, come la mia
maledetta moglie e questa ragazza qui, le peggiori del Paese!
Si chin ancor pi verso di me. Potrei farvi assaggiare la mia
frusta adesso e nessuno mi biasimerebbe. Nessuno mi fermerebbe.
Lo sapete, non  vero?
Le parole mi uscirono di bocca prima che potessi fermarle. E
so anche che vi piacerebbe.
In un lampo mi ritrovai accasciata sul pavimento a faccia in gi,
con le orecchie che ronzavano e un dolore bruciante sulla guancia:
il duca mi aveva tirato un pugno. Aspettai che mi piovessero
addosso altri colpi, che usasse la frusta. Mi avrebbe uccisa a mani
nude l nella Torre, sotto gli occhi del governatore.
Invece non successe nulla. Alzai lo sguardo e vidi che sir
William si era avvicinato, frapponendosi tra me e il duca. Non
disse niente, non si scagli contro di lui n mi porse una mano
per aiutarmi: rimase semplicemente l, con la sua faccia grave e
pallida. Norfolk si era voltato dandomi le spalle.
Lentamente mi rialzai, da sola.
Kingston, fatelo entrare, ordin il duca a bassa voce.
Sir William annu, and alla porta e buss due volte. L'uscio
si spalanc e il comandante, colui che mi aveva accolta alla Torre,
entr. Teneva stretto per un braccio un uomo, spingendolo dentro.
Era Geoffrey Scovill.

 Capitolo 8.

Geoffrey appariva in condizioni assai migliori di quando l'avevano
portato via svenuto al pontile della Torre. Gli avevano sostituito
con vere bende la mia fasciatura di fortuna alla testa, e certo in
quei due giorni di reclusione gli avevano dato una bella ripulita e
da mangiare. Infatti si ferm davanti a noi, stando dritto come un
fuso e con le mani slegate.
Ma non mi guard. Teneva gli occhi bassi, rivolti verso un
angolo della stanza.
Che sbaglio ha fatto a venirmi in aiuto! pensai. Dopotutto, era
uno di loro: era arrivato a Smithfield per essere testimone dell'amministrazione
della giustizia reale. Geoffrey Scovill sarebbe stato
uno stupido se non avesse preso le distanze da me in quel momento.
E non mi aveva dato l'impressione di essere uno stupido.
La sua comparsa rianim il duca che, indicandolo con il frustino,
mi chiese: Che rapporti avete con quest'uomo?
Nessuno, risposi senza esitazione.
Non era forse con voi a Smithfield quando cercaste di disturbare
l'esecuzione? insistette Norfolk. Che complotto avevate
in mente?
Nessuno, Vostra Grazia. Avevo conosciuto mastro Scovill pochi
attimi prima, quand'era accorso in mio aiuto. Un altro uomo, un
furfante, aveva cercato di farmi del male e mastro Scovill l'aveva
fermato. Stava tentando di convincermi ad andarmene da
Smithfield quando lady Bulmer  stata condotta al rogo. Si preoccupava
solo della mia incolumit. Quand' stato colpito dal soldato della
guardia, mastro Scovill stava cercando di riportarmi tra la folla,
per proteggermi.
Che cavaliere! Il duca sorrise. Lo odiavo, quel sorrisetto
lascivo e beffardo. Preferivo perfino la sua rabbia, le sue percosse.
E quindi, avete fatto colpo su un protettore giovane e aitante. Un
comportamento ben poco consono a una monaca.
Geoffrey alz la testa di scatto e, guardandomi, rimase a bocca
aperta, senza parole. Con quel vestito logoro, i capelli arruffati e
il livido sulla guancia, dovevo fare davvero piet.
Norfolk sogghign. Ma in fondo non siete ancora una suora,
giusto, Joanna? Siete ancora una semplice novizia, no? E quella
poteva essere la vostra ultima occasione per accalappiare un uomo.
Mastro Scovill sembrerebbe un candidato piuttosto piacente...
Con uno strattone, Geoffrey liber il braccio dalla stretta del
comandante e avanz verso il duca: i suoi occhi azzurri scintillavano
di rabbia. Stava cadendo nella trappola: un istante e lo avrebbe
sfidato. Un errore fatale per uno della sua condizione sociale.
Vostra Grazia  in errore! esclamai, voltandomi verso il duca
per bloccare Geoffrey. Non ho nessun interesse per quest'uomo.
Come potrebbe essere altrimenti? Dovete senz'altro conoscerlo
quanto basta per sapere che  un comune cittadino. Non mi legherei
mai con una persona del genere. Voi stesso avete ricordato
che appartengo a una nobile famiglia, discendente dai sovrani
Plantageneti. Questo signore  una nullit.
Mi girai verso Geoffrey. Era come paralizzato e i suoi occhi
luccicavano. Ma non potevo dire o fare nulla, non potevo mandargli
un segnale, per quanto impercettibile, per fargli capire che mi stavo
comportando cos per assolverlo da ogni sospetto.
Comandante, portatelo via e buttatelo fuori dalla Torre, decise
Norfolk con noncuranza, come se avesse ordinato di gettare nel
fiume un mucchio di stracci. Un attimo dopo, Geoffrey non c'era
pi. Mi sentii sollevata, ma la vittoria mi pesava sull'anima. Le
mie parole false avevano ferito quell'uomo e non avrei mai potuto
spiegargli, giustificarmi.
In quel momento sentii la risata soffocata di Norfolk, che
assomigliava a uno stridio. Ne  valsa la pena, provarci, eh,
Kingston? chiese.
S, Vostra Grazia, rispose sir William.
Capii, e mi sentii mancare il fiato. Sapevate che Geoffrey
Scovill non aveva commesso nessun crimine gi prima di portarlo
in questa stanza! Volevate solo vedere come avremmo reagito a
quelle domande indiscrete!
Kingston distolse lo sguardo, imbarazzato. Il duca, invece,
ribatt con un tono che non era certo di scuse: S, l'avevo gi
fatto interrogare. E abbiamo trovato solo mancanze di poco conto
nel suo comportamento.
Mi sentii arrossire, ma replicai, con tutta la calma possibile:
Non ho fatto niente di male. Non sono colpevole di alcun tradimento,
Vostra Grazia, di nessuna cospirazione. Pu essere stato
poco assennato da parte mia andare a Smithfield e cercare di
avvicinarmi a mio padre, ma niente di pi. Non avete il diritto di
tormentare o far del male a me o a chiunque sia legato a me. So
qualcosa delle leggi di questo Paese. Dovete farmi processare,
oppure rimettermi in libert.
L'espressione sul suo volto si fece ancora pi arcigna, ma il duca
non alz la sua frusta n ricominci a camminare furiosamente
avanti e indietro. C'era una possibilit, una remota possibilit,
che l'avessi convinto e che potessi seguire Geoffrey Scovill fuori
dalla Torre.
Bussarono alla porta.
Kingston apr e il comandante rientr nella stanza. Aveva in
mano quello che sembrava un fascio di lettere e si diresse subito da
Norfolk. Stretti in un angolo, i tre si passarono l'un l'altro le carte.
Quando il duca si volt di nuovo verso di me, gli scintillavano
gli occhi. Dopo aver saputo che vi avevano arrestata a Smithfield,
signora Stafford, mi  tornata in mente una circostanza in cui mia
moglie parl di voi. Dieci anni fa, per la precisione. Mi raccont
che sareste dovuta diventare dama di corte di Caterina d'Aragona,
che siccome vostra madre l'aveva seguita dalla Spagna con le sue
altre dame, era un diritto, oltre che una cosa opportuna, che voi,
la sua unica figlia, portaste avanti quella tradizione. E la vostra
candidatura fu effettivamente approvata. Dico bene?
Avevo la bocca secca e riuscii solo ad annuire.
Ma allora cosa accadde, signora?
Non risposi. Nessun maltrattamento, nessuno strumento di
tortura mi avrebbero mai convinta a rivelare che cos'era successo
nell'unico giorno che avevo trascorso a servizio della regina, dieci
anni prima.
Non foste giudicata all'altezza, vero? Per qualche ragione
non piaceste alla corte. E cos tornaste a Stafford Castle, giusto?
Annuii, immensamente sollevata che passasse oltre.
E poi cosa faceste?
Mi presi cura di mia madre. Era spesso malata. Due frasi
che non descrivevano nemmeno lontanamente la mia vita in quel
periodo: le stanze immerse nella penombra, gli impiastri di erbe,
le tinture, le tisane e i salassi che non sortivano mai alcun effetto.
Il duca prosegu, rivolgendosi pi a sir William e al comandante
che a me. Dopo il divorzio, quando Caterina d'Aragona
fu esiliata, alle sue dame non venne permesso di seguirla. Ma alla
fine, quand'era ormai morente, Sua Maest il re fu magnanimo:
le sue due dame di corte spagnole furono richiamate perch la
accudissero. Maria de Salinas, che aveva sposato un inglese ed
era diventata contessa di Willoughby, e Isabella Montagna, ovvero
lady Stafford.
Norfolk abbass lo sguardo su un'altra delle lettere. Qui c'
la relazione dell'ambasciatore spagnolo.  una delle missive di
Chapuys che furono intercettate e copiate prima di uscire dal
territorio inglese. Sogghign. Il plico, indirizzato all'imperatore
Carlo, diceva: "La regina vostra zia  spirata tra le braccia
delle sue dame di corte, la contessa di Willoughby e la signora
Stafford". Leggendola, ho pensato che quel signora Stafford'
fosse un semplice errore e che in realt l'ambasciatore intendesse
"lady Stafford". Una banale svista, nulla di pi. Fece un
respiro profondo.
Ma io sono un tipo meticoloso, signora Stafford. Che si tratti
di prepararsi a scendere in battaglia o a interrogare un
prigioniero dello Stato. Ho richiesto i documenti pi recenti relativi
alla famiglia residente a Stafford Castle e questa l'ho ricevuta
proprio un attimo fa. Mi mostr una lettera, di cui per non
riuscii a leggere la firma. Dice: "Isabella, lady Stafford,  morta
il 5 novembre 1535". Informazione che trovo molto interessante,
perch Caterina d'Aragona mor il 7 gennaio 1536. Vale a dire
due mesi pi tardi.
Non stava pi gridando. Anzi, il tono della sua voce era calmo,
quasi gentile. Foste voi, Joanna Stafford, a recarvi a Kimbolton
Castle da Caterina d'Aragona e a prendervi cura di lei nelle sue
ultime settimane di vita, vero?
S, risposi, guardandolo dritto negli occhi. Fui io. La convocazione
arriv una settimana dopo la morte di mia madre e ci
andai al suo posto. Come lei avrebbe voluto che facessi.
Norfolk annu lentamente. Avete servito personalmente la
donna che  stata la causa di un cos grave conflitto. Quante persone
sono morte per lei? Il cardinale Fisher. Thomas More. Sapete
dove sono stato stamattina, prima di venire alla Torre? A Newgate.
Ci sono sette monaci certosini incatenati laggi, signora Stafford,
e ho approvato l'ordine di non dargli pi da mangiare. Si sono
rifiutati di accettare l'Atto di Supremazia e quindi di riconoscere
re Enrico  ottavo come capo della Chiesa, al di sopra del papa. Perci
moriranno di fame.
Poi, puntandomi contro un dito, disse: Caterina d'Aragona
mor tra le vostre braccia e poi voi decideste di farvi monaca,
di abbracciare la vecchia fede che lei amava. E vi aspettate che
qualcuno vi creda, quando sostenete di essere venuta a Smithfield
senza un qualche progetto di tradimento?
Non sembrava si aspettasse una risposta e non gliela diedi.
Ora dovrete essere sottoposta a un accurato interrogatorio,
Joanna Stafford. "Fatemi processare," avete ordinato, neanche
fossi un vostro maledetto paggio. Non dubitate, signora: avrete il
vostro processo. Eccome se l'avrete.
Il duca si rigir il frustino tra le dita. Il mio lavoro qui  finito,
Kingston, e ora bisogna che agiamo il pi rapidamente possibile.
Si diresse a grandi passi verso la porta, seguito dagli altri due
uomini. Quando fu sulla soglia si ferm e volt appena la testa
per lanciarmi un'ultima occhiata di pura gioia maligna. Oggi 
un giorno lietissimo per il re nostro signore.
La porta si richiuse sbattendo alle loro spalle e per la prima volta
da quando mi ero svegliata quella mattina mi ritrovai da sola nella
mia cella all'interno della Torre. M'inginocchiai e chinai il capo.
Il Signore sapeva che ero innocente. Non avevo mai progettato
una cospirazione n ordito alcun tradimento. Come tutti gli
Stafford, avevo giurato di riconoscere l'Atto di Supremazia del
re due anni prima. Mio cugino Henry, ansioso di dimostrare la
sua assoluta lealt, aveva insistito perch fossimo la prima tra le
antiche famiglie a farlo. E poi, quando fui chiamata, accudii una
donna debole e abbandonata che mia madre, cos come gran parte
dei cristiani, venerava, ma in tutto ci non ci fu alcun fine politico.
Non mi occupavo di politica.
Forse il Signore mi stava mettendo alla prova per qualche scopo
che non riuscivo ad afferrare. Se era cos, potevo accettarlo, ma
avrei tanto desiderato un segno dal cielo. Quando avevo pregato
per capire se la mia decisione di andare a Smithfield fosse giusta o
no, ero stata invasa da una profonda convinzione e determinazione.
Avevo seguito la voce della mia coscienza, ma mi ero ritrovata
tra la folla inferocita di Smithfield e poi nella Torre di Londra,
prigioniera di uomini che volevano tendermi delle trappole e
tormentarmi. Dove avevo sbagliato? In quale modo avevo offeso
Dio? L'indolenzimento alle ginocchia causato dalla posizione si
trasform in un dolore acuto, ma continuai lo stesso a pregare,
implorando di sentire, se non la determinazione, almeno la serenit,
la certezza di essere nelle mani del Signore.
Non so quanto tempo rimasi inginocchiata, ma quando udii
di nuovo un rumore di passi, le mie preghiere non erano ancora
state ascoltate. Mi rialzai appena prima che entrassero il giovane
comandante e la serva Bess.
Dovete essere trasferita alla Beauchamp Tower, mi inform
l'ufficiale.
Fuori, sul prato, vidi nuvole sfilacciate che s'inseguivano nel
cielo azzurro. Una brezza tiepida mi accarezz i capelli. Con Bess
alle calcagna, seguii il comandante lungo un viottolo che conduceva
a un edificio di pietra su tre piani subito a ovest del bianco mastio
quadrangolare. Avanzammo tra due file di gelsi dai rami pieni
di foglie verde chiaro. Sotto una delle piante, un ragazzo scosse
forte un ramo, facendo cadere una pioggia di bacche bianche sulla
coperta che aveva steso per terra.
Dove avvenivano le esecuzioni? L dentro avevano trovato la
morte uomini coraggiosi - come Fisher e More - e infami criminali.
Anna Bolena, la strega, era stata giustiziata su quello
spiazzo erboso appena un anno prima, come pure il suo scellerato
fratello George, uno dei cinque uomini accusati di aver commesso
adulterio con la regina.
Don. Don. Don. Don.
Un suono di campane aleggi sul prato. Mi guardai intorno
per trovare la chiesa da cui proveniva, per trarre forza dalla sua
vista, ma non c'era nessuna chiesa. Ecco le campane di St Paul,
disse Bess.
 cos vicina? chiesi.
No,  il vento che porta il suono e oggi le campane devono
essere...
Il comandante si volt di scatto e la zitt con un'occhiataccia.
Entrammo nella Beauchamp Tower e cominciammo a salire per
una scala circolare di pietra. Al secondo piano svoltammo lungo
uno stretto corridoio. Lungo i muri si aprivano delle porte di legno
chiuse da sbarre dalla met in su. Non sentii n voci n rumori,
ma ero sicura che in ogni cella fosse rinchiuso un prigioniero.
In fondo al corridoio, il comandante mi fece segno di seguirlo
oltre un passaggio a volta. Da dietro una porta udii i singhiozzi
sommessi e rotti di un uomo e cominciai a perdere il coraggio. La
testa mi girava e mi appoggiai al muro per non cadere.
Signora Stafford? grid il comandante che aveva continuato
ad avanzare.
Bess mi strinse il gomito. Pensando a mio zio il duca di Buckingham,
che aveva impressionato tutti con la sua dignit quando
l'avevano rinchiuso l, nella Torre, mi costrinsi a percorrere quel
che rimaneva del tragitto.
La cella era pi angusta e buia della stanza dov'ero stata imprigionata
precedentemente: rettangolare, con una nicchia ad
arco acuto in fondo e due strette finestre scavate nella pietra. Un
caminetto vuoto lungo una parete, un letto contro l'altra. C'era
un odore pungente che mi faceva bruciare il naso e gli occhi. Era
liscivia. Dovevano averla usata da poco per strofinare il pavimento
e i muri su cui brillavano ancora delle chiazze bagnate.
Vi porter la cena, mormor Bess prima di andarsene.
Sbirciai fuori dalla finestra: si vedeva solo un camminamento
esterno che correva lungo la sommit delle mura, risalenti a Guglielmo
il Conquistatore, collegando quella torre a un'altra.
Ho una richiesta, dissi all'ufficiale, fermo sulla soglia con
aria spazientita.
S?
Potrei avere carta e penna per informare la mia famiglia e la
badessa del mio convento che mi trovo confinata qui?
Sir William Kingston  stato molto chiaro: non dovete comunicare
con l'esterno. Si occuper lui stesso di avvisare tutti. Si
volt per andarsene.
Aspettate! lo pregai con voce rotta. Non potrei avere dei
libri? Credevo che ai prigionieri fosse permesso leggere.
Lui esit.
Le opere di Tommaso d'Aquino, mi affrettai a specificare
prima che rispondesse di no. Come potrebbero essere nocive o
pericolose?
Non vi prometto nulla, rispose. Ne parler con sir William.
E spar.
Poco pi tardi Bess torn con un vassoio: pane e un grosso
pezzo di formaggio.
Fu allora che nell'aria si innalz un canto. Debole, ma bello,
intonato da numerose voci, almeno un centinaio, che si levarono
all'unisono.
Bess,  un Te Deum? le chiesi.
S, rispose. Viene dalla corte. Il re ha ordinato che si cantasse
il Te Deum. A tutti coloro che servono Sua Maest  stato ordinato
di raccogliersi a St Paul.  l che sono andati lady Kingston e sir
William.
Ma perch?
Mi guard per un istante. Per la regina Jane, spieg. Sembra
che il bambino che porta in grembo voglia anticipare la sua
venuta al mondo e si deve festeggiare. Il re  certo che stavolta
avr il suo figlio maschio ed erede. Questa moglie riuscir... le
venne meno la voce.
Dove le altre hanno fallito: quello pensai, quello pensavano tutti.
La sua prima moglie, Caterina d'Aragona, abort o perse subito
dopo la nascita i suoi figli e riusc a dare al sovrano soltanto una
figlia femmina. La seconda, Anna Bolena, fu messa a morte dopo
aver dimostrato di non saper fare di meglio.
Un principe sarebbe fonte di grande gioia per il nostro regno,
commentai cautamente ad alta voce.
Bess annu, ma il suo sguardo rimase cupo. Incurv le spalle.
L'aria agitata e ciarliera del mattino era svanita. Vi hanno punita
perch mi avete lasciata guardare dalla finestra? m'informai.
Oh, no! Lady Kingston aveva solo in mente di correre a St
Paul come ordinato dal re. Era preoccupata che sir William fosse
trattenuto qui troppo a lungo e che potessero perdersi la cerimonia.
E allora perch siete cos preoccupata?
Scosse la testa. Non posso dirvelo.
Vi prego, Bess.
Lei volt appena la testa verso la porta, poi mi si avvicin, per
parlarmi all'orecchio. Ho sentito quel che ha riferito sir William
alla mia padrona prima che andassero a St Paul. Il duca di Norfolk
gli ha detto che dimostrare l'accusa di tradimento a carico vostro e
di vostro padre sarebbe estremamente importante per il re. Che in
questo modo tutti gli Stafford sarebbero finalmente schiacciati e
la corona sarebbe pi sicura. Se riuscissero a farvi confessare...
S'interruppe.
Andate avanti.
Il duca e sir William otterrebbero la gratitudine del re, che
sarebbe tenuto a donargli delle terre.
Le voci della corte risuonarono pi acute nel coro finale del
Te Deum, intonando le parole latine di ringraziamento a Dio.
Lentamente la musica si spense.
Grazie, Bess, sussurrai. Non dir nulla. Vi prego, portate
via il cibo.
Mentre sollevava il vassoio, scorsi una lacrima scenderle sul
viso.
Mi sdraiai sul pagliericcio e mi voltai a fissare il muro, la luce
che pian piano si affievoliva sulla pietra. Scese la notte. Sul camminamento
e nel corridoio, gli yeomen della Torre si passarono
l'un l'altro gli ordini gridando. Sentii la parola fal.
Dopo un po', le guardie spararono dei colpi di cannone per
salutare il re nella sua ora di gioia: una, due, tre volte, e poi ancora.
Il rombo era fortissimo. Dalla finestra entr un odore acre, forse
proveniente dai fal accesi per festeggiare o forse dal cannone.
Ma nonostante lo strepito dei colpi, i muri della mia cella non
tremarono. Le mura della Torre sono le pi spesse del Paese e
non tremano mai, mai.

 Capitolo 9.

Non potevo sapere che a quella prima notte nella Beauchamp Tower
ne sarebbero seguite molte. Rimasi l sul mio lettuccio, paralizzata
dal terrore, fino alle prime luci dell'alba. Il giorno seguente lo
trascorsi in una specie di dormiveglia, senza quasi mai alzarmi.
Ignorai la guardia che di tanto in tanto arrivava ad aprire la porta
della cella, spingeva dentro un vassoio di cibo e dopo un po' tornava
a riprenderlo, intatto. Continuavo a pensare a quei monaci
certosini che stavano lentamente morendo di fame a Newgate per
non rinnegare la loro fede. Come potevo mangiare mentre loro
soffrivano cos? E perch mai avrei dovuto desiderare di vivere?
Il duca di Norfolk e altri uomini odiosi mi avrebbero interrogata,
schernita, rifiutandosi di credermi, e avrebbero continuato finch
non avessero raccolto prove che giudicassero sufficienti per distruggere
me, mio padre e tutti gli Stafford.
Ma la seconda mattina, quando la porta della cella si spalanc
e una donna pos sul pavimento un vassoio di cibo, mi avvicinai
barcollando. Non era Bess. Era pi anziana e alta, con il viso
allungato e capelli neri quasi completamente nascosti da una
cuffia bianca. Mi gettai sul cibo, come un animale. Mi vergognavo
della mia debolezza, ma non potevo resistere all'istinto
di sopravvivenza, anche se il resto della mia vita sarebbe stato
terribile, e breve. Dopo aver mangiato mi ributtai sul letto e
dormii per ore, senza sognare.
Pi tardi mi risvegliai fisicamente rinvigorita ma consumata
dalla paura. Sarebbe stato un giorno di altri interrogatori? Sarebbe
stato il giorno in cui avevano deciso di spezzarmi? Pregai e
aspettai, tendendo l'orecchio per cogliere un rumore di passi nel
corridoio. Ma a parte le guardie e i servi, non comparve nessuno.
And avanti cos, un giorno dopo l'altro. La mattina veniva la
donna con la cuffia bianca, che pi tardi seppi chiamarsi Susanna, e
verso sera arrivava una delle due guardie della Beauchamp Tower,
Henry o Ambrose, con la cena. Il cibo era quasi rancido e la birra
acida. Mangiavo e bevevo pochissimo.
Dopo una settimana, Ambrose mi diede qualche ragguaglio. Se
volete dei pasti decenti, del mobilio o della legna per il focolare,
qualsiasi cosa, dovete pagare, spieg. Queste sono le regole.
Rimasi in silenzio un attimo, poi scoppiai a ridere. Vedete
forse del denaro o dei gioielli qui, signore?
I vostri famigliali, rispose pazientemente lui. Vi aiuter a
prendere contatto con loro e a organizzare le cose. Sono i parenti
che pagano.
Scossi forte la testa. Non mi rivolger a nessuno! Non sarebbe
corretto.
Lui batt le palpebre perplesso. Credevo apparteneste a una
famiglia nobile...
Non pi, mormorai. Non pi. E mi voltai dall'altra parte.
Lo sentii uscire e, pochi istanti dopo, riferire a un'altra guardia
che rifiutavo di migliorare la mia situazione.
Una mattina portarono via il prigioniero che piangeva nella
sua cella a poca distanza dalla mia. Le sue lacrime erano state
una sofferenza terribile per me, ma scoprii che c'era qualcosa di
peggio del sentir piangere un uomo, ed era non sentirlo pi. Dove
poteva essere mai andato, se non incontro alla morte?
Un pomeriggio me ne stavo a letto mezzo addormentata quando
la porta si spalanc ed entr lady Kingston, elegantissima, con una
cuffia trapunta di minuscole pietre preziose.
State bene, signora Stafford? s'inform.
Alzai le spalle a quella domanda ridicola.
Avete una brutta cera. Assunse un'aria preoccupata e mi chiesi
se non fosse uno dei suoi trucchi per carpirmi delle confidenze.
Non aprii bocca.
Poi mi mise qualcosa di pesante tra le mani e, con sorpresa,
vidi che si trattava di alcuni libroni: la Summa Theologica di
Tommaso d'Aquino.
Grazie, mormorai, accarezzando i volumi.
Cos'altro volete? mi chiese.
Ora che ho questi, niente, lady Kingston.
Mi fiss per un attimo. Molto insolito che una donna non abbia
nulla da chiedermi, osserv con uno strano impeto nella voce.
Usc con portamento solenne e maestoso dalla mia cella e, se
non fosse stato per i libri che stringevo tra le mani, quell'incontro
mi sarebbe parso un sogno.
Pi tardi ricevetti un'altra visita: il comandante, con i suoi
soliti modi bruschi, mi ordin di seguirlo. Una paura mista ad
amarezza mi assal: darmi quei libri proprio alla vigilia della mia
fine sembrava crudele, persino per la Torre.
L'ufficiale mi condusse lungo un percorso diverso da quello
da cui ero arrivata, e, quando uscimmo all'aria aperta, sul camminamento,
battei le palpebre perch non ero pi abituata alla luce
abbagliante del sole. Procedemmo per una trentina di piedi, poi
lui si ferm e torn indietro. Quindi si blocc di nuovo.
Ma cosa stiamo facendo? chiesi.
Dovete fare un po' di moto, signora Stafford, rispose. Ordini
di sir William e lady Kingston.
E perch?
Senza rispondere, il comandante mi fece segno con la testa
di riavviarci e quindi non mi rest che seguirlo avanti e indietro
lungo il camminamento.
Potete dirmi niente di mio padre? gli domandai a un tratto.
No, e se continuate a insistere, vi riporter nella vostra cella,
replic seccamente.
Non era certo una passeggiata piacevole, ma visto che non avevo
proprio voglia di farmi rinchiudere subito, evitai di parlargli fino al
momento in cui mi ricondusse indietro. Da quanto tempo sono qui?
Ventitr giorni, replic con prontezza, senza aggiungere altro.
Da quel momento, venni trattata meglio. Susanna e le guardie
mi portavano stufato di montone e minestra, manzo bollito,
cappone arrosto o selvaggina: il tutto servito su vassoi di peltro
e accompagnato da birra. Come per incanto, si materializzarono
una sedia e un tavolo. La mia cella veniva pulita pi spesso e sul
pavimento di pietra veniva gettata paglia fresca. Mi diedero persino
delle lenzuola pulite.
Chi paga per tutto questo? chiesi ad Ambrose.
La guardia alz le spalle e allarg le braccia. Qualcuno che
ha i mezzi per farlo, grugn.
Trascorrevo quasi l'intera giornata leggendo, esercitandomi
nel latino, assorbendo la saggezza di Tommaso d'Aquino. Non
potendo assistere alla messa e nemmeno accostarmi ai Sacramenti,
trovai grande conforto in quelle pagine.
Una volta alla settimana, il comandante veniva a prendermi
per la nostra silenziosa passeggiata lungo il camminamento: io
salutavo con gioia quell'occasione di uscire dalla cella, spesso torrida
e senz'aria, mentre lui, lo si capiva benissimo, non era affatto
contento di quel compito: mi sarebbe tanto piaciuto sapere perch
sir William e la moglie ci tenessero che facessi del movimento,
chi paga il mio cibo e come mai nessuno veniva a interrogarmi,
ma sapevo che non avrei scucito una parola al mio severo custode.
Rimasi perci sorpresa quando un giorno ruppe il suo silenzio
con una domanda: Cosa facevate tutto il giorno, chiusa in un
convento?
Cercavo l'unione estatica con un Dio misericordioso, saggio
e amorevole. Uffici religiosi, risposi.
Ma perch non basta la messa, la frequentazione della chiesa?
insist. Cosa mai possono fare, tutte quelle monache e quei
monaci rinchiusi tra quattro mura?
Ci raccogliamo in comunit per ottenere la grazia attraverso
la preghiera e l'obbedienza, spiegai pazientemente. A Dartford
seguivamo la Regola di san Benedetto. Le sorelle si riuniscono
in otto momenti prefissati: per il Mattutino, le Lodi, la Prima, la
Terza, la Sesta, la Nona, i Vespri e la Compieta. C' anche la messa.
Intoniamo salmi e cantiamo. Preghiamo per le anime dei defunti.
L'ufficiale strinse gli occhi. E se uno versa abbastanza denaro
al priorato, si garantisce altre preghiere per la salvezza o il perdono
di peccati non ancora commessi?
Compresi allora la sua ostilit: quelle erano le idee di chi si
prefiggeva di distruggere la Chiesa cattolica, sostenendo che la
salvezza si otteneva grazie alla sola fede.
Una volta mi hanno detto che le monache imparano il latino
e studiano e scrivono libri, aggiunse sogghignando,
 vero, confermai a denti stretti.
Lui smise di camminare. I ricchi frati e le suore se ne stanno
seduti nelle loro abbazie per tutti quegli anni a cantare e scrivere
e salmodiare nel loro latino, e a che cosa serve tutto questo? Che
senso ha? Il Purgatorio non  altro che superstizione: questo dicono
i nuovi insegnamenti. Tutte le preghiere d'intercessione che
s'intonano nei monasteri per abbreviare le pene del Purgatorio...
il disprezzo gli alterava i lineamenti, quando moriamo, le nostre
anime compaiono subito al cospetto di Dio, giudice e creatore.
Mi scostai da lui, colpita dal suo odio: parlava come un luterano.
Il comandante si accorse della mia reazione e mi si riavvicin
sorridendo. Lo so a cosa state pensando. Non sono luterano, per
Martin Lutero la pensava giusta sulle donne. "Le donne", diceva,
"dovrebbero restare a casa, starsene sedute tranquille, badare alle
faccende, procreare e crescere figli." Questo  il loro unico scopo,
secondo me.
E ora che ho sentito la vostra opinione, ribattei aspramente,
vorrei rientrare nella mia cella.
Con un inchino mi accontent.
Una sera scoppi un violento temporale. Mentre me ne stavo
alla finestra a godermi il fresco delle gocce che mi cadevano sul
viso, la porta si spalanc e Bess entr con il mio vassoio. Lanciai
un grido di gioia e sul suo largo viso butterato si accese un sorriso.
Ordini di servizio l'avevano tenuta lontana da me, mi spieg
mentre mangiavo. Susanna aveva l'incarico di occuparsi dei prigionieri
di Beauchamp, mentre lei doveva pensare a quelli della
White Tower ed essere a disposizione di lady Kingston al minimo
cenno. Abbiamo avuto un gran da fare con lady Douglas, non ho
mai sgobbato tanto in vita mia.
Lady Douglas?
La nipote scozzese del re. Non lo sapevate?  qui da mesi. Si 
fidanzata con un gentiluomo della corte senza chiedere il permesso
di Sua Maest, che perci ha fatto rinchiudere qui entrambi. Per
un membro della famiglia reale  tradimento organizzare il proprio
matrimonio in vista della successione. Bess sospir. Lady
Douglas  difficilissima da accontentare per via del...
Lo schianto di un altro tuono soffoc le sue parole e dalla
finestra entr una folata di vento. Perch non siete fradicia di
pioggia? le chiesi incuriosita, notando che aveva gli abiti asciutti.
I vari edifici sono collegati da gallerie sotterranee, rispose
Bess. Ma non posso fermarmi molto. Desterei sospetti. Sono
riuscita a venire soltanto ora perch oggi  il giorno in cui Susanna
pu andare a trovare i suoi a Southwark.
Ma cosa sapete della mia situazione? Cos'avete sentito?
Assolutamente nulla, disse. Tendo l'orecchio ogni giorno,
ma lady Kingston non ha parlato di voi, n lo ha fatto nessun altro.
Due settimane pi tardi Bess riusc a tornare a farmi visita, ma
anche stavolta non aveva niente da riferirmi.  cos strano, come
se non foste nemmeno qui, osserv.
Ecco. Non esisto pi, pensai, senza ascoltare Bess che continuava
a cianciare di lady Douglas e delle sue crisi di pianto.
Il caldo dell'estate pass. Le notti si fecero pi fredde. Un
giorno, durante una delle passeggiate con il comandante, vidi tra
i rami dei gelsi delle chiazze di foglie dorate. Mi mise addosso
una tristezza insopportabile, vedere quel segno tangibile dello
scorrere del tempo. Che ne era stato di mio padre? Come se la
cavavano al priorato di Dartford? Mi si strinse la gola e le lacrime
mi rigarono il viso.
Quel giorno segn l'inizio del periodo pi difficile per me alla
Torre. Oppressa da una cupa afflizione, non riuscivo nemmeno a
concentrarmi sugli scritti di Tommaso d'Aquino e a volte non mi
alzavo neppure dal letto. Pensavo spesso a mia madre, che aveva
vissuto i suoi ultimi anni malata e sofferente nel corpo, ma anche
nello spirito. E sentivo un'inquietante affinit con lei, con la sua
triste condizione.
Ma una sera tutto cambi: udii un tintinnare di chiavi alla porta
e un attimo dopo Bess irruppe nella cella con gli occhi fuori delle
orbite.
Vostro padre  nella Torre! annunci con il fiatone.
Cosa?!
Ho sentito dire che sir Richard Stafford  rinchiuso nella White
Tower, al piano inferiore. L'hanno portato due giorni fa. Domani
vi succeder qualcosa.
Le afferrai una mano. Bess, ditemi esattamente cos'avete
sentito. Non tralasciate nulla.
Sono entrata per sparecchiare e lady Kingston ha chiesto:
"Davvero lui  arrivato per interrogare Joanna Stafford domani?" E
sir William ha risposto: "S, per questo hanno condotto qui anche
suo padre due giorni fa. Norfolk ha voluto che fosse lui a occuparsi
degli Stafford.  l'unica persona cui d retta, a parte il re".
Nient'altro?
No, nient'altro. Per poco prima avevo sentito una delle guardie
dire che c'era un prigioniero nuovo, un nobile, al piano inferiore
della White Tower. Dev'essere vostro padre.
Tutta la mia fiacchezza, tutta la mia disperazione e tutta la mia
paura scomparvero, lasciando posto a una tenace determinazione.
Mio padre  vivo.  qui. Devo trovare il modo di vederlo.
Signora Stafford, disse Bess seria, potrebbero frustarmi e
marchiarmi a fuoco per questo, ma ho portato carta e penna con
me. Se gli scrivete un messaggio, glielo porter e gli chieder di
rispondervi.
Mentre la fissavo, in testa mi balen, chiarissimo, un piano.
No, Bess, risposi. Voi mi porterete da mio padre stanotte.
E so come faremo.

 Capitolo 10.

Bess, smettetela di tremare! Era cos agitata che la luce della
candela ondeggiava violentemente sulla parete buia.
Mi dispiace, signora Stafford, ma non posso farci niente. Il
suo vocione riecheggi lungo la galleria.
Non chiamatemi per nome, per favore.
Chin la testa e mi dispiacque di averla sgridata. Ma stava
rischiando la sua vita per me e dovevo fare del mio meglio per
proteggerla.
A un tratto udii alle mie spalle un rumore stridente, come di
unghie spezzate che grattavano contro un legno. Per non mi
voltai. Bess mi aveva avvertita dei ratti che popolavano la galleria
sotterranea. Continuiamo a liberare sempre pi gatti, ma sono
loro che scompaiono, non i topi.
Li avevo sentiti appena avevamo messo piede l e ne avevo
intravisto anche qualcuno, con la lunga coda lucida che sfrecciava
lungo lo stretto passaggio.
Ratti e corvi... borbott Bess. E le amiche di mia sorella
pensano che mi dia delle arie. Bah! Ci sono ratti e corvi dappertutto.
Non  esattamente il genere di palazzo reale che credono loro.
La lasciai dire. Quel mugugnare nervosamente magari l'aiutava
a calmarsi.
L'avevo convinta ad aiutarmi neanche un'ora prima. Mi ero coperta
la testa con una cuffia bianca di fortuna e, fingendo di essere
Susanna, mi ero caricata sulle braccia una pila di lenzuola pulite.
I prigionieri che dovevano essere interrogati dal duca di Norfolk
l'indomani avevano bisogno di cambiare la biancheria: cos avrei
risposto a chiunque mi avesse fatto delle domande. Susanna e io
avevamo tutt'e due i capelli neri e pi o meno la stessa altezza e
corporatura. Lei forse aveva qualche anno pi di me, ma essendo
notte speravo, tenendo gli occhi bassi e la cuffia ben calcata sulla
fronte e camminando dietro Bess, di riuscire a farmi passare per lei.
Fino a quel momento ci eravamo imbattute in una sola guardia,
occupata a controllare delle carte al primo piano della Beauchamp
Tower. Avevo tenuto la pila di lenzuola pi in alto che potevo, in
modo che mi coprisse quasi completamente il volto. Evidentemente
le mie preghiere erano state ascoltate, perch lo stratagemma aveva
funzionato. La guardia aveva dato appena un'occhiata a Bess e a
me e poi era tornata a occuparsi delle sue scartoffie. Pochi minuti
dopo Bess aveva aperto la porta che dava accesso alla galleria
sotterranea e avevamo sceso i gradini.
All'estremit opposta c'era la White Tower... e, nella White
Tower, mio padre.
Avevo pensato cos spesso a lui che mi pareva impossibile di
poterlo finalmente rivedere, parlargli, farmi consigliare su come
comportarmi durante l'interrogatorio. Bess mi aveva avvertita che
ci saremmo potute fermare soltanto pochi minuti. Magari ci fosse
stato pi tempo! Magari avessi potuto fargli la domanda che da
mesi mi tormentava la mente. Era, purtroppo, la stessa che il duca
di Norfolk mi aveva posto con i suoi modi rudi: C' mancato poco
che vostro padre si facesse saltare in aria con la polvere da sparo.
Perch diavolo avrebbe dovuto rischiare per la figlia bastarda di
suo fratello? Non lo sapevo assolutamente. La mia peggior paura
era che, rimasto solo a Stafford Castle, avesse perso in parte
il senno. Se per un qualche miracolo lui e io fossimo usciti vivi
dalla Torre, avevo gi giurato che l'avrei messo al centro della mia
vita. Tornare a Dartford era fuori discussione. Le trasgressioni
che avevo commesso contro l'ordine domenicano erano troppo
gravi. Ma se avessi potuto prendermi cura di mio padre, a Stafford
Castle o dovunque avesse ritenuto meglio, non avrei mai smesso
di ringraziare Ges per la Sua misericordia. Cullai nella mente
l'immagine di me che versavo della minestra in una scodella per
mio padre mentre lui mi sorrideva, completamente ristabilito, con
i cani ai suoi piedi, davanti a un bel fuocherello.
Bess si ferm di colpo e le sbattei contro. Per un pelo non fece
cadere il suo mazzo di chiavi.
Davanti a noi, al centro della galleria, c'erano due enormi ratti
acquattati. Non fuggirono come gli altri, anzi, voltarono la testa
per guardarci e la luce della candela si riflett nei loro occhi rossi
come la brace.
Che il Signore ci protegga, mormor Bess. Sembrano demoni,
vero?  un brutto segno, lo so.
Dovevo assolutamente allontanare quei ratti, altrimenti Bess
si sarebbe persa d'animo. Adagio, le passai davanti, con il cuore
che batteva forte.
I ratti non si mossero.
Via! Andatevene! gridai, battendo forte un piede per terra a
pochi passi dalle loro teste.
Funzion. I ratti sfrecciarono via, infilandosi a fatica in un
buco ai piedi della parete.
Grazie, sussurr Bess. Era pallida come una statua d'avorio
nella luce della candela e perle di sudore le rilucevano sopra il
labbro superiore.
Siamo quasi arrivate? chiesi.
S... guardate. Alz la candela in modo da far luce pi avanti
e mi mostr i gradini che c'erano in fondo. Tremava ancora e mi
guard con un'espressione desolata. Sapevamo entrambe che era
all'interno della White Tower che correvamo il maggior rischio
di venire scoperte.
Misi la pila di lenzuola sotto il braccio sinistro e le posai l'altra
mano sulla spalla.
Ecco, santificate il Signore, voi tutti, servi del Signore. La notte
alzate le mani verso il tempio e santificate il Signore. Signore, ti
supplico, accorri in mio aiuto; ascolta la mia voce quando t'invoco.
E proteggimi ora e sempre. Amen.
Che belle parole... mormor Bess.
Sorrisi malinconicamente. Sono di san Domenico, il fondatore
del mio ordine.
Signora, prego di non farvi fallire.
Avete gi fatto per me pi di chiunque altro da quando...
Mi manc la voce mentre rivedevo il viso di Geoffrey Scovill, il
suo sguardo addolorato per le mie parole offensive. Ma non era
il momento di indugiare su certe cose. Andiamo avanti, Bess.
Salimmo i gradini e quando arrivammo in cima, Bess apr la
porta che dava accesso alla White Tower.
Ci ritrovammo in un salone tanto vasto che la luce della nostra
candela non arrivava neppure fino al muro in fondo. Non si sentiva
un rumore. Sapevo che sir William e la moglie alloggiavano
nell'edificio, come pure lady Margaret Douglas, la sventurata nipote
del re caduta in disgrazia, e forse altre persone ancora, compreso
mio padre. Eppure, in quell'ambiente avvolto da un inquietante
silenzio, l'impressione era di essere soli.
Attraversammo in fretta la sala, molto pi fredda della galleria
appena percorsa. Rabbrividendo, pensai a Guglielmo il Conquistatore,
che aveva fatto erigere quella cittadella cinque secoli prima
per celebrare il suo orgoglio normanno e schiacciare i sassoni.
Quella stanza doveva essere stata un'enorme sala per i banchetti
o i ricevimenti dei primi sovrani.
Poi superammo una serie di stanze con il soffitto a volta, dove
grandi finestre lasciavano penetrare la luce della luna. In una di
esse, dalla parte opposta rispetto a dove mi trovavo, intravidi una
fioca luce rosso dorato. Non era la luna, n una candela: no, era
qualcosa di diverso. Diedi un colpetto sul braccio a Bess.  la
cappella, rispose frettolosamente senza fermarsi. Dunque, quelle
erano vetrate. Sentii il desiderio profondo di entrare l a pregare
per implorare l'aiuto divino, ma naturalmente non c'era tempo.
Poco dopo scorsi in lontananza la luce tremula di una torcia
fissata al muro. Bess, sempre davanti a me, raddrizz le spalle e
capii che quella era la nostra meta. Il cuore cominci a battermi
pi forte.
Sotto la torcia c'erano un tavolo e una sedia. Udii il rumore di
un passo, poi un altro e infine apparve una guardia, un uomo alto
con una lunga barba nera.
Salve, Tom, disse Bess a voce alta, mentre io sollevai in alto
le lenzuola per nascondere la faccia.
Bess, che ci fai qua? Non ti vedo mai da queste parti, chiese
la guardia in tono amichevole.
Dobbiamo portare delle lenzuola pulite al nobiluomo nel
corridoio meridionale, rispose Bess.
Stanotte?
Sua Grazia il duca di Norfolk lo interrogher domani. Non
gli piace quando i nobiluomini e le nobildonne puzzano, lo sai.
Tom non apr bocca. Il cuore mi batteva all'impazzata. Fissai
lo sguardo sulla sedia vuota; non volevo incrociare il suo sguardo.
Che mi venga un colpo! Ma quella  Susanna? sbott la
guardia con voce eccitata.
Non riuscivo a respirare n a muovere un muscolo.
Non sapevo che fossi suo amico, osserv Bess, pi tesa.
 pi di un anno che non ti vedo; te ne stai chiusa nella
Beauchamp Tower, eh, donna?
Di nuovo non dissi n feci nulla. Ero come paralizzata.
Ma perch non mi parli? Tom avanz pesantemente verso
di me. Sei ancora arrabbiata per Calendimaggio?
Abbassai il mucchio di lenzuola e sentii danzare sulle mie
guance il calore emanato dalla fiamma della torcia.
No, risposi con un filo di voce.
Lo guardai in faccia, sentendomi addosso i suoi occhi scuri,
penetranti, e abbozzai un sorriso.
Lui ricambi. Gli mancavano due denti. Sei proprio carina,
Susanna.
Be', adesso dobbiamo sbrigare il nostro lavoro, Tom, intervenne
Bess con voce stridula.
Certo, vi accompagno alla cella, disse la guardia.
No, ribatt prontamente Bess. Basta che mi dai le chiavi.
 buio l sotto, l'avvert Tom. Non ho acceso le torce.
Perch non vuoi che vi aiuti?
Non riuscii a trovare una risposta plausibile, e nemmeno Bess.
Cos lo seguimmo in silenzio e quando si ferm per accendere la
prima torcia, notai che aveva l'uniforme rosso e oro macchiata e
strappata in certi punti. Era pi trasandato delle altre guardie che
avevo visto. Forse per i turni di sorveglianza notturna nella Torre
sceglievano gli uomini meno in gamba.
Tom si mise a canticchiare a bocca chiusa; di tanto in tanto
si voltava e mi sorrideva come se avessi dovuto riconoscere la
canzone e io annuivo per confermarglielo. Mi aspettavo che da
un momento all'altro mi guardasse pi attentamente accorgendosi
che non ero Susanna, ma per fortuna non successe.
Dopo quella che mi parve un'eternit, finalmente si ferm e
accese una torcia fissata al muro accanto a una porta di legno.
Picchi forte e tuon con il suo vocione: Prigioniero, attenzione!
Hai visite. Poi apr la cella. Bess mi si avvicin da dietro con
la sua candela ormai quasi consumata e nel buio pesto riuscii a
intravedere in un angolo un letto su cui giaceva un corpo inerte.
Hai ragione, c' puzza qui dentro, convenne Tom. Avete
bisogno di una mano?
Questo  un lavoro da donne, rispose Bess con tono deciso.
Lasciaci pure con lui. Ci vorranno dieci minuti.
E va bene, grugn Tom. Non dovrei abbandonare cos a lungo
la mia postazione. Poi indietreggi e usc chiudendo a chiave.
Bess pos la candela sul pavimento e afferr le mie lenzuola.
Far io il lavoro mentre voi parlate.
Mi precipitai verso il letto. Padre, svegliatevi! Sono io, Joanna!
Vi prego, svegliatevi!
Era coricato a faccia in gi sotto una coperta e lo scossi per una
spalla: la sentii magra e ossuta, probabilmente era molto deperito.
Non si riscosse e mi sentii prendere dalla paura. Mio padre era
forse morto l dentro? Allungai una mano e gli accarezzai i folti
capelli; riuscivo a malapena a distinguere la sua sagoma alla fioca
luce della candela. Finalmente mosse la testa, si volt e apr gli occhi.
Non era mio padre.
No! gridai. Non  possibile!
Cosa succede? chiese Bess, accorrendo subito al mio fianco.
Quest'uomo non  mio padre.
Ma deve esserlo, insistette. A meno che...
Cosa?
Non abbiamo specificato a Tom che dovevamo andare dal prigioniero
Stafford. Probabilmente c' un altro nobiluomo rinchiuso
qui, ma Tom ha pensato che fosse questo che Norfolk interrogher
domani. Oh, no!
Mi battei un pugno sulla coscia. Dobbiamo assolutamente
fare in modo che Tom ci porti da mio padre.
No, no, signora. Bess scosse la testa. Non possiamo. Sembrerebbe
troppo strano. Ho paura che sospetti gi qualcosa.
Uno scricchiolio ci interruppe. Sobbalzando, ci rendemmo conto
che l'uomo sul letto si era mosso. Evidentemente ci stava ascoltando.
Io vi conosco, disse con voce roca. Joanna Stafford. Cosa
ci fate qui?
Lo guardai. Non c'era nulla di familiare in lui: un paio di enormi
occhi scuri in un viso macilento, dagli zigomi sporgenti e le labbra
esangui e spaccate. Sono Charles, ansim. Charles Howard.
Bess rest senza fiato. L'uomo che ha cercato di sposare lady
Margaret Douglas!
Non potevo crederci. L'impudente, arrogante giovane Howard
che anni prima si era preso gioco di me a Stafford Castle non
somigliava per nulla a quello scheletro.
Charles, siete davvero voi? Avete corteggiato voi la nipote
del re? chiesi.
Lui chiuse gli occhi e annu.
Ma vostro fratello sa che siete qui? Il duca di Norfolk  stato
informato?
Il suo corpo fu scosso da un tremito e temetti che avesse le
convulsioni. Invece stava ridendo. E da come storse la bocca,
finalmente lo riconobbi.
Smettetela, lo rimproverai con un colpetto sulla spalla. Vi
far stare peggio.
Ho i polmoni marci, Joanna, e sto morendo.  quello che mio
fratello vuole.  quello che vogliono tutti.  il modo migliore per
risolvere la faccenda.
Risolvere cosa?
Il mio tradimento. Respirava a fatica. Il nostro tradimento.
Ma quanto mi amava! Le poesie che mi scriveva... La voce gli
mor in un violento accesso di tosse.
E vi ama ancora, signore, intervenne Bess. Io lo so. Mi
sono occupata io di lei. Le sue parole mi lasciarono perplessa.
Bess mi aveva raccontato solo di una ragazza stizzosa, infuriata
per il castigo del suo regale zio. Ma la ringraziai silenziosamente
per il suo buon cuore.
Charles, dal canto suo, parve riprendersi un po' dopo aver udito
Bess. Davvero mi ama ancora? Credevo che anche lei mi volesse
morto. Cos avrebbe potuto sposare qualcun altro con il consenso
del re. Batt le palpebre e ci fiss con occhi pi vivaci. Ma voi,
perch siete qui?
Spiegateglielo, signora, mi invit Bess, mentre io cambio
le lenzuola. Prima per bisogna che lo solleviamo.
Tirammo su il suo povero corpo dal letto senza alcuna fatica:
ormai era ridotto pelle e ossa. Lo adagiammo sulla sedia e gli raccontai
del rogo di Margaret, del nostro arresto, dell'interrogatorio
del duca di Norfolk e delle notizie carpite da Bess che ci avevano
condotte per errore nella sua cella.
Un uomo oltre al re cui mio fratello presta orecchio? si
domand Charles. Lui giudica tutti degli idioti.
Scossi la testa. Speravo che mio padre lo sapesse.
Potrebbe essere l'arcivescovo Cranmer? chiese Bess. O
Cromwell? Entrambi sono stati qui per interrogare dei prigionieri.
Charles ci riflett. Certo, sono i due uomini pi illustri del
Paese. Ma mio fratello odia con tutto se stesso l'arcivescovo di
Canterbury e il Lord del Sigillo Privato. Non d loro ascolto, n
lo farebbe mai.
Li odia? chiesi, sorpresa.
Sua Grazia, il mio caro fratello, disprezza gli uomini di modesti
natali che il re ha elevato ad alti ranghi. Per giunta, sono entrambi
nemici della vecchia fede. Perci non  schierato con loro.
Ma al duca non importa niente della vecchia fede... ha guidato
l'esercito contro la ribellione! esclamai, confusa. Ha fatto
impiccare tutti i ribelli!
Mio fratello non disobbedirebbe mai a un ordine del re, ma
in cuor suo sta dalla parte della vecchia fede. Charles si strinse
nelle spalle.  come Gardiner.
Il vescovo di Winchester? chiese Bess.
Gi, proprio lui. Se c' un uomo a cui mio fratello d ascolto,
 lo scaltro Gardiner. Ma si trova in Francia. Il re si  infuriato con
lui e lo ha nominato ambasciatore permanente. Non pu essere
Gardiner che verr a interrogarvi. Ricominci a tossire in un
modo penoso, e quando tolse la mano dalla bocca notai che era
sporca di sangue.
Si sent bussare alla porta. Avete fatto? chiese Tom dal
corridoio.
Dacci un minuto! grid Bess. Poi, rivolta a Charles, soggiunse:
Signore, dobbiamo rimettervi a letto.
Io lo baciai sulla guancia delicata: scottava. Addio.
Bess aspettava alla porta. La presi per una manica. Lasciate
che provi a convincere Tom a condurmi da mio padre, la supplicai.
Possiamo dirgli che dobbiamo cambiare anche le sue lenzuola.
In fondo, fin qui ci siamo arrivate!
Bess scosse la testa. Non funzioner, signora. Me lo sento.
Ci scopriranno quando...
La porta si spalanc e Tom fece capolino. Finito?
S, rispose Bess. Ora dobbiamo solo portare a bruciare le
lenzuola vecchie.
Lasciatele nel corridoio, disse Tom. Ci penser io.
Uscimmo dalla cella. Lui richiuse la porta alle nostre spalle e
poi rest fermo l. Aprii la bocca per fare la mia supplica, ma la
richiusi subito. Non potevo pi nascondermi dietro il mucchio di
lenzuola e Tom mi stava scrutando con una strana luce negli occhi.
Ho controllato con l'ufficiale della guardia, cominci lentamente,
e non sapeva di nessun ordine di rassettare la cella di
lord Howard n di chiunque altro a quest'ora di notte. Son cose
che si possono benissimo fare di mattina. Infatti, mi sembrava non
avesse granch senso...
La gola mi si strinse.
Abbiamo ricevuto degli ordini, replic Bess.
Tom sogghign. Non  che gli avete portato una lettera d'amore
da parte di lady Douglas?
Certo che no! esclam Bess con aria indignata. Controlla
tu stesso nella cella.
Non credo che lo far, disse Tom, senza staccarmi gli occhi
di dosso.
Sentii un debole ronzio nelle orecchie.
Andiamo, decise poi, facendoci un cenno con la testa.
Lo seguimmo lungo il corridoio. Io lanciavo occhiate alle porte
di legno che si susseguivano lungo il muro. C'era mio padre dietro
una di quelle? Mi ero giocata tutto per trovarlo. E non solo. Avevo
trascinato in quella follia la povera Bess. Pensai a come salvarla,
come giustificare il suo coinvolgimento, ma non riuscivo a trovare
nessuna ragione plausibile.
Arrivammo alla postazione di Tom. Mi aspettai che chiamasse
un'altra guardia e che ci scortassero incontro al nostro destino.
Invece, mi afferr per un braccio e mi attir a s. La sua barba
ispida mi graffi la fronte. Vieni con me, Susanna... Cercai di
ritrarmi, ma non ci riuscii.
Cosa stai facendo, Tom? chiese Bess.
Voi due bambine state combinando qualcosa di losco, ma io
non dir una parola. Passare un po' di tempo solo con Susanna,
non chiedo altro, dopodich vi porter negli alloggi delle serve e
dimenticher tutta la faccenda.
No, dissi.
Dai, Susanna! Non  che non l'abbiamo mai fatto prima! Dannazione,
ero ubriaco fradicio quella notte, ma me la ricordo la tua boccuccia
morbida. E adesso sono sobrio come un neonato, tesoruccio.
Non la lascer sola con te! esclam Bess.
Se vuoi puoi restare a guardare, non mi d fastidio, ribatt Tom.
Accadde in un lampo. Bess salt con tutta la forza che aveva
in corpo sul suo piede destro. Tom mi moll, ululando per il dolore,
e allora Bess, usando le mani come una mazza, lo colp con
violenza alla nuca. Lui cadde a faccia in gi, con un tonfo sordo.
Via! Bess mi prese per un braccio e fuggimmo nell'oscurit
della White Tower.

 Capitolo 11.

Riattraversammo di corsa le sale con il soffitto a volta. Ora non
avevamo nemmeno pi la candela, ma dalle finestre la luce della
luna bastava a guidarci. E Bess, grazie a Dio, conosceva bene la
fortezza.
Svoltammo precipitosamente a un angolo e di colpo lei si
appiatt contro il muro. Dapprima pensai che si fosse fermata per
prendere fiato, invece scosse la testa facendomi segno di star zitta.
Un dolore lancinante al fianco mi costrinse a piegarmi in due.
Sentite? mi sussurr.
Pochi secondi ed eccoli: passi pesanti che si avvicinavano
rapidamente. Terrorizzata, annuii.
Fece una smorfia. La cappella... bisbigli.
Adesso avanzavamo piano, guardandoci alle spalle con il terrore
di scorgere la sagoma imponente di Tom. Ci stava inseguendo
da solo? Chiss perch non aveva chiamato rinforzi e nemmeno
gridato di fermarci.
In pochi minuti raggiungemmo un portale ad arco e Bess mi
tir dietro di lei.
Era un luogo molto bello, con eleganti colonne di pietra che
fiancheggiavano i lunghi banchi, l'alto soffitto e tre vetrate attraverso
cui filtrava la luce della luna, delicatamente colorata. Non
ascoltavo la messa o entravo in una chiesa da cos tanto tempo che
mi sentii quasi mancare e mi aggrappai a un banco per non cadere.
Strisciammo fino a met della navata e c'inginocchiammo sul
pavimento. Bess si mordeva le labbra e capii che stava pensando
a come ce la saremmo potuta cavare.
Mi sembr di sentire un debole rumore, ma forse era solo
colpa dei miei nervi tesi. Poco dopo, per, lo udii di nuovo. E
anche Bess lo colse, perch mi afferr il polso e lo strinse forte,
al punto da farmi male.
Susanna? Bess? La voce di Tom, non pi di un sussurro,
arrivava da dietro di noi, appena fuori della cappella.
Chiusi gli occhi.
Siete l dentro, vero, bambine?
Bess s'irrigid.
Mi dispiace, lo so che vi ho spaventate, continu lui in tono
conciliante. Ho sbagliato. Ho perso la testa. Venite fuori e non
ne parleremo pi.
Sentendo Bess che mi lasciava il polso come se volesse alzarsi,
aprii gli occhi di scatto. Bess, no! le bisbigliai.
Avvertii qualcosa di freddo sulla mano: era il suo mazzo di
chiavi.
Premendo la bocca contro il mio orecchio, sussurr: Signora,
adesso io esco e lo allontano da qui. Gli dir che siete andata avanti
e che io invece mi son voluta fermare per una preghiera. Mi riporter
negli alloggi della servit e si metter a cercarvi qui intorno.
Certo non s'immaginer che vi siate diretta verso la Beauchamp
Tower.  dalla parte opposta.
Scossi forte la testa. Non ce la far mai a tornare fino alla mia
cella senza di voi!
S che ce la farete. Seguite la galleria; a quest'ora di notte
non ce la fareste dall'esterno. Mi premette pi forte le chiavi in
mano. Lasciatele nella vostra cella, sotto il letto. Trover il modo
di venire a prenderle domani.
E prima che potessi dire qualcosa o trattenerla, Bess si alz e
corse verso l'ingresso della cappella.
Sei proprio tu, Tom? chiese. Non ti comporterai come un
bestione con me, vero? Altrimenti non uscir.
Dov' Susanna? La sua voce era pi forte di prima.
Era tutta spaventata ed  andata dritta agli alloggi della servit,
mentre io mi sono fermata a pregare un po'. Lo sai che lei non 
una di chiesa.
Davvero?
Le dita mi tremarono intorno al mazzo di chiavi. Tom non
credeva a Bess. In un attimo sarebbe stata la fine.
Dalle profondit della Torre risuon cupa la voce di un secondo
uomo: Chi va l? Fatevi riconoscere!
Sono Tom Sharad, signore. Sto scortando Bess che ha finito
il suo turno di notte.
Udii i passi rapidi di Bess che usciva in fretta dalla cappella;
poi altri passi di gente che si allontanava. Sentii delle voci di
uomini, quindi quella di Bess, ma non riuscii a capire che cosa
stavano dicendo. Non sembravano agitate o furiose; in qualche
modo Bess se la stava cavando. Le voci si fecero pi deboli e
mi resi conto che i tre si allontanavano. Dopo pochi istanti cal
il silenzio.
Provai ad alzarmi, ma le ginocchia mi cedettero e mi accasciai
su un banco, spaventatissima. Come avrei fatto a tornare alla
Beauchamp Tower se non riuscivo neanche a stare in piedi nella
cappella? Forse era meglio restare l e aspettare l'alba per rischiare.
Ma la mia cella veniva sempre controllata dalla pattuglia di ronda
subito dopo l'alba. Alla luce del giorno non ce l'avrei mai fatta ad
arrivare in tempo, oltrepassando tutti i posti di guardia, sempre
fingendo di essere Susanna.
No, dovevo andarmene subito.
Riattraversai le sale con il soffitto a volta, che si susseguivano
l'una dopo l'altra, e ritrovai la strada per il salone. Ormai i miei
occhi si erano abituati all'oscurit e riuscii a individuare la porta di
legno che dava accesso alla galleria sotterranea. Attaccate al mazzo
di Bess c'erano dieci chiavi: al secondo tentativo l'uscio si apr.
Tremando, feci un passo avanti e scesi i gradini appoggiandomi
al muro. Sull'ultimo, mi immobilizzai per la paura. Inoltrarmi nella
galleria mi terrorizzava. Mentre indugiavo, udii lo stridio dei ratti.
Dovevano essere tantissimi. Mi sembrava di sentirmi sfiorare le
gambe dai loro musi pelosi.
Maria, madre di Dio, proteggimi, implorai, mentre la voce
mi si spezzava in gola. Ero una piccola e debole donna alle soglie
dell'inferno.
Feci un respiro profondo. Sciocchezze. In fondo si trattava di
animaletti che avrei potuto respingere.
Non mi bloccherete! gridai. Io sono Joanna Stafford e non
mi lascer fermare!
Saltai a pi pari nella galleria e mi avviai nell'oscurit, sfiorando
con una mano il muro di pietra umido e sgretolato e tendendo
l'altro braccio davanti a me.
Continuavo a ripetermi: Io sono Joanna Stafford e non mi lascer
fermare. Ero stufa di correre e nascondermi e avere paura.
Mi sentivo addosso una temerariet sconosciuta.
Per tre volte, mentre avanzavo nella galleria buia, toccai con
il piede qualcosa di vivo, un corpo caldo e fremente. E ogni volta
lo scostai con un calcio e proseguii senza fermarmi.
Come Dio volle, arrivai in fondo al cunicolo.
Trovai la chiave giusta per aprire la porta e la socchiusi appena.
Doveva essere almeno mezzanotte, ma le guardie erano sempre di
ronda, mi aveva avvertita Bess.
Vidi brillare una luce nel corridoio della Beauchamp Tower.
Dischiusi l'uscio un po' di pi. A una ventina di passi da me c'era
un uomo seduto con le gambe allungate davanti a s. Tra lui e me
c'era la scala di pietra che portava alla mia cella: come raggiungerla
senza farmi vedere?
Ero appoggiata alla porta e riflettevo freneticamente, quando
un borbottio mi fece sobbalzare e l'uscio si spalanc con un forte
scricchiolio. Arretrai e aspettai, tremando di paura.
Ma la guardia non reag. Capii perch: stava russando.
Mi inumidii le labbra con la lingua e poi, muovendomi pi
cautamente e silenziosamente che potevo, avanzai lungo il corridoio.
Un passo, poi un altro. La guardia mugugn di nuovo, ma
sempre nel sonno.
Raggiunsi la scala, ma l'avevo percorsa solo una volta, seguendo
passo passo Bess, senza badare alla direzione che prendevamo,
troppo concentrata a tenere la pila di lenzuola davanti al viso e
farmi passare per Susanna.
E adesso non sapevo da che parte andare.
Ricorda, mi intimai. Ricorda quanti piani hai fatto, dove devi
svoltare. Chiusi forte gli occhi, poi li riaprii e fissai la scala a
chiocciola che saliva per tre piani. La mia cella era al secondo,
ma da quale parte? Ciascun piano aveva due corridoi.
Optai per quello a sinistra del secondo piano.
Invece mi sbagliai. Me ne resi conto quando mi trovai davanti
a un'arcata dipinta di fresco: non l'avevo vista prima. Tornai sui
miei passi, cercando la scala a chiocciola per ricominciare da capo.
Ma non riuscii pi a trovarla.
Mi appoggiai a un muro, premendo la fronte contro la pietra.
Ero sfinita, avevo male dappertutto, ma non volli fermarmi l
troppo a lungo e ripresi la mia affannosa ricerca. Ero capace di
tradurre interi volumi in latino, di parlare spagnolo e francese, di
ricamare alla perfezione, suonare, amministrare somme, ma non
avevo mai avuto il senso dell'orientamento. Non l'avevo quando
mi ero persa nel labirinto di mio zio tanti anni prima e continuavo
a non averlo nemmeno ora.
Mi ritrovai in fondo a un lungo corridoio chiuso da una grande
porta. L'aprii e l'aria della notte mi invest.

 Capitolo 12.

Dunque ero fuori, sul camminamento che percorrevo avanti e
indietro ogni settimana con il comandante.
Migliaia di stelle palpitavano nel cielo limpido di ottobre, in
una danza di cui soltanto Dio comprendeva il disegno. Avanzai
di qualche passo, rabbrividendo nella fredda brezza notturna. Era
tanto tempo che non vedevo le stelle. Inspirai profondamente, assaporando
l'odore umido e paludoso del Tamigi, ma subito dopo
mi si serr la gola al pensiero che quella poteva essere l'ultima
volta che guardavo il cielo notturno.
Trovai la forza di tornare verso la porta, ma con angoscia mi
resi conto che si era richiusa alle mie spalle senza che me ne
accorgessi. Cominciai a tirarla forte. Niente. Non si apriva pi.
Cercando di mantenere la calma, provai tutte le chiavi, ma nessuna
funzion. Corsi all'altra estremit del camminamento, per anche
l c'era un uscio chiuso che non potevo aprire con il mio mazzo.
Ero intrappolata su quello stretto camminamento, a centinaia
di piedi dal suolo.
Furiosa con me stessa per la mia stupidit, mi accasciai per
terra, strinsi le ginocchia al petto e mi misi a dondolare avanti e
indietro, singhiozzando.
Fui perfino tentata dall'idea di togliermi la vita. Un peccato
mortale imperdonabile per un buon cristiano, ma che avrebbe
messo fine alle mie sofferenze e salvato Bess.
Rimasi l a lungo, rannicchiata per terra e terrorizzata, senza
trovare il coraggio di tirarmi in piedi per paura, poi, di lanciarmi
nel vuoto, oltre il parapetto.
Naturalmente pregai. Ma furono deboli implorazioni. E come
tutte le mie altre preghiere da quand'ero arrivata a Smithfield,
anche quelle non ottennero risposta. A un certo punto scivolai
in un torpido dormiveglia, finch gli uccelli del fiume non mi
riscossero con i loro stridi. Mi tirai su e guardai verso oriente. S,
il cielo stava ingrigendo e l'alba era vicina. Altri uccelli passarono
in volo sopra di me sbattendo le ali con un rumore sordo. E quelle
creature felici che volteggiavano rasenti alle mura di una prigione
mi smossero qualcosa dentro.
Non ero pronta ad arrendermi.
La mia unica, debole speranza era nascondermi dietro la porta.
Mi ero infatti ricordata di aver visto, nelle mie passeggiate sul
camminamento, che le porte venivano spalancate verso l'esterno.
Perci avrei potuto aspettare finch si fosse presentata l'occasione
di sgattaiolare dentro e precipitarmi nella mia cella.
Mi piazzai accanto al battente. Il grigiore del cielo fu sostituito
da una pallida velatura arancione: il sole indugiava appena sotto
l'orizzonte a oriente e il freddo era gi meno pungente.
Udii delle voci, due uomini che arrivavano dal corridoio. Mi
appiattii contro il muro, sentii un tintinnio di chiavi e poi la porta
si apr sbattendo con violenza contro il mio petto. Mi tappai la
bocca per soffocare un gemito di dolore.
Mia moglie ha partorito in tre ore, diceva uno dei due uomini.
Potrebbe succedere prima di cena.
Un piede diede, all'indietro, un calcio alla porta. Che per
non si chiuse.
S, ma non sempre capita cos in fretta, ribatt l'altro. Potrebbe
volerci anche di pi.
Si allontanarono e oltrepassarono anche l'altra porta. Poi cal
il silenzio. Era la mia occasione, l'unica.
Feci capolino: nessuno in vista. Mi lanciai nel corridoio. Sentii
i prigionieri che si muovevano nelle loro celle. In lontananza vidi
arrivare un servitore con un cesto: aveva l'aria mezza
addormentata e non mi disse nulla quando gli passai accanto tenendo gli
occhi bassi.
In pochi istanti raggiunsi la mia cella e con le mani che tremavano
cominciai a cercare la chiave. Bess doveva senz'altro avercela.
Finalmente la trovai. Aprii, mi chiusi dentro, poi, barcollando,
raggiunsi il letto. La stanza cominci a girarmi vorticosamente
intorno mentre mi toglievo la cuffia e la nascondevo sotto il pagliericcio
insieme con le chiavi.
Crollai in un sonno pesantissimo, senza sogni, finch fui svegliata
da una voce. E da due mani che mi scrollavano forte.
Aprii gli occhi e vidi la faccia di lady Kingston, terrorizzata.
Cosa c', signora Stafford? chiese con voce preoccupata.
Vi sentite male?
Scossi la testa; non avevo nemmeno la forza di parlare.
Siete cos fredda, eppure avete gli abiti madidi di sudore: com'
possibile? Ges, aiutaci. Il vestito azzurro chiaro che portava non
le donava: la faceva sembrare molto pi vecchia dell'ultima volta
che l'avevo vista.
Si volt. Bess, portatele il cibo e il vino, presto! La mia Bess
si avvicin: i suoi occhi brillavano di sollievo.
Mi aiut silenziosamente a mangiare mentre lady Kingston mi
lavava il viso con un panno caldo, poi mi fece indossare in fretta
un vestito pulito e mi spazzol i capelli. Perch devono venire
proprio oggi che la regina Jane  costretta a letto? borbott.
Oh,  la regina che sta per avere il bambino? chiesi.
E chi altri? ribatt seccamente lady Kingston. Le sue doglie
sono cominciate presto gi ieri. Dicono che stia soffrendo molto.
Fuori della cella sentii delle voci maschili che si avvicinavano.
Stranamente, non provai un'ansia particolare. Poche ore prima ero
riuscita a rientrare nella mia cella dal camminamento del castello:
doveva essere un segno. Un segno che la fortuna forse ora stava
girando dalla mia parte.
La porta si spalanc e sir William entr nella cella, scambiando
con la moglie una rapida occhiata, come d'intesa. Lei annu e si
affrett a mettersi al suo fianco.
Poi apparve il duca di Norfolk, con un sontuoso mantello di
pelliccia e preziosi, scintillanti anelli alle dita. Non mi degn di
uno sguardo: appariva tirato, teso.
Il cuore cominci a battermi forte quando nella cella entr a
grandi passi un terzo personaggio. Doveva avere una quarantina
d'anni. Indossava una lunga tunica di un bianco immacolato e sui
capelli scuri, ben pettinati e sfumati di grigio, portava una berretta
nera. Aveva occhi nocciola chiaro e folte sopracciglia scure, il
naso allungato e le labbra carnose. Non era n alto n basso, n
bello n brutto.
Mi guard fisso e nella sua espressione in apparenza tranquilla
fremette qualcosa che assomigliava molto all'agitazione.
Il duca di Norfolk si schiar la voce. Signora Stafford, questo
 il vescovo di Winchester. Ha delle domande da porvi.
M'inchinai profondamente.
Il vescovo si volt verso il duca e, con mio stupore, gli diede
un colpetto sul braccio. Non c' bisogno che restiate, Thomas,
disse con una voce bassa e gradevole. So che avete affari urgenti
che vi aspettano. Norfolk annu e se ne and, mentre il prelato
rivolgeva un cenno - piuttosto imperioso, pensai - ai Kingston
e a Bess, che se ne stava in un angolo. Tutti voi potete andare.
Proceder da solo. Sar pi efficace.
A uno a uno, tutti e tre uscirono dalla cella.
Il vescovo si volt e mi sorrise: un sorriso rapido, freddo. Mi
chiamo Stephen Gardiner, sorella Joanna, cominci. Sono stato
a corte per anni, ma non credo che ci siamo mai incontrati.
Feci segno di no con la testa. Fu un tale sollievo sentirmi chiamare
di nuovo come in convento: forse perch ero soltanto una
novizia, nella Torre nessuno mi si era mai rivolto cos.
Il vescovo Gardiner fece un passo avanti e mi scrut attentamente.
Sembrate molto stanca, sorella. Non siete malata, vero?
Ci sono casi di febbre miliare in citt. Se vi avessero esposta a una
qualsiasi forma di contagio, nonostante le mie precise istruzioni,
ci saranno delle conseguenze.
Non aveva alzato la voce. Eppure quella sua moderazione, quel
suo tono calmo e pacato, mi inquietarono.
Sto abbastanza bene, lo rassicurai.
Mi rendo conto che non dev'essere stato facile per voi nella
Torre. Sospir. Non  stato possibile evitarlo. Sono riuscito
a venire a Londra soltanto ora. La nascita dell'erede del re si 
rivelata l'unico motivo abbastanza importante per permettermi
di chiedere umilmente una licenza dai miei obblighi in Francia.
Dunque sono stata tenuta rinchiusa qui tutto questo tempo
senza che nessun altro mi interrogasse perch dovevamo aspettare
che voi tornaste in Inghilterra? chiesi, confusa.
Non rispose.
Avete pagato voi per il mio vitto in questi mesi?
Il vescovo di Winchester chiuse gli occhi e annu molto lentamente.
Mi sentii barcollare e m'inginocchiai ai suoi piedi con le mani
giunte. Vescovo Gardiner, vi prego, dovete credermi! Non sono
colpevole di alcun delitto contro il re! Volevo bene a mia cugina,
Margaret Bulmer, e ho solo cercato di onorare il nostro legame di
famiglia assistendo alla sua esecuzione. Non ho mai complottato
ai danni di Sua Maest. Ho riconosciuto l'Atto di Supremazia.
Sono un suddito leale e sincero.
Il vescovo si chin e sentii le sue mani, fredde e morbide, sulle
mie spalle. Lo so, disse.
Spost le mani sulla mia testa e mi accarezz i capelli, raccolti
sulla nuca. Bench in quel gesto non ci fosse nulla di lascivo, rabbrividii.
Mi accarezzava come fa un cacciatore con il suo levriero
preferito.
Chiss, si domand, riflettendo ad alta voce, se sarete voi
la rete che m'intrappoler?

 Capitolo 13.

Il vescovo Gardiner mi invit a sedermi e rest in piedi di fronte
a me. Non potei evitare di fissargli le mani: non avevo mai visto
dita cos lunghe in un uomo. Cominci a battere gli indici l'uno
contro l'altro. Non disse nulla. E continu semplicemente a tamburellare
con le dita.
Vescovo Gardiner?... azzardai.
Immagino vogliate vedere vostro padre, sir Richard Stafford.
Fu come se mi avesse letto nel pensiero.
Oh, s, s, lo vorrei, lo vorrei tanto! balbettai. Sarebbe
possibile?
Quando, e in che modo, lo vedrete, dipende da voi, sorella
Joanna, rispose. Dipende tutto da voi. Di nuovo mi parve di
cogliere dietro il suo atteggiamento tranquillo un'agitazione,
rigidamente imbrigliata.
Batt ancora gli indici l'uno contro l'altro, tre volte. Ditemi
tutto quello che sapete sul mio conto.
Era una domanda inaspettata... e difficile. Se solo avessi
ascoltato con pi attenzione i discorsi che si facevano a Stafford
Castle a proposito dei membri del consiglio del re! Che fossero
uomini di Chiesa, nobili, soldati o segretari, per me erano tutti
figure indistinte. Sapevo che Gardiner era stato ordinato quando
in Inghilterra la vera fede non era stata ancora minacciata: non
era un vescovo eretico. Ma era comunque il fidato consigliere del
re e un alleato del duca di Norfolk. Avevo perci tutte le ragioni
per essere prudente.
All'inizio eravate un uomo del cardinale Wolsey. Operaste al
suo servizio, e dopo che il cardinale fu... Cercai disperatamente
di ricordare la sequenza degli eventi.
Messo al bando dal re, privato del potere e arrestato con
l'accusa di alto tradimento? continu il vescovo Gardiner con
tono freddo.
S, s, dopo che il cardinale fu... che se ne fu andato, allora
diventaste importante per il re. Mi accorsi di stare arrossendo; non
riuscivo a ricordare i particolari e detestavo dare l'impressione di
apparire cos ignorante. Il re vi nomin vescovo di Winchester e
membro del suo consiglio. E ora siete il suo primo ambasciatore
in Francia.
Il vescovo fece un mezzo sorriso.  tutto quanto sapete di
me? Confesso di essere un po' sorpreso.
Non m'interesso di politica, mormorai.
Ma io s, sorella Joanna. Ho studiato a Cambridge, sapete?
Sono stato l sette anni prima di diventare il nuovo segretario di
Wolsey. Ricordo ancora la notte prima che arrivasse per esaminare
i candidati selezionati per quella posizione. Desideravo ardentemente
che mi scegliesse e non riuscii a chiudere occhio. E poi...
successe. Il cardinale Wolsey si accorse subito che ero un tipo
promettente. Cap che sarei andato lontano.
L'emozione s'insinu nella sua voce. Il discorso era pieno
d'orgoglio, ma c'era anche qualcos'altro. Poteva essere una sfumatura
di vergogna? Era come se lo stessi ascoltando di nascosto
mentre si confessava.
Feci rapidi progressi al servizio del cardinale, continu.
Perch conoscevo bene il diritto. Ero avvocato e maestro, oltre
che uno stimato studioso di giurisprudenza. In quella veste ho
visitato Parigi e Roma. A Roma sono stato ben cinque volte da
allora, trascorrendo molte ore negli archivi pontifici.
S'interruppe, come per farmi imprimere bene in testa l'importanza
di tutto questo. Mi agitai sulla sedia, a disagio. Non riuscivo
a immaginare che cosa c'entrassero i suoi viaggi, o qualsiasi altro
dettaglio della sua vita precedente, con il mio interrogatorio.
Nessuno in Inghilterra possiede una conoscenza pi profonda
della mia in materia di diritto canonico e civile. Per questo mi
rivelai tanto utile. Il re voleva divorziare da Caterina d'Aragona,
ma il pontefice gli neg l'autorizzazione. Allora il sovrano ricorse
al diritto civile. Ero l'unico in grado di offrirgli delle... soluzioni
legali. Discussi il caso di Sua Maest direttamente con papa Clemente
in persona.
Mi sentii percorrere da un brivido gelido. Era stato il divorzio
del re da Caterina d'Aragona a portare il caos nel nostro Paese e
adesso mi trovavo di fronte a uno degli artefici di quel disastro.
Com' facile da leggere il vostro viso, sorella Joanna! Mi state
guardando come se fossi Lucifero in persona!
Imbarazzata, abbassai gli occhi.
So che foste al servizio di Caterina d'Aragona dopo il divorzio,
come dama di corte. Sospir. No, non potreste mai comprendere
il mio operato. Sarebbe eccessivo da parte mia aspettarmelo. Mettiamola
semplicemente cos: io servo la casa dei Tudor. Colsi una
sfumatura di sprezzo nel modo in cui pronunci il nome Tudor.
Il vescovo Gardiner batt di nuovo tre volte l'uno contro l'altro
i suoi indici lunghi e affusolati, pi in fretta di prima.
Non siete cos bene informata sui fatti pi recenti, perci
parliamo del passato, d'accordo? Conoscete la storia? La storia
inglese?
Annuii.
Ricordate Edoardo terzo? E suo figlio, il Principe Nero? Cosa
sapete di Riccardo Cuor di Leone? O del principe Arturo, il defunto
fratello del nostro re?
Mentre il vescovo elencava quei nomi, mi venne un dubbio
sulle sue condizioni mentali.
Sapete chi erano quei personaggi, sorella Joanna? ripet,
scandendo le parole come se fossi stata lenta a capire. Per favore,
rispondetemi.
S. Ma cosa c'entrano?
Edoardo terzo fond il vostro priorato quasi due secoli fa, questo
certamente vi  noto.
S, vescovo, replicai.
Per lui era di capitale importanza che esistesse un convento
di monache nei pressi di Londra, vicino alla corte. E non di un
ordine qualsiasi. Dovevano essere domenicane. Vi siete mai
chiesta perch volle fondare il primo convento domenicano in
Inghilterra?
Cercai di ricordare cosa mi avevano spiegato a Dartford. Perch
le monache domenicane sono un ordine di elevata spiritualit,
vivono in clausura e sono votate a diffondere la parola di Dio.
Gardiner sorrise. Certe cose non cambiano, nemmeno oggi.
Nelle giovani novizie di un ordine domenicano viene instillato
un tale orgoglio!
Arrossii. L'orgoglio era un peccato. Perdonatemi, vescovo
Gardiner.
No, no, anzi,  un aspetto che torna a onore della vostra badessa.
Quindi prosegu con il suo discorso. La regina Eleonora
di Castiglia, moglie del primo re Edoardo, aveva gi cercato di
creare un convento di monache a Dartford. Ma fu soltanto quando
suo nipote Edoardo terzo abbracci la causa che cominciarono i lavori
di costruzione. Lui finanzi la costruzione con i fondi del suo
appannaggio reale e insistette per far venire dalla Francia quattro
domenicane anziane perch fondassero il convento di Dartford.
Il suo coinvolgimento era cos profondo che, all'epoca, venne
giudicato stupefacente. Il suo primogenito ed erede, Edoardo,
detto il Principe Nero, stava morendo. L'Inghilterra era appena
uscita sconfitta da una guerra con la Francia. Il Parlamento si era
rifiutato di approvare nuove tasse. Eppure, Edoardo terzo appariva
letteralmente ossessionato dal progetto della fondazione del priorato
di Dartford. Lo rivelarono nella loro corrispondenza perfino
gli ambasciatori stranieri. Come ve lo spiegate?
Non saprei...
Molti dei nostri monasteri e dei nostri priorati custodiscono
reliquie sacre, sorella Joanna. Dartford no, n per il
conforto delle sue monache n perch la gente del popolo possa
recarvisi in pellegrinaggio.  vero?
S,  vero. Mi sfregai gli occhi, stanca e confusa.
Sorella Joanna, avete mai sentito parlare di qualcosa di grande
valore custodito a Dartford, qualcosa portato tra le sue mura da
Edoardo terzo, all'epoca della sua fondazione?
No.
Il vescovo Gardiner si chin, avvicinandosi ancora di pi, e mi
fiss dritto negli occhi. Ne siete sicura? Siete assolutamente sicura
che non ci sia proprio nulla di speciale nel convento di Dartford?
Brancolai di nuovo in cerca di una risposta. Dartford  famoso
per i suoi arazzi. Le monache realizzano manufatti di straordinaria
raffinatezza da generazioni.
Le labbra del vescovo fremettero, in un istante il volto gli divent
paonazzo e sul collo gli si gonfi una vena. Mi afferr per le
braccia e, in un tono brutale, ben diverso dal precedente, abbai:
Credete forse che abbia fatto tutta questa strada e mi sia preso
tanto disturbo per degli arazzi?
Fui troppo sconvolta da quel suo improvviso cambiamento
per rispondere.
Lui mi strinse ancora pi forte le braccia e sibil: Sorella
Joanna, avete mai visto la corona di Atelstano?
Mi si chiuse lo stomaco e mi sforzai di assumere un'espressione
assente, perplessa, ma dall'agitazione del vescovo capii che era
inutile.
Mi lasci andare e, sorridendo, lanci uno stridulo grido di
trionfo: L'avete vista! Sapete della sua esistenza! Lo sapevo!
Avevo ragione. La corona  nascosta a Dartford. Oh, ti ringrazio
Signore Ges Cristo per la tua misericordia: avevo ragione!
Si sfreg le mani tutto contento. Quando ho saputo che era stata
portata nella Torre una novizia di Dartford, una Stafford che aveva
servito Caterina d'Aragona, una giovane che ha resistito ai colpi
di Norfolk e poi ha chiesto le opere di san Tommaso d'Aquino,
l'ho capito subito. Ho capito che avevo trovato il mio strumento.
Il vescovo Gardiner si lasci cadere in ginocchio e giunse le
mani in preghiera. Ti ringrazio, Signore, per la tua misericordia
e la tua indulgenza. Ogni cosa sar ripristinata e fatta a dovere in
vista della tua volont.
Apr gli occhi e si rialz, ripulendosi meticolosamente le vesti
candide dalla polvere del pavimento.
E ora, sorella Joanna, mi direte dove si trova la corona di
Atelstano.
Mi dispiace, risposi con voce ferma e calma. Ma non so
nulla di questa corona.
Oh, s che sapete! replic.  del tutto evidente che sapete.
Non dimenticate che ho studiato da avvocato. Capisco quando
qualcuno mi sta mentendo, in particolare chi non  abituato a
simulare, come voi.
Scossi la testa.
La sua espressione di trionfo svan. Sorella Joanna, sto facendo
tutto questo per aiutarvi, per aiutare tutti voi.
No, non  vero, mi dissi. Non parler.
Dov' la corona di Atelstano? ripet.
Non lo so.
Chi ve ne ha parlato al priorato di Dartford?
Nessuno.
Fece un respiro profondo; capii che si stava sforzando di mantenere
la calma. Sorella Joanna, ve lo chiedo un'altra volta: dov'
la corona di Atelstano?
Alzai il mento e lo guardai dritto negli occhi. Vescovo, giuro
che non lo so e giuro che nessuno a Dartford me ne ha mai parlato.
 la verit.
Sorella Joanna, non posso perdere tempo con questa faccenda
quando so che i miei nemici mi tengono d'occhio. Per l'ultima
volta, cosa sapete della corona custodita a Dartford?
Restai in silenzio.
Il vescovo Gardiner mi volt le spalle e si diresse a grandi
passi verso la porta. Fatemi uscire! grid. Poi, senza voltarsi,
mi minacci: Ricordatevi che quello che vi accadr l'avete voluto
voi e voi soltanto.
Mi si chiuse di nuovo lo stomaco.
Il vescovo usc dalla cella senza nemmeno degnarmi di uno
sguardo.
Non sapevo chi sarebbe venuto da me adesso, n dove mi
avrebbero portata. Pregai per che accadesse presto. Sentivo che
mi stavano venendo meno le forze e il coraggio e temevo di non
riuscire ad affrontare la prova di un altro periodo di reclusione.
L'apatia mi avrebbe vinta per sempre.
Da tanto tempo le preghiere che rivolgevo al Signore restavano
inascoltate. Questa volta, invece, ebbi un segno.
Un'ora pi tardi sir William riapparve nella mia cella, da solo.
Venite con me, sorella Joanna, mi disse.
Lo seguii gi per la scala di pietra, fuori della torre e poi sullo
spiazzo verde. Il sole era cos luminoso che, abbagliata, per poco
non inciampai sui gradini.
Kingston mi guid verso un altro edificio quadrangolare di
pietra che si ergeva all'estremit meridionale, pi piccolo rispetto
alla Beauchamp Tower.
Una volta entrati, scendemmo lungo una scala da cui si accedeva
a un lungo corridoio. In fondo c'era il vescovo Gardiner, con le
braccia conserte. Mi fiss con uno sguardo duro e rabbioso.
Sir William mi scort dal mio inquisitore e s'inchin davanti a
lui. Vescovo, non mi lascia tranquillo procedere in questo modo,
dichiar con un filo di voce.
Ho sufficiente autorit per decidere in merito, ribatt lui
con fare seccato. Riflett un attimo, poi si strinse nelle spalle. Se
nutrite qualche dubbio, siete libero di andarvene. So che non  per
via della vostra delicata sensibilit, ma perch temete di essere
accusato di errori nella procedura.
Sir William sobbalz, punto dalla frecciata del vescovo, e si
avvi in fretta verso la scala.
Benvenuta nella Bell Tower, sorella Joanna, disse freddamente
Gardiner, mentre apriva una porta di legno indicandomi di
seguirlo. Varcai la soglia con il cuore che mi rimbombava nel petto.
La stanza era immersa in una penombra debolmente rischiarata
da due candele tremolanti. Si sentiva un gocciolio regolare e costante,
ma non riuscivo a capire che cosa fosse o da dove venisse.
Il vescovo mi afferr per un braccio e mi tir dentro. L'odore
mi fece rivoltare lo stomaco. Nessuno si era preso il disturbo di
pulire il pavimento, e il tanfo di escrementi e vomito era insopportabile.
Appena i miei occhi si abituarono all'oscurit, distinsi delle
strane figure, due lunghi tavoli e, al centro, una grossa colonna
avvolta da catene.
Non  un bel posto, vero, Tobias? chiese il vescovo. Ma
uno ci fa il callo.
Qualcuno si mosse alla mia destra: un uomo piuttosto basso, a
torso nudo e con delle brache nere legate in vita da una corda. Le
sue braccia muscolose luccicavano alla fioca luce delle candele.
Come sta il nostro... ospite? s'inform il vescovo.
Ha perso i sensi, rispose la voce stridula dell'altro.
Ah. Bene. Sapete cosa fare.
Gardiner mi spinse verso Tobias, che si era piazzato di fronte
a uno dei tavoli. Appena fui pi vicina, vidi che somigliava a una
piattaforma con delle corde e, sopra, delle pulegge.
Avanzai ancora e restai paralizzata dall'orrore. Sul tavolo, alle
spalle di Tobias, giaceva un uomo privo di sensi. Aveva le braccia
tese sopra la testa, legate con una cinghia a un'estremit del tavolo,
mentre i piedi erano bloccati all'altra estremit. Sotto la schiena
dei grossi rulli gli sollevavano di qualche pollice le anche. Sapevo
che era una macchina di tortura: la ruota.
Tobias prese un secchio e rovesci dell'acqua in faccia al
prigioniero.
Il poveretto boccheggi, ansim penosamente e volt la testa
verso di noi. Era mio padre, sir Richard Stafford.
Cacciai un lungo, terrificante urlo e mio padre mi guard. Una
chiazza violacea gli deturpava la guancia destra, sotto lo zigomo.
Era rimasto sfigurato nell'esplosione a Smithfield.
Joanna, mio Dio! grid. No! No! Cerc disperatamente di
liberarsi, ma l'avevano legato stretto con le cinghie.
Alle mie spalle, il vescovo Gardiner mi afferr per le braccia
e me le immobilizz dietro la schiena, tenendomi ferma vicino
al tavolo. Sentii un dolore lancinante alle spalle. Sorella Joanna,
ora mi direte quello che voglio sapere? chiese.
Le lacrime mi inondarono il viso.
Portatela via di qui, bastardi! grid mio padre.
Il vescovo Gardiner alz un indice. Tobias?
Grugnendo, l'uomo abbass una leva. Le corde incrociate si
tesero, tirando le braccia di mio padre in una direzione e i suoi
piedi in quella opposta. Gli occhi gli uscirono dalle orbite e la sua
bocca si spalanc in un urlo silenzioso.
Basta! Vi prego, basta! supplicai, cercando di divincolarmi
dalla presa del vescovo. Vi dir tutto, ma vi prego, non fategli
pi del male!
Il vescovo Gardiner mi trascin verso la porta, dove Tobias
non avrebbe potuto sentire quello che dicevo. Ora parlatemi
della corona di Atelstano. O, per Dio, strazieremo vostro padre
fino a farlo a pezzi. Nonostante la luce fioca, mi accorsi che era
di nuovo rosso di rabbia.
Signore Iddio, perdonami per quanto sto per fare.
Fu la regina... cominciai tra le lacrime.
Quale regina? sbrait il vescovo.
Caterina d'Aragona. Fu lei a rivelarmi della corona di
Atelstano prima di morire.
Il vescovo Gardiner lasci cadere le braccia lungo i fianchi.
Aveva l'aria sconvolta. Tobias, ordin all'aguzzino con voce
soffocata, liberate immediatamente quell'uomo.

 Capitolo 14.

Bevete, mi ordin Gardiner porgendomi del vino.
Mi aveva portata in una stanza al primo piano della Bell Tower,
dove c'erano tavoli, sedie e scaffali zeppi di libri.
L'immagine di mio padre sfigurato e terrorizzato, straziato sulla
ruota, mi si ripresent alla mente con brutale lividezza. Sentii il
vescovo che cercava di mettermi in mano la coppa del vino, ma
mi scostai da lui rabbrividendo.
Sospir e rimise la coppa sul tavolo. Avvertii la sua impazienza.
Vi dir tutto, mormorai. Ma ora mi sento male.
Chiudete gli occhi. Fate tre respiri profondi.
Obbedii. Non avevo scelta.
Ora, sorella Joanna Stafford, cominciate dall'inizio. Dal giorno
in cui arrivaste a Kimbolton Castle per servire Caterina d'Aragona.
Quando fu?
La seconda settimana di dicembre del 1535, risposi. Piovve
per tutto il giorno. Mi accompagn mio padre. Le strade erano
impraticabili per via del fango. I nostri cavalli continuavano a
fermarsi. Se avessimo preso una carrozza o una portantina non
saremmo mai riusciti ad arrivare. Nelle vicinanze c'era un povero
villaggio, e un'anziana donna mi benedisse quando le chiesi quale
strada portava al castello. "Dio benedica la nostra povera regina
Caterina", concluse dopo averci dato le indicazioni. Restai sorpresa.
Sapevamo che, dopo il divorzio, per ordine del re nessuno
doveva pi rivolgersi a lei con quel titolo. Ma la gente del popolo
continuava ad amarla.
Gi, comment asciutto il vescovo. Continuate.
Mi colp anche la sobriet di Kimbolton Castle. Era una semplice
casa padronale, non un castello, e aveva solo il pianterreno.
Era difficile pensare che ci vivesse una regina. M'interruppi di
colpo, temendo di aver commesso un errore dandole quel titolo.
Ma il vescovo Gardiner mi fece segno di proseguire.
Il proprietario di Kimbolton Castle, sir Edmund Bedingfield,
usc ad accoglierci. Eravamo attesi. Mio padre aveva mandato
un messaggero ad avvisare che sarei arrivata io al posto di mia
madre. Sir Edmund mi accompagn alla porta che separava i suoi
alloggi dagli appartamenti della regina e poi si ritir. Caterina non
gli permetteva di entrare nelle sue stanze perch sir Edmund le si
rivolgeva chiamandola solo principessa.
Quante persone c'erano con lei?
Aveva due dame di compagnia, due domestiche, il suo confessore
e il suo medico personale, don Miguel de la Sa. Nessun
altro. I mobili erano vecchi. Le stoviglie sbeccate. Non aveva
neppure un arazzo alle pareti. Nonostante fosse a letto e molto
indebolita, disse che era felice di vedermi. Ma fu dura. Sapevo
che stava morendo, che solo per quello le era stato concesso di
avere di nuovo delle dame di compagnia spagnole. Il suo aspetto
era talmente cambiato che non l'avrei riconosciuta.
Per quale motivo?
Era terribilmente dimagrita. Le si vedevano le ossa. Soffriva
di atroci dolori quasi ininterrottamente. A volte sembrava che
perfino respirare le facesse male...
Mi si strinse la gola al ricordo delle sue sofferenze, ma una
rapida occhiata al viso duro e arcigno del vescovo Gardiner mi
indusse a proseguire.
Cercavo in ogni modo possibile di alleviare i disagi della regina.
Faceva molto freddo. Non nevicava, ma dalle finestre entrava
aria umida che saliva dalle paludi. Cercavamo di tappare le crepe
e di tenere sempre vivo il fuoco. Ma in quella stanza non si stava
mai davvero all'asciutto.
Un giorno venne a farle visita l'ambasciatore spagnolo, Eustace
Chapuys. Sapevamo che il re gli aveva accordato il permesso di
vederla un'ultima volta solo dopo mesi e mesi di suppliche da parte
sua. Cercammo di rendere la stanza presentabile e la vestimmo
con grandissima cura. Non aveva gioielli. Glieli avevano portati
via tutti anni prima, per darli ad Anna Bolena. Ma facemmo del
nostro meglio.
Quando l'ambasciatore comparve, la regina fu cos felice
che scoppi in lacrime. "Ora posso morire tra le vostre braccia",
dichiar, "non sola come un cane in mezzo a una strada." Quelle
parole mi intristirono, perch mi ero adoperata tanto per farla
sentire serena. Mi sforzai tuttavia di essere felice per lei, del fatto
che era venuto a trovarla un personaggio che aveva lavorato a
lungo nel suo interesse.
Foste presente a qualcuna delle loro conversazioni?
Il primo giorno c'eravamo tutti. La regina voleva fosse chiaro che
non aveva niente da nascondere a Sua Maest. Persino a sir Edmund
fu chiesto di essere presente. Il secondo giorno, invece, restammo
solo in due, a una distanza sufficiente a sentire se ci chiamava.
Di cosa parlarono? Il vescovo era molto curioso.
Di sua figlia, lady Maria. Era preoccupatissima per la principessa,
per quel che le avrebbe fatto il re perch si era rifiutata di
accettare il divorzio. L'ambasciatore giur che avrebbe tentato tutto
quanto era in suo potere per proteggerla, che l'imperatore Carlo,
suo sovrano e nipote di Caterina, avrebbe garantito la sicurezza
di Maria. Non sarebbe certo rimasto con le mani in mano a veder
maltrattare la principessa che era sua cugina.
Eppure lady Maria  maltrattata, e da anni, osserv il vescovo
Gardiner con uno strano accento nella voce.
S, don Miguel de la Sa me lo confid in un momento in cui
eravamo soli. Disse che l'ambasciatore Chapuys non era sincero sui
rischi che lady Maria doveva affrontare. La collera del re  morte;
non  mai stato detto niente di pi vero. Ma Miguel de la Sa non se
la sentiva di biasimare l'ambasciatore, perch i timori per la sorte
di sua figlia tormentavano troppo la regina. E che cos'avrebbe mai
potuto fare per lady Maria... ora che stava per morire?
Continuate...
L'ambasciatore si trattenne per quattro giorni. I primi due la
regina diede l'impressione di essere pi in forze, ma forse parlare
con lui la sfin, perch il terzo giorno lo incontr solo per qualche
minuto. Quella notte restai con lei da sola.
Mi fermai, massaggiandomi nervosamente le mani, e lanciai
di nuovo un'occhiata al vescovo. I suoi occhi luccicavano. Sapeva
che si avvicinava il momento in cui gli avrei svelato il segreto.
Fu allora che cominci a vaneggiare. Nomin suo fratello, il
principe Giovanni, che era morto tanti anni prima. Ma lei ne parlava
come se fosse stato l con lei, a fare i suoi compiti da bambino.
Mi preoccup. Le diedi del brodo e per un po' si tranquillizz.
Poi inizi a raccontare che sarebbe andata in Inghilterra quando
avesse compiuto quindici anni, per sposare il principe di Galles.
Il vescovo si sporse in avanti. Non tralasciate nulla. Ditemi
esattamente cosa accadde.
Deglutii. Quella notte il dottor de la Sa dorm. Di solito ci
occupavamo di lei insieme dopo l'imbrunire, perch la sera la
regina attaccava a parlare in spagnolo ed eravamo gli unici due a
comprenderla. Erano i momenti in cui era pi... cercai la parola
giusta.
Vulnerabile? intervenne il vescovo.
Mi aveva letto un'altra volta nel pensiero.
Quando ero arrivata a Kimbolton Castle, il dottor de la Sa mi
aveva spiegato che uno di noi due doveva sempre starle accanto.
Cos, bench fossi molto stanca anch'io, mi sedetti al suo capezzale
e non chiamai nessun altro. Il dottore continu a riposare. Temevo
che, se una delle altre dame si fosse accorta che ero sfinita, avrebbe
insistito perch andassi a letto, e non potevo permetterlo.
Perch uno di voi due doveva starle sempre vicino?
La sua domanda mi stup. Veleno, risposi. Il dottor de la Sa
diceva che tutta l'Europa sapeva che Anna Bolena e la sua famiglia
stavano cercando di avvelenare la regina. Avevano gi tentato di
farlo con Fisher, il suo pi fiero paladino. Non un boccone di cibo
n un goccio di qualunque bevanda potevano sfiorare le labbra
della regina senza prima venire controllate in presenza mia o del
dottore.
Ma perch il medico si fidava di voi pi che di tutti gli altri?
Non c'erano altre persone che servivano la regina da ben pi
tempo di voi?
Per via di mia madre... del mio sangue spagnolo, spiegai.
Il vescovo assunse un'espressione perplessa. Allora gli inglesi
sarebbero tutti potenziali avvelenatori?
Mi strinsi nelle spalle. Il dottore pensava - e anche mia madre
- che non fosse possibile fidarsi completamente degli inglesi.
E trovaste mai la minima traccia di veleno?
Mai, ammisi. E la regina mangiava ormai pochissimo.
Il vescovo Gardiner annu. Raccontatemi di quella notte in
cui rimaneste sola con lei.
Dapprima si mise a parlare di re Enrico settimo, suo suocero.
Feci una pausa. Non disse delle belle cose. Era la prima volta
che la sentivo criticare qualcuno.
Non tralasciate nulla. Intesi?
Per un attimo non mi resi conto che stava riferendosi a re
Enrico. Lo defin un poveraccio. "Era un poveraccio", sostenne.
"Un poveraccio in esilio." Tacque qualche istante, poi aggiunse:
"Nessuno pensava che un Tudor potesse diventare re d'Inghilterra."
Lo ripet tre volte: "Un poveraccio non pu diventare un buon re".
Raccont che per tutto il suo regno ebbe una gran paura di
perdere le proprie ricchezze. "Era cos crudele e sospettoso", disse
per la precisione. "Era crudele con la moglie e con i figli. Era
corrotto nell'animo. E corruppe suo figlio."
A quale figlio si riferiva? Come entrambi sapevamo benissimo,
Caterina d'Aragona era stata inviata in Inghilterra dai suoi
genitori per unirsi al principe di Galles, allo scopo di stringere
un'alleanza dinastica. Dapprima aveva sposato il principe Arturo,
che per era morto cinque mesi dopo le nozze. Allora era diventata
la moglie di suo fratello minore, diventato poi Enrico  ottavo.
Si riferiva ad Arturo. "Il principe non fu capace di mentirmi
dopo che ci sposammo", disse. "Aveva una paura terribile di suo
padre. Ne era terrorizzato. Voleva essere un uomo. Per questo mi
port al priorato di Dartford."
Disse proprio cos? si stup il vescovo Gardiner.
S.
E poi che cos'altro?
Non molto. Aggiunse: "La leggenda era vera. Povero Arturo!"
Poi rest a lungo in silenzio e io pensai che si fosse addormentata.
Per gemeva e a un tratto esclam, cos forte che temetti potesse
svegliare le dame nella stanza accanto: "Mi sbagliavo!  peggio
di suo padre! Dolce Ges, proteggi mia figlia!"
Alludeva a Enrico  ottavo?
Non lo so con certezza. Dopo aver pronunciato quelle parole
si addorment.
Il vescovo Gardiner riflett per un istante. Ma quando parl
della corona di Atelstano?
La notte in cui mor. Subito dopo che l'ambasciatore l'ebbe
salutata per l'ultima volta e se ne fu andato, arriv finalmente la
sua dama di compagnia, Maria de Salinas. Era venuta in Inghilterra
con lei dalla Spagna, come mia madre, e le era molto legata. Ma
fu proprio allora che le sue condizioni peggiorarono, aggravandosi
drammaticamente. Era come se avesse aspettato Maria. Quel giorno,
subito dopo mezzanotte, chiese se fosse gi l'alba. Sapeva che stava
per morire e desiderava ascoltare un'ultima volta la messa. Il suo
confessore si offerse di celebrarla immediatamente, ma la regina
replic: "No, dobbiamo aspettare fino all'alba". Cit le Scritture
per ricordarci che non si potrebbe mai ascoltare la messa prima
dell'alba. Era devotissima. Portava il cilicio sotto la camicia da
notte, come i francescani.
Furono le ore pi lunghe della mia vita. Pregammo insieme per
tutto il tempo. Piangevamo, anche se cercavamo di non farglielo
vedere. Mancava ancora parecchio all'alba quando mi chiese:
"Juana, siete molto religiosa?" Risposi: "Vostra Altezza, cerco di
esserlo". Poi mi domand ancora: "Siete nubile?" Risposi di s. La
regina rest per un attimo in silenzio e poi soggiunse: "Dovreste
farvi monaca ed entrare nel priorato di Dartford". Mi fiss con uno
sguardo cos penetrante e sentii addosso gli occhi di tutti gli altri
presenti, il dottore, Maria de Salinas, il suo confessore. "S, Vostra
Altezza", mormorai. E questo sembr tranquillizzarla.
Il vescovo Gardiner mi fiss. Dunque fu Caterina d'Aragona
a suggerirvi l'idea?
Annuii fiera. S, fu lei.
E la corona di Atelstano? Non ci siete ancora arrivata.
Fu pi o meno un'ora dopo. La regina volt lievemente la
testa - riusciva a malapena a muoversi - e mi guard. Mi chinai e
lei mi sussurr: "Arturo. Maria. Dartford. La corona di Atelstano.
Proteggete mia figlia. Promettetemelo, Juana. Proteggete il segreto
della corona per il suo bene. E non rivelatelo a nessuno. Se mi
siete affezionata, non rivelatelo a nessuno".
A quel punto abbassai gli occhi, profondamente addolorata.
Arturo. Maria. Dartford. La corona di Atelstano. Proteggete
mia figlia, ripet Gardiner. Poi riflett, mordendosi il labbro.
Nessun altro ud le parole della regina?
Forse, ma lei le pronunci in spagnolo. Il dottore non era
vicino in quel momento, e nemmeno Maria.
E cos Caterina d'Aragona vi mand al priorato di Dartford,
concluse il vescovo.
No, non mi ci mand, ribattei con voce roca. Mi sugger di
entrare in quel convento. Quando tornai a Stafford Castle cominciai
a pensarci seriamente e dopo qualche settimana di preghiera mi
parve la cosa giusta da fare.
Avete mai parlato della corona di Atelstano con la vostra
badessa?
Naturalmente no.
Non vi siete mai domandata perch Caterina voleva che entraste
in convento proprio a Dartford?
Sapevo che Eleonora di Castiglia era stata la prima a promuovere
la fondazione di Dartford. La madre di Caterina era castigliana.
Mi sembr una cosa perfettamente sensata: l'ordine domenicano
era nato in Spagna e la regina Caterina era spagnola. Dartford 
l'unico monastero domenicano d'Inghilterra.
E cosa ne pens la badessa del desiderio della regina che voi
entraste a Dartford?
Non gliene ho mai parlato, risposi.
Perch no?
Esitai, cercando le parole giuste. Riferendo della conversazione
che avevo avuto con la regina in quelle circostanze, sul suo letto di
morte, avrei dato l'impressione di voler attirare l'attenzione su di
me, di mettermi in una luce molto particolare. Invece desideravo
essere accettata solo per i miei meriti.
Il vescovo mi fiss. Siete una persona strana, sorella Joanna.
Io non replicai. Mi sentivo di nuovo stanchissima, avevo le
palpebre pesanti. Poi, come se lui fosse stato lontanissimo, udii
il vescovo dire:  un momento che merita di essere registrato
per i posteri, quando una domanda come questa ottiene risposta.
Risposta? chiesi, confusa.
S, ora so che la corona di Atelstano esiste davvero. E che si
trova al priorato di Dartford.
Cercai faticosamente di scrollarmi di dosso la stanchezza. Ma
la regina dev'essersi sbagliata. Non  l. Non so neanche cosa
sia. Laggi non ho mai sentito nessuno nominarla. E a Dartford
ci sono stata sette mesi.
Caterina d'Aragona era una donna scaltra, formidabile, e lo 
stata persino in punto di morte. La corona esiste.  accuratamente
nascosta, da generazioni. Ma non lo rester pi molto a lungo.
Perch parlate cos? domandai, spaventata. Avete intenzione
di andare al priorato di Dartford?
Gardiner fece una risatina sinistra. Con le spie di Cromwell
dappertutto, che controllano ogni mio movimento? Credo proprio
di no. Punt gli occhi su di me. No, sorella Joanna. Non andr
io a cercare la corona di Atelstano. Ci andrete voi.
 
Capitolo 15.

Non  mai prudente ridere in faccia a un uomo. Soprattutto al
vescovo di Winchester, che aveva dimostrato chiaramente la sua
dimestichezza con la tortura. Ma ci che aveva appena detto appariva
talmente assurdo, che non riuscii a trattenermi.
Credete forse che potrei andarmene in giro per il priorato
di Dartford ad aprire cassetti e a curiosare negli angoli? chiesi,
ansimando. Ho infranto i miei voti venendo a Smithfield; mi
trovo rinchiusa qui nella Torre da maggio. Sono disonorata a vita!
Il vescovo non se la prese.
Non vorreste tornare... a essere una novizia? mi domand
imperturbabile.
Anche se lo volessi, non sarebbe possibile.
Sorella Joanna, voi insistete a sottovalutarmi. Io sono il vescovo
di Winchester. Devo solo scrivere una lettera alla vostra Superiora
e sarete riammessa senza discussioni.
Scossi la testa. L'ordine domenicano non obbedisce a un
vescovo inglese.
Ora tocc a lui ridere. Tutte voi, compresa la vostra Superiora,
avete riconosciuto un Atto di Supremazia, avete accettato di
obbedire a re Enrico  ottavo come capo della Chiesa d'Inghilterra!
Io sono un suo rappresentante. La Madre Superiora di Dartford
non ha altra scelta che sottomettersi alla mia volont.
L'idea di riprendere la mia vita a Dartford mi mise in
grandissima agitazione. Un solo cuore e una sola anima protesi verso Dio.
Erano le parole che sant'Agostino aveva scritto tanti secoli prima
quando aveva fondato la prima comunit religiosa. La Superiora
me le aveva ripetute quando, appena arrivata a Dartford, sedevo
tesissima nel suo studio. Era un credo cos semplice e cos vero. Mi
parve di udire le voci salmodianti, di respirare il profumo dell'incenso,
di stringere tra le dita il filo di seta davanti al telaio. Era
difficile soffocare il desiderio di provare ancora quelle sensazioni.
Non potrei mai far nulla che danneggiasse il mio ordine,
mormorai.
Continuate a non fidarvi di me? esclam il vescovo picchiando
un pugno sul tavolo.
Non c' mai stata fiducia tra noi, risposi. Voi avete fatto
torturare mio padre.
Io non voglio fare del male a nessuno, precis il vescovo.
Siete stata voi a costringermi a mostrarvelo in quelle condizioni.
Io sto semplicemente facendo il possibile per salvare i monasteri
dalla distruzione! Sono responsabile di migliaia di anime!
Ma il re non si sta muovendo in quella direzione, obiettai,
sconcertata. Ha soppresso le abbazie e i priorati minori o quelli
che erano precipitati nel disordine. Ma i pi grandi sono al sicuro.
La nostra badessa ci rassicurava sempre che non avrebbero mai
potuto venire soppressi. Non  possibile.
Sul viso del vescovo si disegn un sorriso carico di amarezza.
Voi pensate, sorella Joanna, che Cromwell si fermer dopo aver
incamerato nel tesoro reale le rendite di quei piccoli conventi e
priorati, quelli che fruttano duecento sterline o anche meno? Che
non gli far gola la distruzione dei pi grandi? Che non cercher
d'impadronirsi di ricchezze secolari in un momento in cui le casse
dello Stato sono quasi completamente vuote?
Deglutii. Tanta malvagit andava oltre la mia immaginazione.
Ma in che modo trovare una corona potrebbe fermare Cromwell
e il re, se sono cos determinati? Non so nemmeno di cosa si tratta.
Una corona dei re?
Nessun Tudor ha mai portato quella corona, n alcun Plantageneto,
se  per questo.
 una reliquia?
Gardiner fece un sorriso, che per somigliava pi a una smorfia.
Siete sveglia, sorella Joanna, osserv, poi mormor:  pi di
una reliquia.
Pi?... Non capivo.
Cromwell, il suo tirapiedi Richard Rich e gli altri eretici se ne
stanno seduti nelle loro aule a farsi beffe delle sacre reliquie, dei
santuari e delle feste dei santi. Le chiamano superstizioni e lavorano
giorno e notte per spazzare via la Chiesa cattolica. Ma la corona
di Atelstano non pu essere spazzata via. Non pu essere negata.
Se l'avessi nelle mie mani, potrei fare pressione su Cromwell per
impedirgli di continuare nella sua opera distruttiva.
Il vescovo tamburell con le sue lunghe dita. Aspettai. Capii
che si stava dibattendo per decidere quanto rivelarmi e non volevo
mettergli fretta. Vicino a me c'era uno scaffale carico di libri appena
rilegati. Lessi con attenzione i titoli sui dorsi. Su quello di un bel
volume nuovo rosso cremisi era inciso Il principe.
L'importanza della corona di Atelstano non sta semplicemente
nel posto che occupa nella storia, dichiar Gardiner alla fine.
Ricordate quel che disse Caterina d'Aragona.
La leggenda  vera... sussurrai. Dunque  anche legata a
una leggenda?
Il vescovo impallid. S. E a una profezia. Una profezia che
promette una grande ricompensa, ma non senza un grande rischio.
 nello stesso tempo una benedizione e una maledizione. Ha in s
un potere, sorella Joanna, che non  mai stato sprigionato, perch
se lo fosse cambierebbe la vita di ogni singolo uomo, donna e
bambino d'Inghilterra, e non solo.
Mi si accappon la pelle per la paura. Per questo va tenuta
nascosta?
Sussultammo entrambi sentendo bussare piano alla porta. Il
vescovo si lasci sfuggire una risatina e mi mise una mano sulla
spalla, come per tranquillizzare tanto me quanto se stesso.
Era il comandante: Vescovo Gardiner, c' qui il vostro segretario
con due frati.
Ah, s! Si volt verso di me. C' tanto da fare. Aspettate qui.
Usc e si richiuse la porta alle spalle.
Incuriosita, sbirciai fuori dalla finestra. Gardiner stava parlando
con tre uomini sul prato. Uno, un giovane sacerdote, stringeva tra
le mani dei documenti: immaginai che fosse il suo segretario. Gli
altri due portavano l'abito dei domenicani. Il primo era alto, magro
e chiaro di capelli; l'altro pi basso e robusto e molto pi scuro.
Dimostravano entrambi una trentina d'anni ed erano quindi ben pi
giovani dei frati decrepiti che ero abituata a vedere al priorato di
Dartford. Mentre il vescovo parlava animatamente, loro ascoltavano
con le mani giunte e il capo chino in segno di rispetto.
Dopo un po' lui li accompagn dentro la Bell Tower, fino alla
stanza in cui stavo aspettando.
Questa  sorella Joanna Stafford, novizia presso il priorato di
Dartford, annunci, indicandomi con un ampio gesto come se
fossi stata un nuovo dipinto che aveva commissionato.
I due frati mi osservarono con un'espressione dubbiosa: non
ero vestita da novizia.
Vi presento frate Edmund, mi disse il vescovo. Il frate chiaro
di capelli chin la testa con garbo. E frate Richard. L'altro
accenn un inchino. I suoi occhi erano freddi, penetranti.
Partirete tra un'ora, gli comunic il vescovo. Prima vi far
portare qualcosa da mangiare. Dovete riempirvi un po' lo stomaco
prima di mettervi in viaggio. Poi, rivolto a me, aggiunse: Per
Dartford  una benedizione valersi dei servigi di questi due fratelli.
Dartford? gridai.
Erano stimati membri della comunit domenicana di Cambridge,
di cui Cromwell ha ordinato la soppressione. Frate Richard
sussult a quella parola, mentre il volto pallido di frate Edmund
non trad alcuna emozione. Gi da qualche mese ormai era in
programma un loro trasferimento a Dartford, prosegu Gardiner.
Finora il vostro convento ha ospitato alcuni frati dell'abbazia
di Kings Langley per celebrare la messa, gestire le finanze delle
sorelle e occuparsi di altre incombenze amministrative. Uno dei
vostri fratelli  malato di idropisia, dico bene?
Annuii, sorpresa di sapere che la malattia del povero, vecchio
frate George fosse cos risaputa.
 stato richiamato a Kings Langley, nell'Hertfordshire. Frate
Richard prender il suo posto come rettore ed economo. Frate Edmund
 invece un esperto speziale. Grazie a lui la vostra infermeria
sar radicalmente rinnovata.
La porta si spalanc e sulla soglia comparvero Bess e un'altra
serva con dei vassoi di cibo.
Ottimo, comment Gardiner con un gran sorriso sulle labbra.
Sorella Joanna,  indispensabile che anche voi mangiate. Dovreste
arrivare a Dartford subito dopo il tramonto e a quell'ora non 
garantito che possano darvi ancora la cena.
Mi aggrappai alla sedia che avevo davanti. Andr a Dartford
stasera?
Ci andrete tutti e tre.
Ma la badessa non lo sa! esclamai in preda al panico.
Dieci minuti fa un velocissimo messaggero  partito in sella al
suo cavallo per informarla che siete stata rilasciata e che giungerete
in compagnia di questi buoni frati, spieg calmissimo. Le strade
sono asciutte. Il messaggero vi preceder di un paio d'ore. Ora,
per favore, sedetevi.
Obbedii.
Bess sistem sul tavolo il cibo: polpette di carne, stoccafisso
e pane. Il profumo invitante delle polpette - preparate con pollo,
code di gamberi e mandorle - riemp la stanza. Al contrario di
frate Edmund, che assaggi appena le vivande, frate Richard si
avvent su quel ben di Dio come se fosse stato il primo pasto che
consumava da giorni.
Bess si guard intorno per assicurarsi che nessuno la stesse
osservando e poi mi fece un gran sorriso. Per lei, quelle dovevano
essere ottime notizie: non solo mi rilasciavano, ma mi permettevano
anche di riprendere la mia vita di prima. Chiss come mi
avrebbe giudicata se avesse saputo che avevo infranto la promessa
di mantenere il silenzio fatta alla regina Caterina d'Aragona sul
suo letto di morte, e che avevo accettato di tornare a Dartford per
tradire la fiducia della badessa.
Un attimo, per: quand' che avevo accettato?
Mentre rimuginavo sorseggiai il vino caldo speziato che Bess mi
aveva versato e mangiai una polpetta: erano mesi che non gustavo
qualcosa di cos squisito. A Dartford mangiavamo carne solo nei
giorni di festa, ed era pasticcio di carne.
A capotavola, Gardiner sbocconcellava dello stoccafisso conversando
con i frati di Cambridge. Chiese particolari di una nuova
pressa da stampa, poi notizie del rettore dell'universit. Frate Richard
gli raccont per filo e per segno un pettegolezzo, e il vescovo
rise di gusto. Ah, come mi mancava l'arroganza dei domenicani!
Frate Richard gli sorrise. Gardiner sembrava perfettamente a suo
agio con i suoi ospiti. Protegge la vecchia fede, mi aveva detto
Charles Howard, ma nessuno, vedendolo in quel momento, ci
avrebbe mai creduto.
Intanto, mi accorsi che frate Edmund mi stava osservando; i
suoi grandi occhi scuri creavano uno strano contrasto con i capelli
biondo cenere. Di colpo ebbi l'impressione di averlo gi visto.
Ma dove?
Il vescovo prese una foglia di lattuga e raccont: Quand'ero
uno studente, a Parigi, Erasmo soggiorn per una settimana nella
stessa locanda in cui alloggiavo io. Mi assunsi il compito di aiutare
a servirgli i pasti. Andava matto per la lattuga e io mi davo
un gran da fare per condirgliela con burro e vino agro. Diceva che
non aveva mai gustato un piatto servito in modo pi delicato.
Frate Richard si appoggi allo schienale della sua sedia. E non
avete rimpianti per aver servito Erasmo con tanta sollecitudine?
Gardiner scosse la testa. So cosa state per dire: che fu lui ad
accendere la torcia che poi Lutero fece avvampare. Ma in realt
le cose sono molto pi complesse di cos.
Bussarono alla porta e sulla soglia comparve il comandante. Ci
fulmin con lo sguardo, indugiando in particolare sulle teste rasate
dei frati. Quella riunione conviviale doveva sembrargli ripugnante.
Entr con riluttanza, mi si avvicin e mi mise in mano un pacco,
poi si volt e usc. Il vescovo Gardiner segu con lo sguardo ogni
suo movimento.
Nel pacco c'erano i volumi di san Tommaso d'Aquino. Ma anche
qualcos'altro: la borsa che avevo portato con me a Smithfield, con
i miei gioiellini e i miei ninnoli. Con il cuore in gola, tirai fuori la
catenina con il pendente di Thomas Becket e me la misi al polso.
In quel momento si present il segretario del vescovo e i due si
misero a parlottare sottovoce dall'altra parte della stanza; intanto
i frati finivano di mangiare.
Mentre Bess sparecchiava e impilava i piatti sul vassoio di legno,
la tirai per una manica e feci scivolare la borsa con i gioielli
sul vassoio. Lei guard la borsa e poi me con aria interrogativa.
Ricordatevi di me, sussurrai.
Che la Vergine Maria vi protegga, mormor. La guardai uscire
dalla stanza sapendo che non l'avrei mai dimenticata.
Il vescovo Gardiner disse che era ora di andare. Ordin al
suo segretario di accompagnare i frati alla carrozza che li stava
aspettando, precisando che io li avrei raggiunti subito, dopo aver
scambiato ancora qualche parola con lui.
State attenta a come vi comportate, sorella Joanna, mi avvert.
Muovetevi con cautela e astuzia. Cercate, ma senza dare
nell'occhio. Non attirate l'attenzione su di voi.  molto importante
che non riveliate a nessuno l'incarico che vi ho affidato. N alla
vostra badessa, n alle consorelle, n ai frati con cui vi mando a
Dartford. Assolutamente a nessuno. Quando avrete scoperto dove
si trova la corona di Atelstano, comunicatelo a me e a me soltanto,
per iscritto. Non dovrete toccarla, neppure per un istante. Avete
capito?
Mi accigliai. Ma a noi non  consentito scrivere o ricevere
lettere, se non con il permesso della badessa, che pu leggere tutta
la corrispondenza, replicai.
Lo so. Ho gi provveduto. Ai confini nordoccidentali di
Dartford c' un lebbrosario abbandonato da anni, giusto?
S.
Di fianco al portone c' una finestra che si affaccia a oriente.
Lungo uno dei suoi lati troverete una sorta di fessura nella pietra
in cui potrete nascondere le lettere.
Mi stup che conoscesse cos nei dettagli quell'edificio insignificante.
Doveva aver avuto quelle informazioni da qualcuno
che conosceva bene il priorato di Dartford, i suoi possedimenti
e le sue propriet, pensai. Sapevano con esattezza che cosa c'era
alle porte di Dartford, ma evidentemente non potevano accedervi.
Non senza di me.
Dovr ripartire subito per la Francia dopo il battesimo dell'erede
di Sua Maest, ammesso che sopravviva. La regina sta soffrendo
atrocemente, aggiunse con aria addolorata, e non sembra ancora
prossima al parto, poveretta.
Non lo credevo capace di provare compassione per una donna
sofferente e lui dovette intuirlo dalla mia espressione.
Ho celebrato io le nozze del re con lady Jane Seymour, spieg.
 una buona cristiana. Ma adesso... al lavoro. Aspetter una
lettera da voi ogni quindici giorni, sorella, in cui m'informerete dei
vostri progressi. Non abbiamo molto tempo. Ho appena saputo che
i funzionari di Cromwell sono pronti a partire per un altro giro di
ispezioni ai priorati e alle abbazie rimasti in piedi. Cominceranno
dal Galles e procederanno verso est. Non giungeranno a Dartford
prima dell'anno nuovo. E dobbiamo assolutamente trovare la
corona prima del loro arrivo.
Scossi la testa. Ma gli uomini di Cromwell si erano presentati
a Dartford gi due anni fa, prima che io ci entrassi! La badessa non
gli parl di nessuna corona, ne sono sicura. Perch questa volta
dovrebbe essere diverso?
I funzionari di Cromwell sono stati molto minuziosi nell'inventariare
le propriet monastiche, sorella. Una questione di avidit...
cos il Lord del Sigillo Privato sa dove trovare il bottino pi ricco
da saccheggiare. Ma potrebbe esserci un altro motivo.
Pochi istanti e, con orrore, feci il collegamento. Le ispezioni
nei monasteri potrebbero rappresentare per Cromwell un pretesto
per cercare la corona?
Gardiner sorrise. I fini di re Enrico si nascondono l'uno dentro
l'altro, uno ne alimenta un altro e un altro ancora. Nessuno capisce
Enrico Tudor e assolutamente nessuno  in grado di prevedere le
sue azioni. Neppure Cromwell.
E il re sa che la corona esiste e che possiede un potere mistico?
 possibile. Ma non pu sapere che si trova a Dartford, altrimenti
avrebbe fatto abbattere il priorato diversi anni fa, mattone
dopo mattone. Rabbrividii. Pu darsi che ne conosca l'esistenza,
ma non dov' custodita. E Cromwell potrebbe aver predisposto i
mezzi e i modi per cercarla senza dare nell'occhio, esattamente
come ho fatto io. Anzi, ho ricevuto un rapporto inquietante in cui
mi s'informa che avrebbe in mente qualcosa riguardo a Dartford.
Per questo devo assolutamente arrivare per primo. Non potete
deludermi, sorella Joanna.
E se succedesse? Deglutii. Non farete di nuovo del male
a mio padre?
Vostro padre sar rilasciato dalla Torre di Londra il giorno
stesso in cui mi comunicherete dove si trova la corona, rispose
frettolosamente.
Feci un passo avanti e lo guardai dritto negli occhi. Ma se
fallissi... ripetei. Non gli farete del male?
Potreste riuscirci prima di Ognissanti, poco pi di quindici
giorni a partire da oggi. Mi dicono che ogni badessa di Dartford
lascia una lettera strettamente confidenziale alla sorella designata
a succederle. L'attuale badessa  molto anziana. Dovrebbe aver gi
preparato la sua lettera e l dentro potrebbe aver indicato il luogo
in cui  nascosta la corona.
Vescovo, replicai con voce ferma, devo richiedervelo, ma
stavolta esigo una risposta.  certo che mio padre non subir pi
alcuna ritorsione per vostro ordine?
Lui tenne gli occhi fissi nei miei.
Fate in modo che la vostra prima lettera sia dove deve entro
Ognissanti, ribatt. Quindi si volt e and ad aprire a sir William,
che lo aspettava fuori della stanza.
In quell'istante odiai Stephen Gardiner, vescovo di Winchester.
Nella mia vita avevo gi avuto valide ragioni per odiare qualcuno,
ma mai cos intensamente, al punto da tremare tutta.
Sulla soglia, sir William, con la consueta espressione impenetrabile,
porse a Gardiner un foglio che lui sigl, commentando:
Vedo che Thomas ha gi firmato. Dov' Norfolk?
 molto occupato, vescovo. Proprio stamattina suo fratello
minore  morto nella White Tower e ci sono tante cose da organizzare.
Dalle labbra mi sfugg un sordo gemito di dolore. L'unico a
sentirlo fu il biondo frate Edmund, che mi scrut con una certa
sorpresa ma non disse nulla.
Kingston mi fece un cenno e tenne aperta la porta. Joanna
Stafford, dichiar, siete libera.
Con i miei libri di Tommaso d'Aquino sotto il braccio e il mio
medaglione con Thomas Becket al polso, uscii dalla Bell Tower
e percorsi il prato, dove il sole del tardo pomeriggio allungava i
suoi raggi obliqui tra i rami dei gelsi.

 SECONDA PARTE.
 
Capitolo 16.

Fratello, non la comprate una mela?
Il bambino, sui sette anni, se ne stava in mezzo a Watling Street
e porgeva la sua mela a frate Richard. Il frutto, di un bel rosso
scuro, luccicava nella pur tenue luce del crepuscolo.
Londra era ormai alle nostre spalle. La festa di san Michele
era passata e i campi di grano e d'orzo erano stati mietuti. Il lato
occidentale della strada per Dartford, quella che correva da Londra
fino a Dover, era costeggiato da meli. Inspirai profondamente, assaporando
il loro profumo dolce e intenso. Mi sembrava un sogno,
quello di attraversare la campagna, finalmente libera dopo mesi
di prigionia nella Torre di Londra.
Il ragazzino, intanto, ammirava il cavallo di frate Richard.
Mentre il suo confratello e io stavamo su un carro, condotto da un
servitore della Torre, lui era in sella a uno dei destrieri pi belli
ed eleganti che avessi mai visto: una snella giumenta pomellata
con il pelo lucido e gli occhi vivaci. Alla partenza, frate Richard
aveva per chiarito subito che non gli apparteneva.
Coltiviamo le mele migliori del Kent, fratello, esclam con
entusiasmo il bambino. Ve ne vender un cesto per meno di un
penny.
Levati di mezzo! sbott frate Richard, per nulla tentato dalla
proposta.
Il ragazzino fece spallucce e torn sul ciglio della strada, sotto
un melo. Non era certo il momento di comprare frutta,  vero, ma
il secco rifiuto di frate Richard mi sembr eccessivamente sgarbato.
Lanciai un'occhiata a frate Edmund, che da quando avevamo
lasciato la Torre non aveva aperto bocca.
Lui annu, come se mi avesse letto nel pensiero. Per frate
Richard  stato molto duro accettare la soppressione del nostro
monastero, spieg a bassa voce.
Ma un posto dove andare ce l'ha, obiettai.
S, e siamo entrambi grati al vescovo Gardiner, che si  adoperato
per farci trasferire al priorato di Dartford. S'interruppe,
come per scegliere con cura le parole. Ma bisogna capire che ci
si aspettava che un giorno frate Richard sarebbe diventato priore a
Cambridge.  entrato in monastero da bambino, come pensionante,
ha pronunciato i voti appena ha raggiunto l'et consentita ed
 sempre stato devotissimo.  un grande teologo e ha pubblicato
opere che sono lette sul Continente.
Guardai frate Richard con aria dubbiosa. Nella mia esperienza,
non sempre una lingua affilata corrispondeva a una mente brillante.
E poi c'era il baule.
Sul carro avevano sistemato due bauli. Uno era piccolo e segnato
dalle intemperie e conteneva il materiale di frate Edmund per la
farmacia. L'altro era grosso e rosso Borgogna, con la serratura e
le guarnizioni placcate d'oro. Apparteneva a frate Richard, ma non
riuscivo proprio a immaginare che cosa ci fosse dentro. Le regole
dell'ordine domenicano erano castit, umilt, obbedienza e povert.
Forse a Cambridge avevano sguito regole diverse.
E per voi, frate Edmund, ... difficile? chiesi.
Io servo Dio dovunque vada, rispose. In pi, per me significa
vivere di nuovo sotto lo stesso tetto di mia sorella minore,
Winifred.
Ecco perch mi era sembrato di conoscerlo! Aveva gli stessi
colori particolari - capelli biondo cenere e occhi scuri - della mia
compagna di noviziato e amica, sorella Winifred. Sar contentissima
di vedervi, dissi. Una volta mi raccont di avere un fratello
frate e che le mancava tanto.
Mi  mancata molto anche lei, ammise frate Edmund. Anche se
speravo che un giorno l'avrei resa orgogliosa di me e del
mio operato e mai avrei immaginato di arrivare nel suo convento
strisciando come un supplice.
Erano considerazioni amare. Eppure il volto di frate Edmund
era calmo, anzi, i suoi grandi occhi scuri erano cos sereni.
In ogni caso, continu, se proprio ci dovevano destinare
a un convento di suore, perlomeno Dartford  un priorato prestigioso.
Le capacit amministrative di frate Richard si riveleranno
utilissime per gestire delle ricchezze del priorato.
Ricchezze?
 il settimo monastero pi ricco d'Inghilterra, non lo sapevate?
Feci segno di no con la testa.
Frate Richard dice che  per via dei privilegi concessi a
Dartford da Edoardo terzo all'epoca della sua fondazione: il priorato
 esentato dal pagamento di tutte le tasse e ha un appannaggio
di cento sterline l'anno. Mi ha spiegato che Dartford figura tra
i principali proprietari terrieri del Kent, che pu anche contare
su entrate garantite da mulini, commerci, tenute e persino cave.
E che possiede terreni pure a Londra. Frate Richard ha aggiunto
di non aver mai visto un sovrano occuparsi tanto per garantire la
sicurezza economica di un'istituzione religiosa.
Siamo davvero fortunatissimi, mormorai.
La strada curv e intravidi il fiume Darent. Mentre il nostro carro
avanzava traballando, in lontananza si profil un grande edificio
nero: era l'ospizio dei poveri di Lowfield, che la nostra badessa
amministrava e visitava almeno una volta a settimana. Eravamo
giunti alle porte della cittadina di Dartford.
Nonostante l'aria della sera si fosse rinfrescata, avevo i palmi
delle mani caldi e sudati. Stava accadendo tutto cos in fretta! Pochi
minuti e mi sarei ritrovata faccia a faccia con la badessa Elizabeth
e tutte le sorelle. Che cos'avrei detto? Che cosa sapevano gi dalla
lettera inviata dal vescovo Gardiner?
Quand'era in collera o delusa, la badessa distoglieva lo sguardo
dal responsabile del suo disappunto, come se la sua vista le
risultasse troppo dolorosa. Si mordeva le labbra e giungeva le
mani. Ma non restava mai in collera a lungo. Quanto ci sarebbe
voluto prima che mi guardasse di nuovo con quei suoi occhi buoni
e saggi? Desideravo ardentemente il suo perdono, anche se non
avevo alcun diritto di aspettarmelo.
Pensai anche alle sorelle, alla pettegola maestra delle novizie,
suor Agatha, e alla taciturna maestra di ricamo, suor Helen. Ero
pi legata alle altre novizie, naturalmente. Sorella Winifred, al
cui fratello sedevo accanto, era una delle persone pi gentili che
avessi mai conosciuto, altruista come mia cugina Margaret. Sorella
Christina, la pi anziana di noi tre novizie, aveva i suoi momenti
burrascosi. Proprio per quel motivo mi sentivo ancora pi vicina
a lei: c'intendevamo senza bisogno di tante parole. Anche lei
apparteneva a un'antica famiglia. Suo padre, lord Chester, era
un ricco proprietario terriero del Kent che per anni era stato tra i
compagni di caccia prediletti del re; sua madre era una Neville,
una famiglia tanto rispettata quanto gli Stafford.
Dall'alto della sua cavalcatura, frate Richard si volt sorridendo.
Pellegrini! grid.
Lungo il margine della strada, tre figure vestite di lunghe tuniche
grezze camminavano in fila. Quando ci avvicinammo, notai
che erano scalze.
Frate Edmund mi guard con aria interrogativa.
Molti pellegrini fanno sosta a Dartford lungo il cammino verso
i santuari di Rochester e Canterbury, gli spiegai. Indicai una lunga
fila di alberi oltre le cui cime spuntava una serie di alte costruzioni
imbiancate. Quelli sono gli alloggi in cui vengono ospitati.
Frate Richard chiam i pellegrini, rivolgendosi al pi alto,
che per non rispose. Un altro si volt per spiegare. Fratello, vi
chiedo scusa, ma mio padre non parla, disse con una bella vocina
educata, quella di un ragazzino di non pi di dodici anni. Siamo
in cammino verso il santuario di san Guglielmo, a Rochester; una
volta l parler, per implorare perdono per i suoi peccati.
Frate Richard drizz la testa. Peccati?
Quest'anno nostra madre  morta di peste e il raccolto  stato
cos scarso che potremmo perdere la casa. Mio padre teme di aver
peccato grandemente per meritare tali castighi divini.
Prego che troviate la misericordia che cercate, disse frate
Richard. Poi si gir verso di noi e, rivolto a frate Edmund, esclam:
Avete sentito? Si affidano ai santuari! Cristo  ancora presente
tra la gente!
Frate Edmund annu con i suoi grandi occhi scuri, cos sereni
eppure cos impenetrabili.
I due frati mi lasciavano perplessa. Chiss perch il vescovo
Gardiner aveva scelto di salvare proprio loro dalla rovina di Cambridge.
Era solo una coincidenza che li avesse destinati a Dartford?
Certo, eravamo l'unico convento di suore domenicane d'Inghilterra
e probabilmente le altre abbazie erano piene di frati fin quasi a
scoppiare. I domenicani, poi, potevano operare solo in istituzioni
del loro ordine. Mi era stato ingiunto di non parlare con i due frati
della corona di Atelstano, e non ne avevo alcuna intenzione, ma
come potevo essere sicura che non sapessero qualcosa, che non
avessero anche solo una vaga idea della mia missione?
La mia missione. Sembrava impossibile. Il vescovo mi aveva
raccomandato di agire senza dare nell'occhio, con astuzia. Io per
non ero particolarmente furba. Il mio volto tradiva sempre le mie
emozioni, fin da bambina non ero mai stata brava a mentire e
nemmeno a fare la spia.
Invece le vere spie esistevano, lo sapevo bene. Il Lord del Sigillo
Privato, Thomas Cromwell, era famoso per la sua rete di spionaggio.
Si diceva che una delle ragioni per cui depredava i monasteri era il
bisogno di oro per assicurarsi la fedelt di tutte le numerosissime
spie - dai semplici paggi agli ambasciatori stranieri - che lavoravano
come io lavoravo per il vescovo Gardiner. Chinai il capo.
Non per denaro, mi dissi con fierezza. Ma per salvare mio padre.
Il carro rallent. Di fronte a noi si apriva il centro del villaggio,
con le taverne, l'alta chiesa parrocchiale, il florido mercato, le
decine di botteghe - fornai, conciatori, macellai, sarti - e alcune
piccole compagnie di spedizione. La nostra meta, per, non era il
villaggio, ma il priorato di Dartford, subito a nord, cui conduceva
la stretta strada che spuntava tra due eleganti olmi e che conoscevo
cos bene.
Mentre il conducente tirava le redini per svoltare, udii un flebile
suono di campane, che continu senza interrompersi. Davvero strano.
Ormai stavamo procedendo lungo la strada per il priorato e a quel
punto se ne accorse anche frate Richard, che alz una mano. Ci fermammo
ad ascoltare. Un attimo dopo altre campane attaccarono a
suonare, pi forte, unendosi alle prime in una specie di grande coro.
Le campane significano che  maschio! esclam frate Richard.
Ci facemmo tutti il segno della croce.
 un segno divino, il segno che Dio benedice questo matrimonio,
non capite? esult frate Richard. Ora la regina sar in
grado di aiutarci!
Spron il suo cavallo e part verso il priorato. Fissai frate
Edmund sperando in una spiegazione. Lui lanci un'occhiata al
conducente del carro e poi sussurr: La regina appoggia la vecchia
fede, e i monasteri. Ma quando alla fine dello scorso anno
ha cercato di intervenire in nostro favore, chiedendo che fossimo
risparmiati, il re le ha ingiunto di tacere. Ora che ha dato alla luce
un principe, invece, potrebbe diventare una rispettata consigliera.
Annuii, bench mi sembrasse improbabile. Questo re avrebbe
mai ascoltato una donna, per qualsiasi ragione? Recitai in silenzio
una preghiera per lady Maria, la figlia di Caterina d'Aragona.
Aveva cinque anni meno di me, era orfana di madre, era stata
dichiarata illegittima da suo padre e ora era stata ufficialmente
soppiantata da un principe. Il re probabilmente non considerava
Maria - o Elisabetta, la figlia di Anna Bolena - un'erede adeguata.
In Spagna, invece, le donne potevano regnare di diritto, come la
madre di Caterina d'Aragona, la regina Isabella. Ma sulla nostra
isola, purtroppo, contavano assai poco.
Il nostro carro riprese ad avanzare lungo la stradina per il
priorato. Frate Richard, davanti a noi, fu il primo a scorgerlo e
s'immobilizz, sulla sella, impressionato.
Appena il carro super il boschetto, vidi innalzarsi le alte mura
di pietra che cingevano la mia casa.
La prima cosa che mi colpiva sempre era la mole del priorato,
che per non appariva severo o imponente. Le alte mura squadrate,
costruite con la pietra friabile del Kent, erano di un grigio morbido
e chiaro. Ma quel che mi lasciava sempre a bocca aperta era la
simmetria della struttura, la sua composta eleganza. Quattro grandi
stemmi scolpiti dell'ordine domenicano si stagliavano lungo la
sommit delle mura. A quell'ora non c'era abbastanza luce per
distinguere che cosa vi era rappresentato, ma io ormai lo sapevo
a memoria: scudi bianchi e neri, che raffiguravano la gioia e la
penitenza, con sopra dei gigli, simboli della nostra fede.
La chiesa, con pianta a croce, si ergeva subito oltre il muro di
cinta, al centro; gli ultimi raggi del sole morente si riflettevano
sulle tessere triangolari delle vetrate. Alle sue spalle, una serie di
costruzioni pi piccole: gli alloggi dei frati, le stalle e la fabbrica
di birra. Tutto in perfetto equilibrio. Sarebbe sempre stato il posto
pi bello che avessi mai visto.
Sorella Joanna? mi sentii chiamare.
S, cosa c'? risposi ansimando, asciugandomi le lacrime
che mi rigavano le guance.
Frate Richard indic in lontananza una collina alla nostra sinistra.
 l che cominciano le terre di lord Chester? mi chiese.
Ho conosciuto suo fratello minore, il vescovo di Dover.
Mi limitai ad annuire, ancora scossa dall'emozione di trovarmi
a Dartford. Frate Edmund mi sbirci con la sua solita espressione
di sereno distacco e io mi girai dall'altra parte, a disagio.
Arrivammo al grande edificio adibito a portineria, di fronte al
priorato: era buio e deserto. Il conducente del carro si gir e ci
guard, senza sapere che cosa fare.
Dovrebbe esserci qualcuno ad accoglierci, osserv frate
Richard.
Dartford ha un custode, gli dissi: grazie a Dio la voce mi era
tornata normale. A volte  in portineria, ma dopo il tramonto pi
spesso se ne va nel priorato.
Senza nemmeno accendere delle torce per noi? si lament
frate Richard in tono accusatorio, come se fosse stata colpa mia.
Non sar difficile fargli sapere che siamo arrivati, intervenne
frate Edmund. Scendemmo dal carro. Con un gran sospiro, frate
Richard smont da cavallo e porse le redini al conducente.
Entrare nel priorato di Dartford era un'esperienza che lasciava
ammutoliti quasi tutti. Anche i due frati parvero impressionati.
Si accedeva all'edificio attraverso un alto portale ad arco ogivale.
Su entrambi i lati era collocata una statua di re Edoardo terzo, il
nostro fondatore, mentre la sommit era ornata da un bassorilievo
che celebrava l'assunzione in cielo della Vergine.
Frate Richard buss al massiccio portone di legno. Aspett
meno di un minuto, poi buss di nuovo. Niente.
Non riesco a immaginare nessuna scusa per un comportamento
del genere! sbott.
Finalmente il portone si apr e con mio sollievo Jacob, l'anziano
custode, usc strascicando i piedi. Si rabbui alla vista dei frati e
quando mi scorse apparve sbalordito. Sorella Joanna, siete proprio
voi? domand con voce tremula.
S, Jacob.
La badessa non vi ha informati del nostro arrivo? chiese
bruscamente frate Richard.
Jacob scosse la testa.
Non  giunto nessun messaggero da Londra oggi? s'inform
frate Edmund con i suoi modi pi miti.
S, fratello,  venuto un messaggero.
E cosa vi ha detto la badessa dopo aver letto il messaggio
che recava?
Jacob fiss frate Richard e sgran gli occhi. Apr la bocca come
per dire qualcosa, ma la richiuse subito. Non l'avevo mai visto
cos... cos senza parole.
Jacob, cosa c'? chiesi.
Ma non rispose neppure a me.
Conduceteci dalla vostra badessa, disse frate Richard.
Jacob si scost. No, no!
Portateci dalla badessa, immediatamente! tuon il frate.
Il vecchio custode apr di nuovo la bopca e la richiuse senza
parlare, poi si volt e ci lasci entrare.
La statua d'avorio della Vergine Maria in trono luccicava nell'ingresso
del priorato. Mi aspettavo che Jacob prendesse a sinistra
e ci accompagnasse nel locutorium, la stanza in cui le monache
potevano incontrare i visitatori, mentre andava a chiamare la badessa
Elizabeth. Quei due visitatori erano frati, certo, ma le regole del
capitolo vietavano a qualsiasi uomo, religioso o no, di accedere ai
luoghi in cui le suore svolgevano il loro servizio, a meno che non
gli fosse stato accordato preventivamente il permesso dalla badessa.
Invece, con mia grande sorpresa, Jacob pass oltre il locutorium
e le altre sale in cui erano ammessi i visitatori esterni - lo studio
della badessa, gli alloggi per i pensionanti e gli ospiti di passaggio
- e prosegu senza esitazione verso l'interno del priorato.
Giunto alla porta che dava accesso al chiostro, alla sala capitolare,
alla chiesa, al refettorio, alle cucine e ai dormitori, tir
fuori le sue chiavi.
Jacob, ma cosa state facendo? gli domandai.
Lui apr la porta senza rispondermi.
Finora ho visto solo regole infrante: prima quella dell'ospitalit
e ora quella, pi importante in assoluto, della clausura! sbott
frate Richard. Le informazioni positive che mi hanno dato su
questo priorato erano evidentemente sbagliate.
Lanciai un'occhiata a frate Edmund, sperando che calmasse il
suo agitato confratello, ma rimase in silenzio.
Andate in chiesa, sussurr Jacob tenendo aperta la porta e
guardando solo me.
Varcammo la soglia e subito lui richiuse la porta alle nostre
spalle.
Doveva essere l'ora di Compieta, un ufficio sacro dei domenicani
e dunque un momento assolutamente inopportuno per ricomparire,
per giunta con due frati al seguito. Ma non sapevo che cos'altro
fare: evidentemente, Jacob era uscito di senno. Era sempre stato
cos zelante nei confronti della badessa. Proprio non riuscivo a
immaginare che cosa gli fosse accaduto.
Seguitemi, dissi.
Entrammo nel chiostro e poco dopo raggiungemmo il corridoio
che portava alla chiesa. La gioia di trovarmi di nuovo nel monastero
era oscurata dall'ansia che provavo. Non si sentiva nulla: nessuno
che cantava o salmodiava o rispondeva.
Gi appena arrivati avevo avuto la sensazione che ci fosse
qualcosa di strano e adesso ero proprio spaventata.
Arrivammo al portone ad arco che immetteva nella splendida
chiesa di Dartford. Ci genuflettemmo, intingemmo le dita nell'acqua
santa e ci facemmo il segno della croce. Ma non riuscii a vedere
quasi nulla. Una densa nuvola d'incenso mi avvolse, riempiendomi
il naso, la gola e gli occhi. Non ero mai stata in un luogo cos pieno
d'incenso. E non era soltanto lavanda: sentii aleggiare nell'aria
anche profumo di rosmarino. In quella spessa coltre profumata
intravidi tremule fiammelle di candele che ardevano all'altezza
dell'abside. Mi sentivo un po' stordita.
Dopo un attimo vidi che tutte le monache di Dartford erano
l, ciascuna nel proprio stallo. E mi resi conto che non erano in
silenzio. Piangevano.
Guardai pi attentamente e di fianco all'abside scorsi una lunga
tavola drappeggiata di tessuto nero. Poi, quando la nube d'incenso
si dirad, vidi che sopra c'era distesa una persona. E quelli non
erano drappi, ma un lungo mantello nero.
Mi avvicinai lentamente, un passo alla volta. Conoscevo quel
profilo, quelle guance rugose. Sul catafalco giaceva la badessa:
Elizabeth Croessner.
 
Capitolo 17.

Fu suor Joan Vane a vedermi per prima. Usc dal suo stallo e si
precipit verso di me avanzando lungo la navata centrale.
Cosa ci fate qui? mi chiese bruscamente. Dovreste essere nel
locutorium! E perch avete portato con voi questi frati? aggiunse
severa guardando frate Richard e frate Edmund.
Ero troppo scossa dalla vista della badessa Elizabeth per risponderle.
Non riuscivo a credere che fosse davvero morta. Avevo
tanto pensato a ci che le avrei detto, avevo immaginato come
mi avrebbe parlato e mi era quasi sembrato di sentire la sua voce
morbida ed elegante.
Suor Joan mi prese per un braccio e mi spinse verso i frati che
erano rimasti ad aspettare in fondo alla cappella. Non mi sorprese
che avesse assunto lei il compito di gestire il convento in quel doloroso
momento di transizione. Aveva sempre svolto con diligenza la
mansione di circatrix, garantendo un'attenta obbedienza alle regole.
 la vostra badessa? le chiese frate Richard.
S, rispose suor Joan. Dio l'ha chiamata a S.
I frati si fecero il segno della croce. E anch'io, con la mano
tremante, li imitai.
Stamattina, aggiunse suor Joan. Sapevo del vostro arrivo,
ma non credevo che sareste giunti cos presto. Non ho avuto modo
di avvisare le consorelle. Volevo lasciar loro un po' di tempo per
vegliare la badessa Elizabeth prima della sepoltura.
Nel sentire quell'ultima parola, un gemito mi sfugg dalle labbra
e le lacrime mi annebbiarono la vista. Ma suor Joan mi ignor.
 una buona cosa che io sia qui, osserv frate Richard, perch
ci sar molto da fare. Conosco bene la procedura per la scelta
di una nuova badessa. Bisogner scrivere delle lettere e spedirle
immediatamente.
Suor Joan sollev il suo mento aguzzo. Era alta di statura e
quel gesto la fece sembrare ancora pi imponente. Non ce ne
sar bisogno.
Non ce ne sar bisogno? ripet frate Richard.
Sono io la nuova badessa di Dartford, annunci con orgoglio.
Frate Richard la fiss come se fosse pazza. E per decisione
di chi? chiese poi.
Udimmo un tramestio alle nostre spalle. A poca distanza da
noi, tre suore ci stavano guardando. Erano le mie compagne di
noviziato: sorella Winifred, sorella Christina e, in mezzo a loro,
l'energica novizia ultima arrivata, suor Agatha. Dietro di loro si
radunarono altre sorelle, incuriosite.
Edmund, sei proprio tu? chiese con voce tremante sorella
Winifred, battendo le palpebre incredula.
Frate Edmund, con il volto illuminato da un bel sorriso, fece un
passo verso di lei. Come si somigliavano! S, cara sorella, rispose.
Gli occhi di Winifred saettarono confusi dal suo volto al mio.
E sorella Joanna? domand ansimando. Ci avevano riferito
che eravate nella Torre!
Basta! grid suor Joan. Parleremo fuori della chiesa. Sorella
Agatha, venite con noi. Alz la voce in modo che tutte le
monache potessero sentirla. Sorelle, vi prego, voi altre rimanete
qui. Avete il compito di vegliare la nostra badessa. All'alba, il suo
corpo sar lavato e avvolto nel sudario.
Nella chiesa riecheggiarono nuovi singhiozzi.
Torner tra poco! grid suor Joan. Per ora, mostrate rispetto
per la nostra amata badessa, nonostante altri non lo stiano facendo.
E mi fulmin con un'occhiata.
Vidi sorella Winifred voltarsi verso la sua compagna di noviziato
con un'espressione contrariata e addolorata. Mentre l'abbracciava,
anche sorella Christina mi lanci un'occhiataccia.
Asciugandomi le lacrime, seguii suor Joan e sorella Agatha
fuori dalla cappella insieme con i due frati.
Pochi istanti dopo ci trovavamo tutti nella sala capitolare, accanto
alla chiesa. Sorella Agatha, visibilmente tesa, accese delle
candele.
Devo assolutamente sapere per decisione di chi avete assunto
l'incarico di badessa, riattacc senza indugio frate Richard. Forse
del vescovo di Rochester?
Suor Joan strinse gli occhi. Come vi chiamate? chiese.
Sono frate Richard.
Allora, frate Richard, innanzitutto vi preciso che non sono
affatto tenuta a rispondervi, dichiar con voce calmissima. Ma
che neppure ho qualcosa da nascondere, giacch  stato fatto tutto
secondo le regole. I membri del priorato mi hanno eletta oggi
stesso, seguendo una raccomandazione. E no, non del vescovo di
Rochester, bench, per quanto discutibilmente, ricadiamo sotto la
sua giurisdizione. E sar bene che sappiate che non ho nulla da
spartire nemmeno con il vostro protettore, il vescovo di Winchester.
La mia autorit proviene direttamente dal secondo uomo pi
illustre di questo Paese, il Lord del Sigillo Privato e Vice Reggente
agli Affari Spirituali, Thomas Cromwell.
Frate Richard si ritrasse di scatto, come se lei avesse evocato
Satana. Poi, con voce roca, balbett: Ma... ma... Cromwell 
colui che sta tentando di distruggere i monasteri!
Suor Joan avvamp. Finch in questo Paese ci saranno dei
monasteri - e, fratello, preghiamo tutti quanti perch la soppressione
non proceda oltre - Cromwell  l'autorit a cui dobbiamo
fare riferimento.  previsto dall'Atto di Supremazia.
E come avrebbe saputo che bisognava nominare una nuova
badessa a Dartford? chiese frate Richard.
La nostra defunta badessa si ammal quest'estate e a settembre
fu ormai chiaro che non si sarebbe ripresa. Scrissi personalmente a
Cromwell per informarlo della situazione e gli feci presente i miei
requisiti per sostituirla. La sua approvazione  arrivata per lettera
la settimana scorsa. Potete controllare, se volete.
I due frati si scambiarono un'occhiata sgomenta. Sapevo poco
delle procedure da seguire nella scelta di una nuova badessa quando
quella in carica era ancora viva, seppur morente, e non avevo idea
se suor Joan avesse contravvenuto a qualche regola, ma sospettai
che la loro agitazione riguardasse pi che altro il diretto coinvolgimento
di Cromwell in tutta la faccenda.
E ora veniamo alla questione pi urgente, tagli corto bruscamente
suor Joan. Il vescovo Gardiner ha disposto che voi
due foste trasferiti dal convento di Cambridge a Dartford. Non
ho obiezioni. Frate Richard, far in modo che domani stesso vi
siano consegnati tutti i registri contabili. Poi, rivolta all'altro
frate, disse: Voi dovete essere frate Edmund.
Lui annu.
La nostra infermeria nel villaggio di Stanham da anni  priva
del materiale necessario e anche quella interna al priorato 
inadeguata. Se possedete anche solo la met delle capacit che
il vescovo Gardiner sostiene possediate, significa che il denaro
necessario per darvi vitto e alloggio sar ben speso.
Frate Richard fece una smorfia. Decisamente non era il modo
pi gentile di accogliere due nuovi membri in un'istituzione religiosa.
Frate Edmund, invece, rest impassibile.
S, badessa, si limit a replicare.
Ho un baule che va trasportato negli alloggi dei frati e un cavallo
che ha bisogno di essere messo in una scuderia, disse frate
Richard. La nostra comitiva  arrivata a bordo di un carro: quei
cavalli devono essere foraggiati e abbeverati prima di affrontare
il viaggio di ritorno. E anche il conducente dovrebbe mangiare
un piatto di minestra.
La badessa Joan si strinse nelle spalle. Di questo si occuper
il custode.
Che si  dimostrato un incapace quando siamo arrivati.
Suor Joan alz gli occhi al cielo. Gi, la nostra defunta badessa
 stata indulgente con lui per anni, ma ormai  pressoch inutile.
Una delle prime cose che far dopo la sua sepoltura sar metterlo
a riposo e sostituirlo con un uomo pi giovane.
Le sue parole mi fecero rabbrividire, ma colsi un luccichio di
astioso rispetto negli occhi di frate Richard.
Quanto a voi, sorella Joanna...
Mi si chiuse lo stomaco.
Il vescovo Gardiner mi ha ordinato di riaccogliervi nel priorato.
Ha dichiarato che i sospetti a vostro carico sono venuti meno e
che non siete colpevole di alcun delitto.
Fece una breve pausa.
Ci nonostante, ai miei occhi voi siete profondamente colpevole.
Avete infranto i vostri voti di obbedienza e sincerit e violato la
sacra regola della clausura. Con il vostro comportamento siete stata
causa di biasimo e sospetto nei nostri confronti, e in un momento
critico per tutte le suore inglesi. Il vescovo Gardiner sostiene che
non dovete essere interrogata in merito alla vostra reclusione nella
Torre, che si tratta di una vicenda da archiviare. Ma per quanto mi
riguarda io non vi dar mai credito n mi fider mai di voi. Anzi,
vedendovi qui davanti a me oggi, dubito che dovrebbero permettervi
di pronunciare i voti solenni e diventare una sposa di Cristo.
Tenni gli occhi incollati al pavimento. Sentivo male dappertutto,
come un cane bastonato.
Sorella Agatha, fatele indossare una tonaca prima che entri
nel dormitorio delle novizie.
S, badessa, rispose umilmente sorella Agatha.
Con il viso in fiamme, la seguii fuori dalla sala capitolare. Avrei
tanto voluto fuggire. Non potevo affrontare le novizie e le altre
monache se mi disprezzavano tanto.
Arrivammo nella stanza del guardaroba e sorella Agatha mi trov
una tonaca da novizia. La infilai, ritrovando il ruvido tessuto sulle
braccia e sulle gambe: era passato tanto tempo; ora, finalmente,
indossavo di nuovo l'abito bianco e marrone con il cordone in vita
delle novizie domenicane.
Ma mi sentivo cos indegna! Mi nascosi il viso tra le mani.
Sorella Agatha, imbarazzata, mi diede un colpetto sul braccio.
Dev'essere stata un duro colpo, per voi, la morte della badessa
Elizabeth. Le eravate molto affezionata, vero?
Annuii, grata per le sue parole di comprensione.
Sono contenta che siate ritornata sana e salva da noi, soggiunse.
Mi si strinse la gola. Temo che la badessa Joan non ne sia
per nulla felice.
 una donna decisa, ma si assume le sue nuove responsabilit
in un momento difficile, osserv sorella Agatha. Si trova
ad affrontare sfide complesse. E non ha nemmeno la lettera della
badessa Elizabeth a farle da guida.
Lettera? chiesi, boccheggiando.
S.  tradizione consacrata al priorato di Dartford che ogni
badessa scriva una lettera di istruzioni e la passi alla sorella che le
succeder, a lei e a lei sola. La badessa Elizabeth lo fece, la vidi
redigerla io stessa. Per stamattina, quando  stato scoperto che la
nostra amata guida era stata chiamata dal Signore, la lettera non si
 trovata da nessuna parte. La badessa Joan ha ordinato di cercare
dappertutto nella stanza, ma niente...
 
Capitolo 18.

Ero tornata a Dartford da dodici giorni quando i piccoli Westerly
mi implorarono di sposare il loro padre.
Il gioved, terminato il pranzo, m'incamminai per portar loro
il cesto con il cibo avanzato. Da una settimana mi ero offerta
volontaria per svolgere quel compito: mi offriva la possibilit
di parlare con i bambini, ai quali ero molto affezionata, e anche
di allontanarmi per un po' dalle monache e dalla loro manifesta
disapprovazione. Quando il vescovo Gardiner mi aveva parlato
di tornare l, avevo desiderato con tutto il cuore di servire Dio
al priorato di Dartford, di sentirmi di nuovo parte di qualcosa,
qualcosa di buono e bello. Non avevo pensato che l'accoglienza
ricevuta a suo tempo nel monastero si fondasse sulla fiducia. Una
fiducia che adesso era svanita.
Quella mattina, dopo la santa messa, mi ero confessata insieme
con le altre. E come sempre mi aveva assalita l'angoscia di non
poter rivelare il compito che mi aveva affidato il vescovo Gardiner
nemmeno al vecchio frate Philip, il nostro cappellano e confessore.
Un peccato che commettevo solo per salvare la vita a mio padre,
ma che non mi permetteva di trovare serenit per la mia anima.
Con il mio cestino in mano e un groppo in gola, aprii la porta
della dispensa da cui si accedeva all'orto, al frutteto e, pi oltre,
al fienile e alla fabbrica di birra dei frati.
La madre dei bambini, Lettice Westerly, era la responsabile
della lavanderia del priorato. Di buon carattere e infaticabile,
un mese prima del mio ritorno a Dartford era stata colpita da un
fortissimo mal di testa. Con il passare dei giorni aveva continuato
a peggiorare e ora giaceva semincosciente nell'infermeria. Gi
prima che si ammalasse, i suoi figli erano sempre stati benvoluti
tra quelle mura, e adesso ci venivano tutti i giorni: nessuno aveva
cuore di impedirglielo.
Bambini? chiamai.
Siamo qui, sorella Joanna!
In un batter d'occhio le loro figurette si materializzarono davanti
a me, come degli spiritelli emersi dal bosco.
Sollevai il cesto con il cibo. Il primo a venirmi incontro fu Harold,
un ragazzino robusto e ben piantato. Poi arriv Martha, che
con i suoi quattro anni era la pi piccola, stringendo tra le braccia
la sua bambola. L'ultima a raggiungerci fu Ethel, di nove anni,
sempre rabbuiata da una scontrosit che non potevo biasimare:
era abbastanza grandicella da capire quale triste destino si stava
abbattendo sulla sua famiglia.
Mentre si avventavano sul cibo, li osservai attentamente: erano
pi sudici e in disordine del solito. Tra i capelli arruffati di Martha
spuntava persino un ramoscello spezzato.
Ethel, quand' stata l'ultima volta che siete stati a casa?
chiesi. Sospettavo che dormissero in uno degli edifici esterni del
priorato, per stare vicini alla madre. Non potevano aver dormito
all'aperto, faceva troppo freddo, e mi ricordai che la notte prima
aveva piovuto. Ma non sembravano bagnati.
Ethel fece spallucce infilandosi in bocca una grossa crosta di
pane.
Non  sicuro, non va bene, l'ammonii. Dovete stare al
villaggio, con vostro padre.
Ma non  mai a casa, sorella, salt su Harold.
Guardai Ethel per avere una conferma.  di nuovo andato
a Londra, bofonchi. Dice che a Dartford non c' abbastanza
lavoro per uno stracciaiolo.
Mi sedetti su un ceppo, presi Martha sulle ginocchia e cercai
di toglierle il ramoscello dai capelli. Non si lament, anche se un
po' di male dovette sentirlo, perch erano pieni di nodi. Con una
mano stringeva la sua bambola di stracci e con l'altra accarezzava il
ruvido tessuto della mia tonaca. Quando finalmente ebbi districato
il ramoscello, si volt e mi fiss. Sarai la nostra mamma quando
lei sar morta? mi domand con la sua vocina cantilenante.
S! S! esclam Harold battendo le mani. Volevamo proprio
chiedertelo. Sei la nostra preferita. Sposa nostro padre. Per piacere!
Misi una mano sulla piccola spalla di Martha. No, bambini,
risposi nel mio tono pi dolce. Lo sapete che vi aiuter, ma questo
non posso farlo. Sono una novizia del priorato.
Ve l'avevo detto che non l'avrebbe fatto, borbott Ethel.
Ma il suo labbro inferiore tremava e capii che forse anche lei ci
aveva un po' sperato.
Sono sicura che vostro padre  un brav'uomo, ma io non sar
mai la moglie o la madre di nessuno, le spiegai.
Ethel mi scrut maliziosamente. Continuer a esserci un
priorato ancora per molto?
Persino i figli dei nostri servitori dubitavano del futuro di
Dartford. La cosa mi lasci scossa. A volte, mentre svolgevo le
mie mansioni quotidiane oppure cantavo o pregavo ad alta voce,
il pensiero della minaccia che pendeva sui monasteri smetteva per
un attimo di tormentarmi. Avrei dovuto sapere meglio di chiunque
altro quanto quella minaccia fosse reale, eppure quando mi
abbandonavo a seguire le Regole di san Benedetto, mi sembrava
impossibile che quel modo di vivere potesse finire. Adesso, invece,
avevo davvero paura che succedesse. L'oscuro esercito di Cromwell
avanzava di giorno in giorno.
Ora mangiate, mormorai ai bambini. Devo riportare indietro
il cesto. Quand'ebbero finito, li abbracciai uno per uno per
rassicurarli.
Nel priorato regnava il silenzio. Tutti erano occupati. Gran
parte del lavoro, dal giardinaggio alla preparazione del pane,
dalla fabbricazione della birra allo studio del latino, si svolgeva
tra mezzogiorno e le cinque. C'erano molte pi pulizie da fare
rispetto a prima. La badessa Elizabeth aveva amministrato un
monastero ordinato e disciplinato, ma appena le era succeduta,
suor Joan aveva subito dato ordine di svolgere con pi impegno
e accuratezza ogni singola mansione. Probabilmente non c'era
convento pi immacolato del nostro in tutta l'Inghilterra. Non
furono escluse dal lavoro manuale neppure le suore che insegnavano.
Alcune giovani di buona famiglia del posto frequentavano
delle lezioni ai piani superiori dell'ala del priorato accessibile ai
visitatori. In quei giorni le allieve erano appena otto, mentre un
tempo erano state il triplo, ma l'insegnamento era ugualmente una
priorit per Dartford.
Nel pomeriggio io dovevo lavorare agli arazzi. Attraversai in
fretta il corridoio che portava al laboratorio, vicino alla biblioteca
del convento. La porta della biblioteca era socchiusa. Era un
locale accuratamente sorvegliato, perch custodiva una preziosa
collezione di libri, alcuni molto fragili e rari, che le suore potevano
consultare e studiare in una sala comunicante. Quella biblioteca
era stata fonte di grande gioia per me fin dal momento della mia
professione: in Inghilterra, pochissime donne avevano la possibilit
di leggere, a parte le dame di corte. E, anche per loro, la lettura
serviva perlopi a compiacere e impressionare gli uomini della
famiglia. Nei conventi, invece, la lettura e lo studio erano un modo
per onorare Cristo e un mezzo per approfondire la comprensione
del mondo spirituale e ampliare le nostre menti, che l non erano
sottovalutate, ma rispettate.
Per me era un enorme privilegio poter consultare i volumi della
biblioteca di Dartford, che tuttavia solo di rado era aperta e non
sorvegliata. A quell'ora, poi - era mezzogiorno - non l'avevo mai
vista accessibile.
Sbirciai dentro e non scorsi nessuno, anche se c'erano delle
candele accese su un tavolo al centro della sala, a distanza di sicurezza
dai libri per scongiurare qualsiasi rischio d'incendio. Feci
un profondo respiro ed entrai.
Da quando ero tornata, non ero riuscita a scoprire assolutamente
nulla sulla corona, neppure un brandello d'informazione che potesse
risultare di un qualche interesse per il vescovo Gardiner. Le volte in
cui sfuggivo allo sguardo vigile delle altre sorelle, il che accadeva
raramente, mi mettevo a perlustrare il priorato in cerca d'indizi.
Un giorno mi si era presentata l'occasione di esaminare i preziosi
oggetti conservati in un grosso scrigno dietro l'altare, ma non trovai
nulla che somigliasse a una corona. Tranne che nella stanza della
badessa, avevo guardato dappertutto. Niente. Mancava meno di una
settimana a Ognissanti, la data fissata dal vescovo, e l'unica cosa
che avevo da comunicargli era la scomparsa della lettera scritta
dalla defunta badessa a colei che le sarebbe succeduta. Certo, si
poteva pensare a un furto, ma soltanto una suora si sarebbe potuta
introdurre nella camera della badessa morente, e l'idea di una
monaca di Dartford che commetteva un'azione simile... Eppure,
com'era possibile che quella lettera fosse andata persa?
Era assolutamente improbabile che la trovassi infilata tra i manoscritti,
ma forse, spulciando tra i libri, avrei scoperto qualcosa di
pi sulle origini e la storia di Dartford, qualcosa che mi aiutasse a
spiegare perch un re aveva nascosto un oggetto misterioso proprio
l... e magari anche a recuperarlo.
Scorsi i titoli sui dorsi dei libri. Erano quasi tutti testi devozionali,
naturalmente, come Lo specchio di Nostra Signora e il Libro
de' vizi e delle virtudi. Possedevamo tre manoscritti miniati, di
gran valore, ma i volumi pi importanti erano quelli scritti dalle
guide spirituali femminili dell'ordine domenicano: santa Caterina
da Siena, santa Margherita d'Ungheria e altre.
Non trovai niente sulle origini del priorato di Dartford.
L'ultimo posto in cui guardare era la piccola sezione dedicata
agli argomenti generali. Esaminai ansiosamente i testi. Uno trattava
di contratti legali, un altro dei regni dei primi Plantageneti.
E poi lo vidi. Un volume sottile, marrone scuro, con il titolo: Da
Caractaco ad Atelstano. Battei pi volte le palpebre: non riuscivo
a credere di avere sotto gli occhi proprio quel nome.
Tirai fuori il volume e lo aprii con le mani che tremavano.
Mi bast una rapida scorsa per rendermi conto che si trattava di
una storia dell'antica Britannia a partire dall'epoca dei Romani,
quando fu conquistata dall'imperatore Claudio. Caractaco era un
re celta che sfid Roma. Seguivano capitoli che descrivevano la
vita sotto l'occupazione romana, il declino dei Cesari e la loro
cacciata dalla Britannia, l'invasione dei Sassoni, i conflitti con
i Vichinghi. Sembrava un normalissimo libro di storia, persino
mediocre, ma lo sfogliai fino all'ultimo capitolo, intitolato
Atelstano, l'unico re.
Dopo la morte di Ethelward, il fratellastro Atelstano, bench
nato da una concubina, sal al trono nel 925. Molti furono i
regni che si opposero ad Atelstano. I Vichinghi non restarono a
guardare. Mandarono navi per conquistare un'altra volta York
e progettarono un assalto da sud. Saccheggiarono numerosi
villaggi e commisero terribili atrocit, com'era loro costume.
Anche gli Scoti organizzarono un'invasione.
Il primo anno i nobili sassoni furono scontenti del loro nuovo
re. Edwin, il fratello minore di Atelstano, fu accusato di aver
tramato contro di lui in combutta con i nobili, e fu condannato.
Edwin si dichiar innocente e lo giur solennemente davanti
a un gruppo di sacerdoti. Ma Atelstano lo costrinse a salpare
su una barca senza vela e senza cibo n acqua. Nessuno lo
rivide mai pi.
Rabbrividii al pensiero di quel giovane abbandonato alla deriva
in mare. Terrorizzato. Condannato a morire di stenti. Com'era stato
crudele Atelstano! Poi ricominciai a leggere.
In seguito, Atelstano si pent di aver condannato a morte suo
fratello. Era un re spietato con i suoi nemici, ma pio e virtuoso
pi di ogni altro. Tutti i giorni ascoltava tre messe. Fond numerosi
monasteri e la sua fama di collezionista di sacre reliquie
si diffuse in tutta la cristianit.
Vi piacciono i libri?
Cacciai un urlo e mollai il volume, che cadde per terra con un
tonfo sordo.
A pochi passi da me c'era frate Richard. Ero cos assorta nella
lettura che non lo avevo nemmeno sentito entrare.
Vi ho spaventata?
S, fratello. Mi tremava la voce.
 bello vedere tutte queste opere accumulate in quasi due
secoli;  una raccolta piccola ma notevole, questa di Dartford,
osserv con il suo tono condiscendente.
S, fratello. La voce non mi tremava pi. Mi chinai per
raccogliere il libro.
Posso vedere cosa stavate leggendo? mi chiese.
Gli porsi il testo.
Ah, questa non  un'epoca che conoscono in molti, comment,
sfogliando alcune pagine. Roma... i Celti... i Sassoni... Alfredo
il Grande. Fece una pausa. E suo nipote, il re Atelstano.
Chiuse il libro, ma non me lo restitu. Avete degli interessi
curiosi, sorella Joanna.
Chinai appena la testa, quindi mi voltai e uscii dalla biblioteca
con il cuore in tumulto, consapevole del suo sguardo che mi seguiva.
Il lavoro nella sala degli arazzi era gi cominciato da un pezzo
quando arrivai e corsi a sedermi accanto alle mie consorelle novizie.
Sorella Cristhina e sorella Winifred smisero per un attimo
di tessere, mentre prendevo posto sulla panca davanti al grande
telaio di legno. Il nostro convento era l'unico in tutta l'Inghilterra
a possederne uno cos; quasi tutti gli arazzi erano tessuti
a Bruxelles. Alla svolta del secolo, una lungimirante badessa di
Dartford l'aveva fatto portare l, realizzando una stanza apposta
per alloggiarlo, con grandi finestre dalle quali entrava pi luce
che in qualsiasi altro ambiente del convento. Tre tessitrici, sedute
l'una accanto all'altra, impiegavano un anno intero per realizzare
un arazzo lungo cinque piedi.
Le mie consorelle novizie non si somigliavano per nulla. Slanciata,
con gli occhi penetranti e gli zigomi alti, Christina intimidiva
con il suo aspetto, ma aveva un animo sensibile, capace di cogliere
dettagli che agli altri sfuggivano, ed era profondamente devota.
Winifred, invece, era molto pi piccola di lei e anche di me. Gli
occhioni dolci e il viso a forma di cuore la facevano somigliare a
una bambina e le suore pi anziane tendevano a coccolarla. Ci
nonostante, si impegnava molto per svolgere compiti difficili e
aveva una grande determinazione, anche se non lo dava a vedere.
Quel pomeriggio Christina mi lanci solo una gelida occhiata:
non mi aveva ancora perdonata di aver violato le regole del priorato.
Winifred, invece, mi salut con un gran sorriso: forse c'era
la speranza di mantenere l'amicizia con lei.
Mi aspettavo i rimproveri di sorella Agatha, seduta in fondo
alla sala per sorvegliare le novizie, ma aveva un'espressione angosciata
e lo sguardo rabbuiato, e non mi disse nulla riguardo il mio
ritardo. Occupata a separare le sete alle sue spalle, nemmeno suor
Helen, la nostra minuta ed elegante maestra di arazzi, apr bocca,
ma siccome da tre anni non parlava con nessuno, non mi stup.
La badessa Elizabeth aveva ricevuto dal Continente una dispensa
speciale grazie alla quale suor Helen era potuta rimanere
con noi anche se non cantava, non salmodiava e non pregava a
voce alta. Era cos da quando il fratello maggiore, un monaco,
era stato impiccato a Tyburn per essersi rifiutato di riconoscere
l'Atto di Supremazia del re. Quando Enrico  ottavo aveva cominciato
a scagliarsi contro il nostro modo di vivere, c'erano stati monaci,
frati e suore coraggiosi che avevano scelto di opporsi: erano stati
puniti con indicibile ferocia e dopo di allora quasi tutti avevano
riconosciuto l'Atto.
Forse per compensare il silenzio, suor Helen da una ventina
d'anni realizzava con estrema cura arazzi originali, raffinati, straordinari.
Quand'ero arrivata a Dartford ero gi una ricamatrice
esperta; sotto l'attenta guida di mia madre avevo imparato a realizzare
alla perfezione anche i punti pi complicati. Ma quegli
arazzi non li ricamavamo, li tessevamo, passando e ripassando una
bobina tra i fili dell'ordito. Suor Helen m'insegn come tessere
velocemente ma con grande precisione e quando premere i pedali
che avevamo sotto i piedi. Ma, soprattutto, era lei che creava i
disegni degli arazzi, che decideva la scena che ciascuno avrebbe
illustrato. Artista di talento, disegnava il motivo da seguire e poi
dipingeva il cartone in dimensioni reali. Prima di cominciare ogni
arazzo, il cartone era tagliato in strisce verticali che venivano
poi appese per mostrare il disegno da riprodurre. Avevamo quasi
ultimato l'arazzo a cui stavamo lavorando.
Mentre infilavo e sfilavo la mia bobina, riflettevo sul libro
che avevo scoperto. Atelstano era stato un personaggio reale, un
re dell'epoca sassone. Aveva posseduto davvero una corona. Ma
perch quella corona sarebbe stata nascosta proprio a Dartford?
In Inghilterra esistevano gi dei monasteri in quel periodo oscuro
e turbolento; li aveva fondati lui stesso. Ma allora come mai Edoardo
terzo non l'aveva celata in uno di quelli, anzich far costruire
ex novo il priorato di Dartford?
Ripensai alla reazione di frate Richard nel trovarmi con quel
libro, a come l'aveva ghermito per sfogliarlo. Aveva dimostrato di
conoscere bene Atelstano, un personaggio poco conosciuto, nato
oltre cinque secoli prima.
Dal fondo della stanza un gemito soffocato mi riscosse da quei
pensieri. Era sorella Agatha. Aveva gli occhi gonfi di lacrime.
Noi novizie ci guardammo, senza sapere bene che cosa fare.
Come al solito fu Christina, la pi grande di noi, a parlare:
Non vi sentite bene, sorella?
L'altra scosse la testa, come in un moto di rabbia. Non  giusto!
Voi siete giovani; avete delle famiglie facoltose che potrebbero
ospitarvi. Io non ho nessuno, non ho nessun posto dove andare.
Tutti i miei famigliali sono morti e non possiedo denaro!
Ma cosa state dicendo? chiese Christina.
Sorella Agatha scosse di nuovo la testa. Non dovrei parlare
cos. Ma stamattina ho sentito che gli inviati di Cromwell hanno
iniziato un altro giro di ispezioni. Nei monasteri pi grandi. Speravo
che fosse tutto finito, che fossimo al sicuro. Invece, le notizie che
giungono da Londra dicono il contrario.
Winifred mi fiss, spaventata. Feci una faccia sorpresa, anche
se in realt quella notizia non mi stupiva affatto.
Dio ci protegger, dichiar Christina con voce stentorea.
E, sorella Agatha, non pensate mai che siamo pi fortunate di
voi. Per quanto mi riguarda, non lascer mai Dartford, qualsiasi
cosa accada. Se dovr, servir il Signore anche tra le macerie.
Osservai Christina: aveva smesso di tessere, la mascella tesa
in un'espressione di ferrea determinazione.
Sorella Agatha parve confortata da tanta risolutezza: S, 
quasi impossibile pensare che il re potrebbe sopprimere Dartford.
Il nostro priorato  benvisto dalla nobilt. Ci guard, e nei suoi
occhi non c'era pi rabbia, ma speranza. La stessa zia del re era
monaca qui, prima che pronunciassi i voti.
Non si chiamava suor Bridget? domand Winifred.
S, rispose lei. Era la sorella minore della regina Elisabetta.
Ogni tanto la sovrana veniva a trovarla e una volta port con s
anche suo figlio, il principe Arturo.
Sentii un dolore acuto alla mano sinistra. Avevo le forbici in
grembo. Abbassai lo sguardo e sul palmo vidi una grossa macchia
di sangue. Inconsciamente, nel sentire quel nome, mi ero piantata
le lame nella carne.
Presi un ritaglio di tessuto e lo strinsi forte nel pugno. E quando
accadde, sorella? chiesi. Quand' che vennero a Dartford?
Sorella Agatha ci pens un attimo. Credo subito dopo le nozze
del principe con Caterina d'Aragona. Mi dissero che la regina
Elisabetta voleva che suor Bridget conoscesse la moglie di suo
figlio e cos port qui la giovane coppia.
Allora anche Caterina d'Aragona venne a Dartford? Mi
sforzai di fare quella domanda in tono indifferente.
S, s, proprio cos. La buona regina Caterina allora era una
giovinetta.  stato tanto tempo fa. Prima che io entrassi nel monastero.
Fece una pausa, calcolando in silenzio quanti anni dovevano
essere passati. Impieg un minuto buono, perch non era brava
a far di conto. Pi di trent'anni fa. S,  cos. Capite? Abbiamo
dei legami diretti con la famiglia reale! Come potrebbe mai, il re,
sopprimere Dartford e gettarci in strada?
Dunque non era stata un'allucinazione in punto di morte,
della regina Caterina. Era davvero venuta qui con il suo giovane
primo marito.
Abbassai lo sguardo: non ero riuscita a fermare il sangue dalla
mano e non potevo continuare a tessere: avrei sporcato i fili di seta.
Winifred si mise a tossire. Era una tosse irritante, secca.
Christina e io sapevamo entrambe che cosa significava e balzammo
in piedi.
Scioglietevi la tonaca, le dissi.
No, ormai  troppo tardi, osserv Christina.
Il volto pallido di Winifred divent di colpo rosso scarlatto
mentre si arrovesciava sulla sedia, ansimando e tossendo.
 tutta colpa vostra! grid Christina a suor Agatha in tono
accusatorio. L'avete messa in agitazione raccontando che ci getteranno
in mezzo a una strada! Dovremmo lavorare in silenzio, qui!
Sono la maestra delle novizie, ribatt indignata suor Agatha.
Non potete criticarmi!
La porto da frate Edmund, annunciai, sollevando Winifred.
Poi, sorreggendola, mi avviai verso la porta senza che nessuno
mi fermasse. La nostra maestra era tutta presa a discutere con
Christina.
Lanciai un'occhiata a suor Helen che, seduta nell'angolo, continuava
come sempre a scegliere le sue sete. Ma non era affatto
indifferente: sul viso le scorreva una lacrima.

 Capitolo 19.

Le grida dell'uomo arrivavano fin nel chiostro.
L'infermeria era in fondo al porticato e, per sbrigarmi, tagliai per
il giardino, badando bene a restare nei vialetti. Winifred barcollava
al mio fianco e dovetti fare attenzione che non rovesciasse i cesti
pieni di valeriana o sbattesse la testa contro il ramo di un melo.
Quelle urla la fecero rabbrividire, ma le strinsi le spalle, cercando
di rassicurarla: Andr tutto bene, coraggio.
Quando entrammo nell'infermeria vidi frate Edmund chino
su John, uno dei nostri stallieri. Stava seduto su un pagliericcio,
con la camicia aperta e gli occhi fuori delle orbite, mentre il frate
gli tastava con le dita tra la clavicola e la spalla. Fui contenta che
fosse di turno l e non nell'infermeria che aveva allestito a Stam
nel villaggio.
Fa male, fratello! Sangue di Cristo, fa male!
Non bestemmiare, mormor frate Edmund. Adesso ti sistemer
la spalla. Sentirai un dolore forte, ma poi diminuir. Tieniti
pronto.
John si fece un rapido segno della croce con una mano, mentre
l'altra gli ciondolava lungo un fianco. Poi frate Edmund gli
afferr la spalla con una tale rapidit che il cappuccio nero del
saio sferz l'aria.
Fratello, no! esclamai. Ma nessuno sent il mio grido, soffocato
dall'urlo straziante di John, che poi si accasci sul pagliericcio.
Quando si scost da lui, frate Edmund ci vide, immobili nell'angolo.
Sorella Winifred ha un altro attacco, spiegai.
Frate Edmund corse verso il suo armadietto di rovere con una
chiave in mano. Fatela sedere da qualche parte, mi disse.
Aiutai Winifred a sistemarsi su un altro pagliericcio: ansimava
e respirava affannosamente. Le scostai dal viso un ricciolo biondo
che le era sfuggito dalla cuffia.
Quando  cominciato? mi chiese il fratello, mentre pestava
una pianta scura in un mortaio.
Una decina di minuti fa, risposi. Si  agitata e poi ha cominciato
a tossire.
Perch si  agitata? domand, chinandosi sul fuoco con la
sua scodella.
Gli raccontai delle angosce di suor Agatha sul futuro del priorato.
Capisco. Smise di pestare. Ora le dar il rimedio. Fatevi
da parte, sorella Joanna.  meglio che non lo inaliate anche voi.
Mi misi nell'angolo e lo guardai mentre la metteva diritta e
le sistemava sotto il viso la scodella fumante. Aveva portato a
Dartford molte medicine e pozioni nuove, oltre che nuove competenze.
Prima del suo arrivo la responsabile dell'infermeria era
stata suor Rachel, una monaca dalla lingua tagliente che si era
infuriata per essere stata sostituita. Tuttavia, persino lei aveva
dovuto riconoscere che il frate era molto pi esperto e capace.
Edmund si spostava continuamente dall'infermeria del priorato
a quella, pi piccola, della citt, praticamente abbandonata dopo
la morte, l'anno prima, di frate Matthew. I frati erano abituati a
stare in mezzo alla gente: non erano come i monaci e le suore, che
vivevano separati dal mondo.
Respira! ordin alla sorella. Ancora! Ancora!
Winifred fece un profondo respiro e cerc a tentoni la sua
mano. Grazie, mormor. Lui le prese la mano e gliela baci
delicatamente, poi l'aiut a distendersi per farla riposare. Vedendoli
insieme, fui colpita dalla loro somiglianza. Notai anche, per,
che quel giorno Edmund non aveva una bella cera. Aveva la pelle
giallastra e piccole rughe intorno agli occhi.
Mi avvicinai alla scodella fumante. Che cos' questa medicina?
L'Ephedra helvetica  un rimedio, non una medicina, rispose.
Sono le foglie di una pianta che cresce in Italia. Un confratello
elvetico di passaggio a Cambridge se n'era portato una scorta
per s e mi illustr le sue propriet. Me ne faccio mandare un po'
ogni sei mesi. Ora me ne servir di pi. Quello di Dartford non
 il clima migliore per Winifred - troppe paludi nei dintorni -,
ma per questo non c' rimedio. Perci dovr raddoppiare la mia
scorta di Ephedra.
John si mosse alle nostre spalle e con grande sorpresa vidi che
sorrideva.
Fratello, va meglio, avevate ragione! disse. Quand' che
potr tornare al mio lavoro?
Non sollevate n tirate niente di pesante per due settimane,
rispose Edmund.
Ma uno stalliere con un braccio solo  inutile! esclam John
alzandosi di scatto dal pagliericcio. Il nuovo custode  un tipo
severo... mi ridurr la paga o forse mi mander persino via! In
citt ci sono almeno dieci uomini che potrebbero prendere il mio
posto domani. Al priorato non si guadagna male. Potete parlargli
voi? Spiegargli? Vi prego, fratello! Ho una moglie incinta di
cinque mesi!
Frate Edmund alz una mano. Non posso prometterti niente,
ma ci metter una buona parola.
Grazie, fratello! esclam John con fervore.  stato un buon
giorno per noi quello in cui siete arrivato qui a Dartford.
Vi  sinceramente grato, dissi, appena John se ne fu andato.
Lui sospir. Il semplice fatto che conosca qualche trattamento
e qualche pozione non significa che posso fare miracoli. Anzi,
quello che posso fare io per aiutare le persone  pochissimo. 
tutto nelle mani di Dio. Poi indic l'angolo della sala, dove si
apriva la minuscola cappella dell'infermeria. Dietro un paravento
di fortuna intravidi due piedi nudi.
Lettice Westerly? sussurrai.
Edmund torn al suo stipo per riporre la scodella con la pozione
di Winifred, poi tir fuori una piccola borsa di velluto da
un altro cassetto.
L'unica cosa che posso fare  alleviare le sue sofferenze,
mormor, avviandosi verso l'angolo in cui giaceva Lettice.
Posso vederla? chiesi.
Spost il paravento e per un secondo mi sembr di avere davanti
un cadavere. La poveretta aveva la pelle cinerea, la bocca
spalancata e la lingua coperta da un'orribile patina scura. Poi vidi
il suo petto sollevarsi e abbassarsi.
Frate Edmund prese dalla sua borsa una perlina nera e luccicante.
Sollev la testa di Lettice Westerly e gliela spinse in gola.
Portatemi un po' di birra, sorella Joanna, mi preg. Devo
fargliela mandare gi.
Obbedii. Come si chiama quella medicina?
Non ha un nome latino, rispose lui. Viene dall'Oriente. Li
chiamano semi dell'immortalit.
Rabbrividii: quella definizione aveva un che d'inquietante.
Forza, Lettice, mandate gi. Ecco, cos. Poi le riadagi la
testa sul pagliericcio.
Frate Edmund, quanto le resta da vivere?
Le sent la fronte e poi il polso. Una settimana. Forse due.
Mi si strinse la gola al pensiero dei tre piccoli Westerly che mi
correvano incontro per avere qualcosa da mangiare.
D'improvviso frate Edmund mi prese una mano nella sua. Mi
ritrassi impaurita, scostandolo.
Sorella Joanna, state sanguinando, disse pazientemente, indicando
il mio palmo. Il pezzo di stoffa con cui avevo tamponato
il taglio era caduto per terra e il sangue continuava a gocciolare.
Non  niente, lo rassicurai. Me lo sono fatto con le forbici.
Ma non  profondo.
Frate Edmund sorrise. Dunque mia sorella non  stata l'unica
a turbarsi per il discorso sul destino dei monasteri...
Non  stato quello ad avermi agitata.
Mi guard dritta negli occhi. Ma qualcos'altro s, vero?
Non risposi. Sembrava solo premuroso, ma, come davanti a
frate Richard, avevo l'impressione che le sue domande celassero
anche un altro intento.
Su, sorella Joanna, adesso vi medico la ferita. Ho visto tagli
pi piccoli causare brutte suppurazioni perch non curati.
Mi gir la mano per vedere meglio e mi ripul dal sangue con
un panno umido. Le sue mani grandi e ossute erano incredibilmente
svelte.
Sorella Joanna!
Con un balzo mi scostai da frate Edmund e mi trovai davanti
suor Eleanor, la nuova circatrix. Nonostante avesse solo trent'anni,
la badessa l'aveva scelta per quell'importante incarico di responsabile
dell'osservanza delle regole: forse perch era la nipote della
badessa Elizabeth. La defunta priora le voleva bene e - preoccupandosi
per la sua salute - la riprendeva garbatamente per lo zelo
che metteva nel servire Dio. Suor Eleanor, infatti, digiunava pi a
lungo di chiunque altro, spesso non dormiva per poter raddoppiare
le sue preghiere alla Vergine Maria e si flagellava la schiena con
delle corde. Chiss se ora la nuova badessa l'ammoniva per quelle
pratiche o, al contrario, le incoraggiava.
Cosa ci fate qui, sorella? mi chiese lei con gli occhi fiammeggianti
nel volto scarno. A quest'ora dovreste essere al lavoro
sugli arazzi!
Frate Edmund s'intromise: Sorella Joanna si  tagliata una
mano proprio mentre lavorava.
Suor Eleanor s'incup ancora di pi vedendo Winifred sdraiata
sul pagliericcio.
E lei che cos'ha avuto? domand. Un altro attacco?
Frate Edmund annu.
Sorella Winifred, vi sentite abbastanza bene da tornare da sola
nel laboratorio degli arazzi? s'inform la circatrix con un tono che
lasciava intendere quanto non avrebbe gradito una risposta negativa.
L'altra annu senza parlare.
Bene. Perch sono qui per frate Edmund e poi sarei passata
a prendere sorella Joanna. Siete desiderati entrambi negli alloggi
della badessa, immediatamente. Venite con me.
Frate Edmund e io ci scambiammo un'occhiata di stupore e poi
la seguimmo fuori dell'infermeria. Forse, riflettei, la mia convocazione
riguardava il fatto che frate Richard mi aveva sorpresa in
biblioteca a leggere quel libro sul re Atelstano. Comunque, quale
che fosse il motivo, finalmente sarei riuscita a entrare in quella
stanza del priorato in cui non avevo ancora messo piede.
Meno di un minuto dopo suor Eleanor buss piano alla porta che
collegava il chiostro alla parte anteriore del complesso. Gregory,
il nuovo custode, l'apr. Jacob era stato sbrigativamente messo a
riposo, secondo le intenzioni della badessa, e ora viveva in una
casetta nella cittadina di Dartford. Gregory era un giovanotto alto
e prestante, dalla barba ben curata. Chin rispettosamente il capo
davanti a suor Eleanor, ignorando il frate e me.
Gli alloggi della badessa si trovavano in fondo al corridoio di
quell'ala del priorato. Suor Eleanor ci ordin di aspettare fuori,
seduti su una panca, poi si allontan in fretta e furia.
Si sentivano delle voci provenire dall'interno. Dapprima tenui
e indistinguibili, dopo un po' diventarono pi forti, e mi resi conto
che appartenevano alla badessa e a frate Richard, impegnati in
un'animata discussione.
Cosa vi fa pensare di potervi fidare di Cromwell? gridava
frate Richard. Il fatto che abbia accettato il denaro con cui avete
cercato di corromperlo? Credete che baster per risparmiare il priorato?
Cromwell  capace d'intascarsi quei soldi con un bel sorriso
e poi sopprimerci ugualmente. Passerete il resto della vostra vita a
rimpiangere il modo in cui avete agito con lui, statene certa!
E voi siete convinto che Gardiner ci salver? strill la badessa.
Allora il pi pazzo tra noi due siete voi! Tutti sanno come
agisce Cromwell. Non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni.
Il vescovo di Winchester, invece, ha tradito tutti quelli che si sono
fidati di lui.
A quel punto frate Edmund si alz di scatto e and a bussare
alla porta.
Gli apr frate Richard, esterrefatto. I due si scambiarono con
gli occhi un silenzioso messaggio, poi frate Richard guard me,
fece un lungo respiro e ci fece cenno di entrare.

 Capitolo 20.

Frate Edmund e io c'inchinammo davanti alla priora, seduta dietro
un grande tavolo di rovere. Diedi una rapida occhiata alla stanza,
che non era diversa dai tempi della defunta badessa: un ambiente
spoglio, senza scaffali n cassepanche o bauli. Nessun posto in
cui si potesse nascondere un oggetto prezioso.
Vi ho convocati qui entrambi per informarvi che avremo ospiti
al priorato, annunci la badessa. Lord Chester, il nostro vicino,
verr a farci visita tra nove giorni.
Il padre di sorella Christina? s'inform frate Edmund.
Esattamente. Udii provenire da sotto la scrivania un debole
click, click, click. Sapevo che cos'era. La badessa portava in vita
una catenina a cui era fissata una sfera d'argento contenente un
miscuglio di spezie esotiche dal profumo dolciastro. Suor Agatha
mi aveva riferito che provenivano dall'Estremo Oriente. Con le
sue dita nervose, spesso madre Joan faceva tintinnare la sfera
contro la catenina.
Lord Chester desidera venire a Dartford in occasione di Ognissanti,
spieg. Quella sera celebreremo la solita messa solenne in
onore dei defunti. La funzione, naturalmente,  riservata unicamente
ai membri del priorato. Ma nel pomeriggio, prima della messa...
Sollev il mento. Prima della messa daremo un banchetto di
requiem a cui saranno invitati lord Chester e sua moglie.
Non riuscivo a credere di aver sentito bene. Un banchetto...
all'interno del priorato?
Che genere di banchetto, badessa? domandai.
Un banchetto, ribatt lei seccamente. Con cibo. Vino.
Musica.
Increduli, frate Edmund e io restammo in silenzio. Il tintinnio
della sfera d'argento acceler.
Potrei chiedere per quale ragione daremo questo banchetto?
domand frate Edmund dopo qualche istante.
Ah! esclam frate Richard voltandosi dalla finestra. Perch
lord Chester ce lo ha chiesto, ecco perch! E noi dobbiamo cercare
d'ingraziarci un cortigiano che gode del favore del re.
Frate Richard! sbott la badessa. Un'altra critica del genere
e sarete trasferito immediatamente! Il vescovo Gardiner ci metter
un minuto!
Rossa in volto, madre Joan fissava l'altro dritto negli occhi. E
lui sostenne il suo sguardo per un lungo istante prima di abbassare
le palpebre, in segno di sottomissione.
Lord Chester  il padre di una delle nostre novizie pi anziane
ed  quindi pi che naturale che desideri venire a trovarla, continu
la badessa con pi calma. Credo che il motivo per cui ha scelto
proprio Ognissanti sia legato a un suo figlio, morto un anno fa.
Mi ricordai che lo scorso novembre Christina aveva ottenuto
il permesso speciale di uscire dal priorato per il funerale. Era tornata
in preda a una profonda mestizia e aveva impiegato qualche
settimana per riprendere la sua solita forza ed energia.
E come potremmo esservi utili, sorella Joanna e io? s'inform
frate Edmund.
Suonando durante il banchetto, rispose la badessa. Voi
suonate il liuto, mi dicono. E sorella Joanna  piuttosto brava con
la viella spagnola.
Mi stup che la badessa sapesse della mia passione per la musica.
Avevo suonato solo qualche volta la mia viella, al priorato.
Era un oggetto di grande valore per me: mia madre aveva fatto
arrivare quello strumento dalla Spagna quando avevo dodici anni
e mi aveva insegnato lei stessa a suonarlo. L'avevo portato con
me e la badessa Elizabeth mi aveva incoraggiata a esercitarmi, ma
non l'avevo pi toccato da quando ero tornata. Mi commosse che
madre Joan si fosse ricordata del mio modesto talento.
Ma lord Chester non sarebbe omaggiato meglio chiamando
dei musici che sappiano eseguire i brani della corte? domand
frate Edmund con la consueta voce pacata.
No, fratello, replic la badessa in tono irritato. Non sarebbe
omaggiato meglio. Ha chiesto specificamente che fossero dei
membri del priorato a suonare per lui.
Ci detto, i frati cominciarono a discutere con la badessa il programma
musicale e altri dettagli del convito. Quella conversazione
riguardava anche me, ma il mio interesse era altrove. Alla parete
alle spalle della badessa era appeso un grande ritratto. C'era sempre
stato anche prima, ma non lo avevo mai osservato con attenzione.
La cornice di legno era scolpita in forma di rami intrecciati da
cui spuntavano le foglie. Il suo colore marrone riluceva come se
all'origine ci avessero applicato sopra una patina d'oro che con il
tempo era poi sbiadita. Ma era il personaggio ritratto ad attirarmi
maggiormente: si trattava di un uomo dall'aria solenne, nel fiore
degli anni, con i capelli castani spartiti nel mezzo che gli scendevano
appena sotto le orecchie. Non somigliava a un santo, n a nessuno
dei grandi principi cattolici riveriti dai domenicani. Sembrava pi
un nobile cavaliere, forse uno degli eroi di Chaucer. Una giubba
scura gli metteva in risalto le spalle ampie e sul petto gli pendeva
un semplice medaglione. Aveva un bel viso, con il naso sottile e
gli zigomi alti, ma nella sua espressione c'era un che di severo,
una fredda altezzosit. Non aveva nulla della rigida uniformit
degli uomini ritratti dagli artisti dei secoli passati, prima delle
innovazioni introdotte dal maestro Hans Holbein.
Chi  il personaggio di quel dipinto? chiesi d'un tratto.
Sorpresa, la badessa s'interruppe nel mezzo di una frase e si
volt.
Non  Edoardo terzo, il fondatore del nostro priorato? felce
frate Richard.
Lei scosse la testa. No,  il figlio maggiore, il principe di
Galles. Re Edoardo ordin che il suo ritratto fosse appeso qui.
E perch mai avr voluto un ritratto del Principe Nero in questa
stanza? si stup frate Richard.
Il Principe Nero. Ne avevo sentito parlare di recente, ma non
al priorato. Ma dove? E da chi?
La badessa stava per rispondere, ma in quel momento bussarono
alla porta. Il custode le rifer che era giunto un messaggero
da Londra.
Molto bene, Gregory, fatelo entrare. Frate Edmund, voi restate,
mentre voi, sorella Joanna, potete andare. Tra poco sar ora
di Sesta.
M'inchinai e uscii. Ero quasi arrivata alla chiesa quando mi
venne in mente chi mi aveva parlato del Principe Nero. Risentii
la voce del vescovo Gardiner nella mia cella alla Torre: Ricordate
Edoardo terzo? E suo figlio, il Principe Nero? Cosa sapete di Riccardo
Cuor di Leone? O del principe Arturo, il defunto fratello
del nostro re?
Se il vescovo aveva nominato il Principe Nero una ragione
doveva esserci: lui non parlava mai a vanvera. Mi sforzai di trovare
un senso a quell'elenco: Edoardo terzo aveva fondato il priorato di
Dartford. Il Principe Nero era l'erede al trono, ma era morto prima
di suo padre. Il principe Arturo, fratello del nostro re Enrico
 ottavo, aveva visitato Dartford mesi prima di morire anche lui. Che
cosa c'entrasse, invece, Riccardo Cuor di Leone, proprio non lo
capivo. Era vissuto secoli prima di Edoardo terzo... ma secoli dopo
re Atelstano. Mi girava la testa. Che legame poteva mai esserci
tra quei personaggi?
Tutte le monache si erano gi raccolte nella cappella quando
le raggiunsi andando al mio posto tra le altre novizie.
Winifred si sporse verso di me e mi sussurr: Grazie per avermi
aiutata, sorella Joanna. Accanto a lei, Christina si gir dalla mia
parte e mi guard in modo pi benevolo di come aveva sempre
fatto da quando ero tornata. Mi sentii invadere da un'ondata di
sollievo. Stavo cominciando a riannodare le mie amicizie.
Udii un frusciare di vesti quando madre Joan entr nella
cappella e percorse la navata centrale, lasciando dietro di s una scia
profumata di spezie. Come faceva anche la badessa Elizabeth, lei
non compariva mai in chiesa prima che tutte noi avessimo preso
posto e ci fossimo preparate per la preghiera.
Appena si volt a guardarci capii che era successo qualcosa.
Sorelle, prima che iniziamo devo condividere con voi una
notizia dolorosissima, annunci con la sua voce chiara e sicura.
M'irrigidii.
La nostra regina  morta. Jane, l'amatissima consorte del re,
 stata vinta da una febbre contratta durante il parto. Ora intoneremo
l'ufficio dei defunti e nel mese a venire faremo delle veglie
particolari per Sua Maest.
Alzai lo sguardo verso l'inferriata coperta da un panno nero
che in chiesa separava le suore dai frati. Non potevo vedere frate
Richard n frate Edmund, ma mi domandai come avessero reagito
a quella triste notizia. Avevano riposto le loro speranze nella donna
che ora giaceva priva di vita in una cappella reale. La regina Jane
aveva ventotto anni, uno pi di me. Al momento del parto doveva
essere stata assistita dai medici pi illustri del Paese, eppure era
morta dopo atroci sofferenze.
Mi sentii prendere di nuovo dalla paura per il nostro futuro.
Dio, nella sua misericordia, avrebbe permesso che venissimo
annientati? Sforzandomi di scacciare tutti i miei timori, giunsi le
mani e pregai perch l'anima di Jane Seymour passasse in fretta
attraverso il Purgatorio e accedesse al regno dei cieli.

 Capitolo 21.

Ognissanti si avvicinava e noi ci preparavamo per il banchetto di
requiem in onore di lord Chester. Bisognava rivestire le sedie per
gli ospiti che si sarebbero accomodati al tavolo d'onore, visto che le
avevamo tutte di semplice legno, nonch procurarsi boccali, piatti
di porcellana, tovaglie e tovaglioli ricamati, tutti oggetti estranei a
un convento domenicano. Fu necessario ingaggiare altro personale
per la cucina, principalmente donne che sapessero come preparare
piatti ricchi e sostanziosi, tra i quali delle portate di carne, che a
Dartford mangiavamo solo di rado e in forma di pasticcio, il pi
delle volte, per giunta, a base di pollo.
Il pomeriggio, anzich lavorare agli arazzi, mi trovavo nella sala
capitolare con frate Edmund per esercitarci con gli strumenti. Non
eravamo mai completamente soli: sorvegliati dal custode, i lavoranti
incaricati dell'allestimento andavano e venivano in continuazione.
Era fastidioso vedere quell'ambiente trasformato in un salone per
le feste, ma d'altronde era l'unico spazio abbastanza ampio.
I canti del priorato non si potevano adattare al liuto e alla
viella, ma frate Edmund e io conoscevamo alcuni brani di musica
profana e li suonavamo nell'angolino della sala che ci era stato
messo a disposizione. A volte, mancando l'accompagnamento di
altri strumenti, ci toccava improvvisare per riempire i vuoti della
melodia. Frate Edmund se ne usciva con delle trovate sbalorditive.
Avete davvero un gran talento, fratello, mi complimentai un
giorno, mentre aspettavo che sostituisse una delle quindici corde
del suo strumento.
Sorrise senza staccare gli occhi dal liuto. Mi piace onorare il
Signore con la mia musica. Nel mio convento ero conosciuto per
tre cose: il mio lavoro di speziale, il mio umile talento con il liuto
e il mio interesse per la storia.
Lo osservai mentre finiva di tendere la nuova corda. Quale
storia? Quella dell'ordine domenicano e dell'Inghilterra?
Direi entrambe.
Mi morsi il labbro. Allora posso chiedervi una cosa, fratello?
Alz lo sguardo e come sempre rimasi colpita dalla mancanza
d'espressione dei suoi grandi occhi scuri. Un giorno d'estate, nei
giardini di Stafford Castle, avevo visto una grossa lucertola che
si scaldava al sole su un sasso: mi ero spaventata quando, a un
tratto, mi aveva fissata, senza fuggire. Lo sguardo di frate Edmund
m'inquietava nella stessa maniera.
Scacciai quella sgradevole sensazione. Dopo la scoperta del
libro su Atelstano non mi ero pi potuta avvicinare alla biblioteca,
eppure c'erano ancora tante cose che dovevo imparare.
Il principe di Galles ritratto nello studio della badessa... perch
lo chiamavano il Principe Nero? domandai.
Gi, ricordo il vostro interesse per quel quadro, replic.
Mmm... Non fu sempre chiamato cos. "Principe Nero"  un
soprannome relativamente recente. Probabilmente alludeva all'armatura
nera che portava in battaglia.
Era stato in guerra?
S, guid l'esercito del padre in Francia. Combattemmo una
lunga guerra durante il regno di Edoardo terzo, lo sapevate?
Annuii.
Nel corso degli anni il Principe Nero - si chiamava Edoardo
anche lui - conquist numerose citt e vinse molte battaglie. Ma non
fu sempre clemente. Un'ombra gli pass sul volto. All'origine
del soprannome potrebbe anche esserci un suo atto di particolare
efferatezza.
Rividi gli occhi sprezzanti del principe.) Cosa fece, fratello?
Non  una bella storia. Preferirei non raccontarla.
Lo guardai. Credete che sia capace di ascoltare solo belle storie?
Nella mia vita ho gi sentito e visto tante brutture. L'ombra
della Torre di Londra si allung tra noi.
Frate Edmund fece un sospiro e cominci. Accadde durante
l'assedio di Limoges, una citt nel Meridione della Francia che
il principe aveva conquistato una prima volta e che in seguito,
dopo che le sue truppe si erano allontanate, era ritornata sotto
il controllo francese. Il principe s'infuri terribilmente. Strinse
d'assedio Limoges e quando ricadde nelle sue mani non risparmi
uno solo dei suoi abitanti. Dicono che fece mettere a morte tremila
persone. Tutte massacrate mentre imploravano piet. Furono uccisi
persino i bambini.
Accarezzai la mia viella, cercando di non mostrargli quanto
ero scossa.
Quelli erano altri tempi, soggiunse frate Edmund. La ferocia
era considerata una qualit in un principe. Tant' che in quasi tutte
le cronache dell'epoca  ricordato come un grande personaggio.
Dopotutto, fu lui a fondare l'ordine della Giarrettiera.
Mi sorprende che sia morto prima di suo padre. Fu per le ferite
riportate in qualche battaglia?
Oh, no. Si ammal in Francia, non molto tempo prima dell'assedio.
Pare che l'avessero trasportato in lettiga sotto le mura di
Limoges. Dopo averla riconquistata, torn in Inghilterra. Il suo
fu un lento deperimento, che dur anni. Suo padre interpell i
pi illustri medici della cristianit. Furono tentate tutte le cure.
Ho letto alcune lettere in merito; mi hanno sempre interessato i
misteri della medicina. Il principe di Galles era nel fiore degli anni,
ma deper gradualmente e i medici non riuscirono a individuare
un sintomo di malattia certo e riconoscibile. Non si trattava di
peste, n di tumore polmonare, n di mal francese. Per un certo
periodo pensarono all'idropisia, ma poi stabilirono che non era
nemmeno quella. C'era un passaggio in una delle lettere...
Frate Edmund si morse le labbra cercando di ricordare. Un
medico italiano scrisse: " come se la forza della sua esistenza
mortale fosse risucchiata e nessun uomo potesse impedirlo".
Un brivido mi corse lungo la schiena.
Lui mi sorrise. Sorella Joanna, siete impallidita. Coraggio,
proviamo un altro brano.
Presi la mia viella e riprendemmo le nostre prve finch non
comparvero nella sala le altre novizie.
Grazie per essere venute, sorelle, le accolse frate Edmund.
Poi mi spieg: Secondo me sarebbe meglio se si unissero a noi
altri due musici. Non ho potuto chiederlo a nessuna delle suore
pi anziane, per timore di offendere la loro dignit, ma magari
voi due vi prestereste? Frate Richard mi ha aiutato a ottenere due
specie di liuti. Sono pi facili da suonare.
Sorella Christina aveva cominciato a scuotere la testa mentre
frate Edmund stava ancora parlando. No, fratello, questo no, disse.
Posso insegnarvi a eseguire una semplice melodia, continu
lui in tono rassicurante.
Io so gi suonare, ribatt sorella Christina accigliata. Ma
non posso farlo per mio padre. Non chiedetemelo, per favore.
Poi si volt e usc di corsa dalla sala.
Ho sbagliato, si rammaric frate Edmund. Non sapevo che
sorella Christina detestasse suo padre.
Detestare suo padre? Ero sconcertata. Ma non  vero!
Frate Edmund chin la testa. Ho sbagliato un'altra volta. Perdonate
le mie parole, sorella Joanna. E ora, vogliamo fare un po'
di musica? Sorella, posso mostrarvi? Mi sembra di ricordare che
nostra madre c'insegn a suonare qualche brano. Pian piano vi
torner in mente.
Winifred si sedette. Prima che cominciamo, ho bisogno di
rivolgervi una domanda, fratello.
Ma certo, rispose lui sorridendo. Sembra che oggi tutti
facciano domande.
Winifred lo fiss seria. Quando un priorato o un'abbazia
vengono soppressi dagli inviati del re, cosa succede?
Lui s'irrigid. Non credo sia prudente discutere di questo
argomento.
Perch?
Edmund le si avvicin e le prese una mano tra le sue. Non
voglio scombussolarvi,  meglio per la vostra salute.
Ma non sono una bambina, ribatt pacatamente lei. Sono
una novizia in attesa di pronunciare i voti solenni qui a Dartford
e dovrei sapere cosa potrebbe riservarmi il futuro.
Suo fratello sospir. Quando il re ordina di sopprimere un'abbazia,
tutti devono andarsene entro un mese. Ci sono dei sussidi,
alcuni adeguati, altri assai meno. So di frati che hanno deciso di
lasciare l'Inghilterra e andare a vivere in Paesi fedeli al Papa. Non
 facile trovare delle opportunit, cos si spostano da un'abbazia
all'altra in terre straniere, in cerca. Quelli che restano qui possono
scegliere la via del sacerdozio, se sono disposti ad adattarsi alle
nuove regole. O abbandonare del tutto la religione e inventarsi una
nuova professione... persino sposarsi.
Questo per gli uomini, ma per le donne? insistette lei. Hanno
meno possibilit, credo.
Edmund e io ci scambiammo un'occhiata.
Se sorella Joanna queste cose le sa, disse Winifred con una
punta di risentimento nella voce, se  all'altezza di discutere certi
argomenti con voi, allora lo sono anch'io!
Edmund sorrise mestamente. S. Avete ragione. Hanno davvero
meno possibilit. Le donne possono trasferirsi sul Continente
sperando di venire accolte in qualche convento europeo - bench
non abbia mai sentito di nessuna che l'abbia fatto - oppure tornare
dalle loro famiglie. O, ancora, rinunciare al velo, sposarsi e avere
dei figli.
Winifred incass la risposta.
E i priorati? insist poco dopo. Che fine fanno?
Di solito vengono assegnati a cortigiani favoriti dal re e da
Cromwell, le rispose il fratello. Alcuni vengono usati come
residenze cos come sono; altri, invece, vengono letteralmente
depredati dai nuovi proprietari che smantellano gli edifici sasso per
sasso; fondono gli ori e gli argenti; portano via le pietre preziose,
gli arazzi, le sculture, i libri, persino i paramenti sacri. Non lasciano
nemmeno il piombo, per poterci ricavare un po' di denaro.
Winifred aveva gli occhi sbarrati e il labbro inferiore le tremava
impercettibilmente, ma continu a fissarci con fermezza. Grazie,
fratello. E adesso, sono pronta a imparare i brani.

 Capitolo 22.

Durante l'ultimo pasto della giornata in refettorio avvertii un
certo malumore nelle conversazioni delle mie consorelle e colsi
sui loro volti il risentimento per il banchetto che si sarebbe svolto
di l a tre giorni.
Seduta accanto a me al tavolo delle novizie, Christina quasi
non tocc la sua minestra e il suo pane. E io capii che si sentiva a
disagio per via della richiesta del padre. Sapevo che molte novizie
e anche suore non gradivano che le famiglie continuassero a far
parte della loro vita, anche se la nostra regola imponeva un isolamento
totale dal mondo esterno. Nonostante l'amore e il rispetto,
volevano separare le proprie esistenze dalle loro.
Il pensiero del padre di Christina mi fece ricordare il mio, di
padre, e masticai amaro. Che vivessimo insieme o no, era l'unico
affetto che mi era rimasto. Avevo una grande paura per lui, rinchiuso
in quel luogo tremendo che era la Torre. Ma la sua liberazione non
era affatto vicina. L'indomani avrei dovuto inviare la mia lettera
al vescovo Gardiner, ma avevo ben poco da riferirgli.
Intanto suor Agatha stava parlando. Forse era convinta di farlo
abbastanza piano da non essere sentita, ma in realt la sua voce
roca arriv parecchi tavoli pi in l. No, non abbiamo mai organizzato
un banchetto al priorato prima d'ora, per abbiamo avuto
in visita alcuni membri della famiglia reale. Quando la madre del
re venne a trovare suor Bridget, tanti anni fa, probabilmente le fu
servito un rinfresco. Potrebbe esistere un precedente.
Vidi suor Anne, la pi anziana del priorato, scuotere la testa
e replicare qualcosa alla maestra delle novizie, ma tutto ci che
riuscii a sentire fu: Principe Arturo.
Mi raddrizzai sulla panca di legno. Ma certo, suor Anne!
Calcolai la sua et e ripensai all'anno in cui il principe Arturo
era venuto a Dartford insieme con la madre e la moglie, Caterina
d'Aragona. S, era certamente possibile che suor Anne fosse gi
al priorato nel 1501.
Nell'attimo stesso in cui l'anziana suora si alz dal suo posto,
scattai in piedi e mi diressi verso di lei. Alcune delle altre consorelle
anziane sussultarono davanti al mio comportamento irruente, ma
era l'unico sistema per parlare con lei, quella sera.
Suor Anne...? la chiamai, inchinandomi rispettosamente.
Aveva la schiena curva e il volto solcato dalle rughe, ma mi
sorrise. Oh, sorella Joanna, come state?
Bene, sorella. Posso accompagnarvi ai Vespri? Mi farebbe
davvero tanto piacere.
Riflett per un attimo e si guard intorno, cogliendo le occhiate
delle altre suore. Notai che aveva la tonaca di lino, non di lana
grezza come quella di tutte noialtre. Un privilegio concesso solo
alle suore pi anziane.
Infine mi sorrise di nuovo. Ma certo, sorella Joanna. Andiamo.
Appena fummo in corridoio, dove le consorelle non potevano
sentirci, le chiesi: Suor Anne, m'interesserebbe molto conoscere
le origini del nostro priorato. Ho sentito suor Agatha parlare della
visita a Dartford del principe Arturo. Eravate gi qui a quel tempo?
S, c'ero. Sul viso le scese un velo di tristezza. Ormai sono
l'unica della mia generazione ancora viva. Il principe arriv con
sua madre, la regina Elisabetta, alla fine del 1501. Aveva appena
quindici anni.
E voi lo vedeste?
Oh, no! La regina incontrava sempre suor Bridget nel
locutorium. E anche quella volta, quando condusse con s il figlio e la
nuora, restarono in quella sala. Non entravano mai nel chiostro.
Il mio morale croll. Continuammo a camminare lungo il
corridoio, passando davanti al lavatoio; alle mie spalle sentivo lo
strascicare dei piedi delle altre suore.
C'era un'altra suora, allora, che avrebbe tanto voluto incontrare
il principe, continu suor Anne. Come si chiamava?... Riflett
un attimo. Ah, s, suor Isabel. Probabilmente non era adatta per
la vita di clausura. Era piuttosto... vivace. Riusc a convincere il
custode a lasciarla entrare nell'ala principale del priorato e poi
mi confess di aver visto il principe Arturo solo di spalle, mentre
si allontanava verso l'ingresso. Aveva i capelli biondi, mi disse,
mentre la moglie, la principessa Caterina, li aveva rossi.
L'anziana suora rise dolcemente e anch'io mi sforzai di sorridere.
Suor Isabel era proprio una sciocchina, comment. Raccont
anche un'altra cosa sulla visita del principe Arturo. Qualcosa a
proposito di una sua strana scomparsa.
Ah, davvero? La mia voce riecheggi nel corridoio di pietra.
Mi ricomposi e, a bassa voce, soggiunsi: Cosa accadde?
Non mi piace divulgare certe sciocchezze, replic lei. Specie
se legate a un comportamento scorretto.
Mi trattenni dal supplicarla di narrarmi la storia. Non volevo
insospettirla. Ma, con mia grande gioia, fu lei a riprendere il discorso.
Suor Isabel mi disse che era cos decisa a vedere i reali
ospiti che si congedavano che entr in una delle stanze le cui
finestre affacciavano sui prati dell'ala principale del priorato e
sulla portineria. Vide giungere la regina che, con le sue dame di
compagnia, fu accompagnata fino ai cavalli e al suo seguito. Ma
il principe e la principessa non arrivavano. Suor Isabel scorse la
sovrana fare un cenno di saluto verso il portone e poi partire, e
pens quindi che il principe Arturo avesse deciso di fermarsi ancora.
Dopo qualche minuto usc in corridio e cerc lui e la principessa
in tutte le stanze dell'ala principale del priorato, chiedendo anche
al custode, che sostenne di non averli visti. I principi non erano
entrati nell'area del chiostro, di questo era certo. E per tutto quel
tempo lui non aveva incrociato neppure la badessa Elizabeth.
Eravamo arrivate davanti al portale ad arco della chiesa. Le
altre sorelle ci lanciarono occhiate curiose passandoci accanto. E
quindi suor Isabel non s'imbatt mai pi nel principe? domandai
in fretta a suor Anne.
No, ma lo sent andarsene. All'incirca un'ora pi tardi, ud
qualcuno fuori gridare che fossero condotti i cavalli reali. Quando
riusc a trovare una finestra, il principe e la principessa si stavano
gi allontanando.
Ormai quasi tutte le suore erano entrate in chiesa e capii che
suor Anne desiderava raggiungerle. Suor Rachel mi guard torva
passandomi accanto, seguita da suor Helen e suor Agatha. Ma
dovevo sapere ogni cosa, e subito.
Ma allora dov'era stato tutto quel tempo il principe Arturo?
insistetti, allungando una mano per prenderle il braccio.
Suor Anne si ritrasse, sorpresa dalla mia veemenza.
Per favore, vi prego, raccontatemi il resto della vicenda!
sussurrai.
Suor Isabel ci ripet molte volte questa storia, replic infine,
e ripet sempre la stessa cosa alla fine: che a Dartford doveva
esserci una stanza segreta. Capite? Era proprio una sciocca.
Una stanza segreta a Dartford.
E il principe Arturo  morto ormai da cos tanti anni... sospir.
Troppo giovane per andarsene a pochi mesi dalla sua visita
a Dartford. E di quella misteriosa malattia, poi... Si riscosse dai
suoi pensieri ed entrammo in chiesa, raggiungendo i nostri posti:
lei tra le suore pi anziane e io tra le novizie.
Quella sera, durante la preghiera, saltai due risposte, tanto
ero distratta. Se davvero esisteva una stanza segreta, dove poteva
trovarsi? Le stanze allineate lungo l'ala anteriore del priorato le
conoscevo; erano arredate con pochi mobili e ordinate. Che ci
fosse un passaggio tra le pareti? Non mi sembrava verosimile
che la badessa si fosse introdotta in un'angusta cameretta, seguita
dalla coppia reale. E che cos'era successo in quella stanza segreta?
Qualcosa che aveva a che fare con la corona di Atelstano? Mi
tornarono in mente le parole pronunciate da Caterina d'Aragona
in punto di morte: La leggenda  vera. La corona di Atelstano.
Povero Arturo!
Ero sempre pi convinta che per scoprire il luogo in cui era
nascosta la corona dovevo assolutamente saperne di pi su
Atelstano. Dopo i Vespri, mi scusai con Winifred e Christina e uscii
di corsa dalla chiesa, avviandomi verso la biblioteca. Il cielo era
ancora rischiarato dalle ultime luci del crepuscolo. Una candela
fissata al muro di pietra ardeva tremula fuori dell'infermeria, ma
dentro non scorsi nessuno: frate Edmund doveva gi essersi ritirato
nel suo alloggio.
Girai la maniglia della porta della biblioteca e, con mio stupore,
si apr. Dentro era buio, cos presi la candela dal muro per farmi luce.
Corsi alla sezione dov'erano custoditi i volumi di argomento
generale. Rividi la storia dei Plantageneti, una collezione di mappe,
ma dove avevo trovato il libro intitolato Da Caractaco ad Atelstano
ora c'era solo uno spazio vuoto. Forse frate Richard non sapeva
dove andava riposto, mi dissi, e cos perlustrai l'intera biblioteca,
controllando ogni singolo volume.
Non riuscii a trovarlo. Il testo era sparito, proprio come la
lettera della badessa Elizabeth indirizzata a chi doveva succederle.
Proprio in quell'istante udii un bisbiglio fuori della biblioteca.
Soffiai sulla candela e rimasi immobile. Il mormorio cess. Feci
un passo verso la porta e sentii un rumore di passi che si allontanavano
frettolosamente lungo il corridoio. Poi di nuovo silenzio.
Cominciai ad ansimare, tremando per la paura. Appena un'ora
prima avevo saputo dell'esistenza di una stanza segreta e ora avevo
sentito dei movimenti furtivi. Ma non potevo restare nascosta l.
Suor Eleanor controllava sempre la stanza delle novizie prima di
coricarsi e, se non mi avesse trovata nel mio letto, avrebbe dato
subito l'allarme.
Girai lentamente il pomello della porta e la aprii. Nulla. Il
corridoio era immerso nel buio e nel silenzio. Sgattaiolai fuori
dalla biblioteca e mi diressi verso il chiostro.
Alle mie spalle, nell'infermeria, lo udii di nuovo. Un bisbigliare
improvviso. E poi una risata infantile.
I piccoli Westerly!
Entrai come una furia nell'infermeria ed eccoli l, rannicchiati
accanto al fuoco che ormai era non pi che brace morente. Harold mi
vide per primo e salt in piedi, gridando per lo spavento. Martha gli
gett al collo le sue braccine, ma appena mi vide scoppi a ridere.
Ciao, sorella Joanna, mi salut Ethel, l'unica che aveva
mantenuto la calma.
Bambini, cosa ci fate qui? dissi. Lo so che volete stare vicino
alla vostra mamma, ma nascondervi nel chiostro dopo il tramonto!
 assolutamente proibito! Mi guardai intorno. Dormite qui?
La cuoca ci lascia dormire nella dispensa, rispose Martha.
E appena spunta l'alba andiamo a nasconderci nel...
Ssst! la zitt Ethel.
C'era un involto davanti a Harold, che cerc di nasconderlo
alla mia vista.
Cos'avete l? chiesi.
I tre non risposero nulla.
Mi chinai e aprii l'involto. Con mia sorpresa, vidi che si trattava
di un mucchietto di focaccine appena sfornate.
Dove le avete prese queste?
Le ha preparate per noi la cuoca, rispose Harold.
Sono dolcetti del giorno dei morti, spieg Ethel. Li distribuiremo
al villaggio domani, la vigilia di Ognissanti.
Feci una smorfia sentendole pronunciare il nome di quella
ricorrenza di origini pagane.
Quando ricevi un dolcetto del giorno dei morti, disse Ethel
in tono provocatorio, dovresti pregare per l'anima di qualcuno. 
il giorno dell'anno in cui il muro che divide il mondo dei vivi da
quello dei morti  pi sottile. Daremo le focaccine a tante persone,
cos pregheranno per nostra madre, perch non muoia.
No, no, no! esclamai, turbata nel sentirla cos esperta di
quelle pratiche pagane. Qui al priorato noi pregheremo per vostra
madre, come facciamo sempre. Dio la protegger.
Non ci porterai via i nostri dolcetti, vero, sorella? chiese
Martha con una vocina tremula. Non c'impedirai di salvare la
nostra mamma, vero?
Sospirai. Come far capire loro?
Vostro padre  sempre a Londra?
 ancora a Southwark, rispose Harold.
Udii provenire dall'angolo della stanza un respiro debole e
affannoso che a poco a poco si trasform in un gorgoglio. Evidentemente
la madre dei piccoli stava peggiorando ulteriormente. Harold
guard prima sua sorella e poi me, con gli occhi pieni di lacrime.
Presi la mia decisione.
Adesso  buio; non potete in ogni caso tornare in citt senza
correre pericoli. Andate nella dispensa, bambini.
Non dirai a nessuno che ci hai trovati qui? domand Harold
con tono supplichevole.
Non stasera, ma questa non  comunque una soluzione adatta.
Pregher perch il Signore mi guidi a prendere la decisione giusta.
Feci uscire i piccoli dall'infermeria e m'incamminai con loro
verso la dispensa. Martha fece scivolare la sua manina nella mia e le
sue dita minute e calde me la strinsero con una forza sorprendente.
Li sistemai nel loro angolino e, da dietro alcuni cesti, tirarono
fuori delle coperte lacere. Mangiatele voi le focaccine, li implorai.
Non usatele per le preghiere.  contro la volont di Dio.
Martha mi gett le braccine al collo e mi diede un bacio sulla
guancia.
Ti voglio bene, sorella Joanna, disse con la sua vocetta
cantilenante.
Anch'io ti voglio bene, vi voglio bene a tutti, risposi commossa.
Mi sciolsi dall'abbraccio di Martha e dopo averli salutati goffamente
con la mano uscii, diretta verso la stanza delle novizie.
 
Capitolo 23.

L'indomani, il sole non venne ad allietarci, anche se il tempo era
stato bello, in quell'ultima settimana di ottobre. Il giardino era
tappezzato di foglie rosse e arancione cadute dalle piante e le
suore avevano riempito numerose ceste con le mele cotogne di
un bel verde brillante che erano maturate sugli alberi del chiostro.
Quasi ogni mattina, l'odore acre eppure gradevole dei fal accesi
dai contadini entrava dalle finestre del priorato.
La vigilia di Ognissanti, invece, un vento freddo e pungente
cominci a soffiare prima dell'alba, portando anche scrosci di
pioggia. Fosse stato un giorno come gli altri, sarei rimasta in
convento, per dovevo lasciare nel posto prestabilito la lettera
per il vescovo Gardiner. La nascosi nella manica della tonaca e,
bofonchiando qualche scusa, uscii arrancando verso il lebbrosario
che sorgeva ai confini nordoccidentali del priorato, subito dietro
una collina coronata di alti alberi. Mi ero messa un mantello per
non infradiciarmi la tonaca. Avrei potuto coprirmi la testa con il
cappuccio, ma preferivo sentire la pioggia sul viso, il vento freddo
che mi pungeva gli occhi.
Avevo il morale sotto i piedi. La mia missiva per il vescovo
era brevissima. Lo informavo che la badessa Elizabeth era morta
la mattina del giorno in cui ero tornata e che la sua lettera testamentaria
era scomparsa. Una storia raccontatami dalla suora pi
anziana del priorato lasciava supporre che a Dartford esistesse una
stanza segreta in cui il principe Arturo forse era entrato durante la
sua visita al monastero, nel 1501. Ne ignoravo l'ubicazione, ma
probabilmente si trovava nell'ala principale dell'edificio. E forse la
corona di Atelstano era nascosta proprio l. Lasciava supporre...
probabilmente... Immaginai Gardiner che spezzava il sigillo
della missiva, ansioso di avere notizie succose... e la sua smorfia
di rabbia nel constatare l'inconsistenza delle mie poche righe.
Arrivai in cima alla collina e mi fermai per ripararmi un po'
sotto gli alberi. Pi in basso, in un avvallamento, sorgeva il lebbrosario
abbandonato, ormai in rovina. Ripresi il cammino: la pioggia
aveva trasformato il sentiero in un pantano. Finalmente fui davanti
al portale ad arco dell'edificio. Sopra, incisa nella pietra, lessi la
Scritta LEBBROSARIO DI SANTA MARIA MADDALENA E SAN LAUDUS, e
poi, in caratteri pi piccoli ordine di san lazzaro di Gerusalemme.
Sapevo che si trattava di un ordine medico fondato dai Cavalieri
Templari. Le crociate... A Stafford, i miei cugini si divertivano
a giocare alle crociate. Correvano per gli ampi saloni brandendo
spadoni di legno e gridando: Dio lo vuole!
Poco dopo, trovai subito la finestra che il vescovo Gardiner mi
aveva descritto e facendo scorrere la mano su un lato sentii che
effettivamente c'era una fessura nella pietra. Cos presi la lettera
e la infilai l: era un nascondiglio davvero ingegnoso. Chiss chi
sarebbe venuto a ritirarla per poi consegnarla al vescovo? Un uomo
del posto pagato profumatamente?
Non avevo nessuna voglia di restare in quel luogo desolato, cos
presi in fretta la strada del ritorno, per, fatti pochi passi, sentii il
bisogno di voltarmi a rileggere le parole scolpite sopra il portale:
Ordine di san Lazzaro di Gerusalemme. Le crociate... E allora
ricordai: Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra, condottiero
della Terza Crociata. L'altro personaggio citato durante il nostro
colloquio alla Torre. Il sovrano che combatt contro i musulmani
con straordinario coraggio. Catturato e fatto prigioniero da un altro
re durante il viaggio di ritorno da Gerusalemme, appena liberato era
tornato in Inghilterra per reclamare il suo diritto al trono, usurpato
dal suo infido fratello Giovanni. Ricordavo che si era sposato ma
non aveva avuto figli prima di morire poco pi che quarantenne
nel Sud della Francia.
Il Sud della Francia.
Che strano. Re Riccardo era morto nella stessa regione dove il
Principe Nero aveva contratto la malattia che lo avrebbe poi ucciso.
In un turbinio di pensieri arrivai di nuovo agli alberi in cima
alla collina. Cercare una soluzione all'enigma della corona
di Atelstano non era diverso dal lavorare a uno degli arazzi
di suor Helen. All'inizio, soltanto lei conosceva il significato
dei motivi: tessevamo seguendo le indicazioni del cartone, ma
senza sapere quale mondo stavamo creando finch le figure
non cominciavano a prendere forma: uomini e donne, divinit
e animali, foreste e mari.
Stavo cominciando a intravedere i contorni dello strano disegno
del vescovo Gardiner. Se fossi stata perseverante, sarei riuscita a
scoprire il segreto della corona.
Mi ero allontanata di pochi passi dagli alberi per rientrare al
priorato, quando, in lontananza, scorsi, di spalle, una figura che
riconobbi: Christina. Cercai di raggiungerla, ma il terreno era
scivoloso e dovevo stare attenta a non cadere.
Sorella Christina! gridai allora.
Lei si ferm, ma senza voltarsi dalla mia parte: evidentemente
il vento, che adesso soffiava pi forte e gelido, anche se la pioggia
era diminuita, disperdeva la mia voce.
Quando le fui pi vicina, la chiamai di nuovo. Questa volta trasal
per la sorpresa e, appena si gir, mi accorsi che stava piangendo.
Cos'avete? le chiesi.
Lei scosse la testa. Non insistetti: sapevo quanto dolore provava
al pensiero del fosco futuro del priorato di Dartford, un dolore che
ci accomunava. Era accigliata, aveva il naso rosso e i suoi begli
occhi azzurri sembravano stanchi.
D'improvviso mi afferr una mano e la strinse forte. Oh, sorella
Joanna! Perdonatemi per essermi adirata con voi!
Merito tutte le critiche e il biasimo che ho ricevuto, replicai.
In ogni caso grazie, sorella Christina. Ho sentito tanto la mancanza
della vostra amicizia.
Ci abbracciammo e a me scapp da ridere: eravamo cos fradicie
e infreddolite!
Lei mi guard con un'espressione pensierosa. Eravate disposta
a sacrificare tutto - la vostra posizione di novizia, la vostra stessa
vita - per onorare vostra cugina, che  morta perch si  ribellata
contro l'eresia. Ora penso che quello che avete fatto  stato un
atto di grande coraggio.
Io non riuscivo a sopportare che mi lodasse, sapendo di aver
nascosto pochi minuti prima la mia lettera di spia.
No, no, no! esclamai, scuotendo forte la testa.  stato un
errore da parte mia!
Christina si volt e con un ampio gesto indic la collina. Conoscete
questo posto?
Scossi la testa.
Allora con la mano indic in basso, appena accanto al suo piede
destro. C'era una pietra grigia profondamente incassata nel terreno.
C'era un monastero qui, su questa collina, secoli fa, mi
spieg. Questa  una delle pietre delle fondamenta. Se guardate
con attenzione potete individuarle quasi tutte: formano un enorme
spiazzo. Venite con me, vi prego.
La seguii, con gli occhi incollati al terreno fangoso, riconoscendo
le pietre che a intervalli regolari spuntavano tra l'erba, formando
linee troppo diritte per essere casuali.
Si dice che Edoardo terzo scelse queste terre per fondare il
priorato di Dartford perch qui esisteva un precedente convento,
prosegu Christina. Ma dubito che sapesse che fne aveva fatto.
Perch? Cosa accadde?
Dandomi le spalle, rispose: Il convento era dedicato a santa
Giuliana. La conoscete?
So che fu una martire.
Si era convertita al cristianesimo e voleva consacrare la sua
verginit a Dio, ma il padre, che era rimasto pagano, le impose di
sposare un romano come lui. Dicono che le apparve persino il diavolo
per tentare di convincerla, ma Giuliana non cedette. Si rifiut
di rinnegare la propria fede e perci i Romani la decapitarono.
Rabbrividii nel vento. Mi sentivo cos poco al sicuro l, con
sorella Christina. Pi sotto, dal priorato, avrebbero potuto vederci.
Le finestre della badessa si affacciavano sulle colline. Noi avevamo
il permesso di muoverci sui terreni del priorato, a patto di
non uscire dai suoi confini, ma in una giornata come quella, una
passeggiata avrebbe sicuramente dato adito a sospetti.
Christina per sembrava avesse voglia di raccontarmi di quel
convento scomparso e anch'io trovavo la storia intrigante.
Quando fu costruito? le chiesi.
Non lo so, ma so che venne distrutto nell'ottavo secolo.
Un secolo prima del regno di Atelstano, pensai. E perch fu
distrutto? domandai ancora.
Lei si volt di scatto, con un'espressione fiera. I popoli del
Nord, sorella Joanna. Allora erano all'apice della loro potenza.
Invadevano le terre, uccidendo i cristiani. Rubavano le nostre
ricchezze e bruciavano le nostre fattorie. Ma il loro divertimento
preferito era violentare le suore.
Sussultai. Sorella Christina, ma  terribile! Non parlatene!
Lei per continu come se non mi avesse sentita.
Probabilmente le monache pensavano che il loro monastero
fosse abbastanza lontano dalla costa e piuttosto vicino a Londra
da essere al sicuro. Ma non fu cos. Un gruppo di Vichinghi trov
il monastero: era molto piccolo, dovevano esserci non pi di otto
suore. Cercarono di entrare, per stuprare le monache.
Mi coprii gli occhi con le mani, come per proteggermi dalla
vista terribile di un fatto che stava accadendo l, in quel momento.
Le suore avevano saputo che stavano arrivando e inchiodarono
tutte le porte. Ma neanche cos sarebbero riuscite a fermare quegli
uomini per molto, perch essi avevano delle asce. E allora volete
sapere cosa fecero?
Sorella Christina, non ce la faccio ad ascoltare! Vi prego.
Qualsiasi storia di donne violentate, non ci riesco...
Lei mi prese per le spalle e grid: Diedero fuoco loro stesse al
monastero e bruciarono vive! Quando il rogo si spense, i Vichinghi
abbatterono il portone, ma trovarono solo carne bruciata e s'infuriarono
talmente che distrussero il monastero, pietra per pietra.
Il cielo grigio e fosco roteava intorno a me e barcollai. Poi
m'inginocchiai, scossa da violenti conati di vomito.
Oh, sorella Joanna! esclam Christina, desolata. Non volevo
farvi questo! Perdonatemi!
Si chin e mi diede un colpetto sulla schiena. Non pensavo che
vi avrebbe tanto sconvolta! Siete stata in prigione, nella Torre di
Londra. Vi hanno interrogata. Credevo di potervi raccontare questa
storia, che sareste stata capace di sopportarne l'orrore. La gente
del villaggio di Dartford la conosce:  una vicenda che si tramanda
da secoli. Io l'ho sentita raccontare prima di venire al priorato.
Mi aiut a rialzarmi e io trassi un respiro profondo.  che
proprio non ce la faccio ad ascoltare certe storie, spiegai, ma
voi non potevate saperlo, sorella.
Mi dispiace, ripet lei. Mi rendo conto che non avete la mia
stessa opinione sulla morte di quelle monache.
Le compiango. Che cos'altro dovrei pensare?
Con la loro fine, quelle suore condivisero le sofferenze di Cristo
in un modo speciale, sacro come nessun altro, disse Christina.
Le fiamme furono purificatorie; furono una forma di... cerc
le parole giuste, una forma di estasi divina. Capite?
Non proprio, ammisi.
Un movimento all'entrata del priorato interruppe bruscamente
la nostra conversazione. La badessa, suor Eleanor e suor Rachel
erano nel cortile freddo e bagnato senza i loro mantelli neri. Portavano
delle ceste.
Guardate.... Christina indic il sentiero che usciva dal bosco.
Una fila di persone si stava avvicinando. Riconobbi chi le
guidava. I cittadini pi poveri di Dartford erano venuti per ricevere
l'elemosina dal priorato, come facevano due volte al mese. Era
una tradizione inaugurata generazioni prima. La badessa avrebbe
distribuito cibo e denaro dall'altra parte della portineria.
Certe che non ci avessero notate, Christina e io proseguimmo.
Trovarsi davanti il maestoso portale d'ingresso di Dartford fu un
sollievo, dopo aver visto le rovine del lebbrosario e quanto restava
dell'antico convento.
Quante volte l'avevo attraversato! Ma adesso mi fermai a
osservare le statue di pietra del re ai due lati del portale. Quand'ero
arrivata l mi avevano spiegato che ciascuna rappresentava re
Edoardo terzo in et diverse: da giovane e da vecchio. Nella statua
di sinistra era raffigurato con la barba e una lunga tunica; in quella
di destra, invece, era glabro, con una cotta di maglia, l'armatura
e la spada.
Osservai pi attentamente il guerriero di pietra a destra del
portale. Aspettate, dissi a Christina. Prima che entriamo: conoscete
la storia di queste due statue?
Il vecchio  re Edoardo terzo; l'uomo giovane  suo figlio, il
Principe Nero, che mor prima dell'inaugurazione del priorato.
Rimasi sorpresa. Conoscete davvero bene quell'epoca.
Christina alz le spalle. Sono cresciuta a Dartford, ricordate?
Da bambina venivo a scuola qui. So tutto del priorato.
Indic il pannello scolpito sopra l'entrata. Preferisco la storia
della Vergine a quella dei re.
Guardai le figure rappresentate, tutte genuflesse davanti a
Ges e Maria. Cristo allungava le mani sulla testa della sua santa
madre, china di fronte a lui. Sopra la testa della Vergine, scolpita
nel muro di pietra e quasi completamente coperta di gigli, c'era il
profilo di una corona. Non l'avevo mai notato prima. Si trovava
esattamente in corrispondenza del centro del portale ad arco acuto
che accoglieva tutti i visitatori del priorato di Dartford.
Christina segu il mio sguardo sbigottito e sorrise, fissando le
figure scolpite.
Sorella Joanna, anche a voi piace l'incoronazione della Vergine?
Non  bellissima? Suo figlio la incorona regina dei cieli.

 Capitolo 24.

Tra la festa pagana della vigilia di Ognissanti e la ricorrenza sacra
dei Defunti cadeva il giorno di Ognissanti. Da bambina lo aspettavo
sempre con ansia. A messa, strette l'una accanto all'altra nella
nostra cappella di famiglia, io e Margaret ascoltavamo, impaurite
ma anche eccitate, il sacerdote che illustrava i particolari delle
morti dei martiri. La nostra preferita era sant'Agnese che, a dodici
anni, era stata sbranata dai leoni tra le grida di feroce entusiasmo
della folla raccolta nel grande Colosseo di Roma. Allora, per noi,
il martirio era solo un gioco mostruoso.
Adesso, alla messa di Ognissanti a Dartford, onoravo gli uomini
e le donne che per la loro fede avevano sopportato ogni sorta di
sofferenza e orrore, fino alla morte. Cromwell e gli eretici suoi
seguaci erano terribilmente sprezzanti nei confronti dei nostri santi.
E io non riuscivo a capacitarmene.
 in questo giorno pi che in qualsiasi altro che onoriamo i
martiri, proclam frate Philip dall'abside della chiesa. E veneriamo
i loro santi corpi, che sono diventati le nostre sacre reliquie
nei monasteri e nelle chiese della cristianit. Come possiamo noi,
umili e miserabili, comprendere i sacrifici di quanti versarono il
proprio sangue per Nostro Signore e per la Vergine Maria? Supplico
san Gerolamo di illuminare i nostri cuori in questo giorno.
Poich fu lui che disse: "Veneriamo le reliquie dei martiri al fine
di adorare meglio Colui per il quale essi patirono il martirio".
Ripensai alle pietre che avevo sfiorato il giorno prima, le pietre
delle fondamenta del convento di santa Giuliana, sulla collina.
Rabbrividii pregando per quelle suore, donne che avevano scelto
di morire a breve distanza dalle spesse mura di pietra calcarea del
nostro priorato. Accanto a me, Christina gemeva e oscillava avanti
e indietro nel banco, animata, come me, da un'intensa devozione.
Dopo le preghiere dell'ora Sesta tutti si allontanarono in varie
direzioni per ultimare i preparativi per il convito in programma
l'indomani. Mi trovai con Edmund e Winifred per le ultime prove
nella sala capitolare. Ma le mie dita si muovevano nervosamente
sulla viella; continuavo a saltare le note. Fu un sollievo quando
Gregory e due servitori entrarono nella sala portando un arazzo
arrotolato. Smettemmo tutti di suonare per guardarli mentre appendevano
il prezioso manufatto dietro il tavolo d'onore.
Era l'ultimo arazzo che avevamo completato a Dartford: apparteneva
a una famiglia di costruttori navali del posto, che ce lo
aveva prestato pi che volentieri per l'occasione, poich tutti desideravano
onorare lord Chester, il cittadino pi illustre di Dartford.
Che meraviglia! esclam frate Edmund dopo che l'arazzo,
lungo cinque piedi, fu srotolato. Winifred e io ci guardammo, orgogliose.
Avevamo lavorato entrambe al Mito di Dafne, ultimato
subito prima della Quaresima.
La scena rappresentata sull'arazzo si basava su un mito dell'antica
Grecia che narrava di una ninfa dei boschi, Dafne, tramutata in
un albero. Suor Helen completava sempre personalmente le figure
umane e in quel caso si era davvero superata: una splendida giovane
dai capelli biondi e dalla pelle candida era raffigurata nell'attimo in
cui, sotto lo sguardo di alcuni uomini, dalle sue membra nascevano
rami e foglie. Suor Helen aveva usato oltre venti sfumature di verde
per la sola foresta. Sapevo che, di quei fili di seta, alcuni erano stati
importati da Bruxelles, ma altri li aveva tinti lei personalmente. Le
sponde del fiume erano abbellite da fiori meravigliosi: giunchiglie,
rose e viole. Nell'angolo in basso a destra, da un gruppo di gigli
in riva al fiume faceva capolino la testa dalla chioma grigia del
padre di Dafne.
State attenti, idioti! grid Gregory ai servi che cercavano
faticosamente di appendere l'arazzo al muro nella posizione corretta,
dietro il centro della predella.
Mi sa che abbiamo finito di suonare, non credete, fratello?
disse Winifred. Io avevo gi posato la mia viella.
Frate Edmund non rispose. Non riusciva a staccare gli occhi
dall'arazzo.
 davvero magnifico, vero? chiesi.
S, davvero, mormor, ma la storia di Dafne  un soggetto
curioso per un priorato.  strano non solo che lo abbiate creato voi
suore, ma anche che sia stato scelto per venire esposto in occasione
di un convito di requiem.
Annuii. La pensavo anch'io cos sulle storie di quel genere.
Ma la badessa Elizabeth ci ha sempre assicurato che i miti classici
rappresentati nelle opere d'arte non sono blasfemi.
Frate Edmund apr la bocca come per aggiungere qualcosa, ma
dopo aver guardato sua sorella e poi me rest zitto, riprendendo
la sua consueta espressione serena e distaccata.
Dalla porta, frate Richard gli fece segno di seguirlo. C'
bisogno di voi all'infermeria, lo avvis.
Frate Edmund porse il liuto alla sorella e usc subito dalla sala.
Lo feci anch'io, per andare a riprendere il lavoro nella stanza degli
arazzi. Nel corridoio scorsi in lontananza suor Eleanor; sembrava
ancora pi seria del solito e mi bast un attimo per capire perch:
sei suore la seguivano, portando i tesori della chiesa, vanto del
priorato di Dartford. C'erano calici, patene e l'oggetto pi prezioso
di tutti, il nostro reliquiario. Era stato tirato fuori per la messa di
Ognissanti e ora veniva spostato nella sala capitolare per essere
esposto davanti ai nostri ospiti.
Mi appiattii contro il muro per lasciar passare la processione.
Suor Rachel reggeva il reliquiario come se fosse stato un neonato.
Si trattava di una scultura che, in dimensioni reali, riproduceva
una candida mano femminile che spuntava da una base cilindrica
rivestita d'oro e incrostata di diamanti e piccoli rubini. Antico di
pi di due secoli, era stato donato al monastero dal fondatore del
priorato, Edoardo terzo. Una volta l'avevo portato anch'io: sembrava
delicato, invece era sorprendentemente massiccio. I reliquiari
dovrebbero servire per contenere delle reliquie - una ciocca di
capelli, un'unghia, un frammento del corpo di un santo - ma quello
era giunto a noi vuoto. Ci nonostante, veneravamo il suo scopo
e la sua bellezza. Il cuore cominci a battermi forte quando suor
Rachel mi pass accanto. L'oggetto era davvero splendido, eppure
lo trovavo inquietante. A volte avevo l'impressione che le due dita
puntate dovessero afferrarmi.
Suor Agatha, disse suor Eleanor alla consorella in fondo al
gruppo, quando avrete portato il calice, non dimenticate di andare
a prendere la nostra Vita di santa Matilda in biblioteca.
Feci subito un passo avanti. Suor Agatha, posso darvi una
mano?
La maestra delle novizie accett grata la mia offerta. S, sorella
Joanna: perch non andate ad aprire la biblioteca e non mi
aspettate l? Arriver subito. Mise una mano in tasca e tolse una
chiave da un anello.
Dovetti sforzarmi di non correre verso la biblioteca. Arrivata
alla porta, l'aprii con la mano che mi tremava. Entrai e puntai
dritta alla sezione in cui avevo trovato il libro su Atelstano. Ma lo
spazio era ancora vuoto.
Subito sopra, per, notai di nuovo la Storia dei Plantageneti.
Chiss se parlava anche di Riccardo Cuor di Leone. Ma ci avevo
appena posato sopra una mano quando suor Agatha entr. Mi
voltai di scatto, ma vidi con sollievo che non si era accorta della
mia manovra.
Oh, grazie sorella Joanna!  un libro cos delicato, e se facessi
qualcosa di sbagliato suor Eleanor si infurierebbe terribilmente!
Cercammo la Vita di santa Matilda, uno dei cinque preziosi
manoscritti miniati del priorato.
Lord Chester a me non  mai sembrato un uomo di lettere
e di cultura, ma del resto nessuno ha chiesto la mia opinione o
l'ascolterebbe, comment suor Agatha armeggiando per sciogliere
i lacci che tenevano legato il tomo al leggio sul quale era esposto.
Siete stata in presenza di lord Chester? chiesi, sorpresa.
Voi no?
Ci riflettei un attimo, poi negai con un cenno della testa.
Suor Agatha si morse le labbra. Per un certo periodo  venuto
spesso a farci visita; cosa non strana, dato che  un nostro vicino.
Ma, ora che ci penso, negli ultimi due anni lo abbiamo visto una
sola volta. E mai dopo che sua figlia  entrata qui.
Nel frattempo era finalmente riuscita a slegare il manoscritto
dal leggio e mi avvicinai per aiutarla a sollevarlo.
Avere del sangue giovane  un bene per qualsiasi monastero,
certo, osserv. La nostra badessa ha quarantun anni e tutta
l'energia per fare tante cose. Ma una circatrix di trent'anni? Non
 facile da tollerare. Non che mi disturbi che suor Eleanor sia
tanto pi giovane di suor Rachel e me e occupi una posizione pi
importante. Non  questo il problema.
Mentre suor Agatha continuava a parlare, portammo fuori dalla
biblioteca il pesante volume. Con la mano libera accostai la porta
alle nostre spalle. Lei non mi chiese di chiudere a chiave.
Giunte nella sala del capitolo, l'aiutai a sistemare la Vita di
santa Matilda sul lungo tavolo, accanto al reliquiario collocato su
una colonnina di gesso. Alla vista dell'arazzo di Dafne, ora appeso
alla parete, suor Agatha s'illumin e raggiunse le altre consorelle
che lo stavano ammirando rapite.
S,  davvero una delle cose pi belle che abbiamo mai eseguito,
dichiar. Poi si morse le labbra. Ma, aspettate! La giovane
al centro: il suo viso mi sembra familiare. Chi ?
Intanto, dopo un inchino, mi scostai dal gruppo, indietreggiando
verso la porta. Mi aspettavo che suor Agatha mi richiamasse per
farsi restituire la chiave della biblioteca, ma non lo fece.
Era quantomeno un peccato di omissione, mi dissi, affrettandomi
lungo il corridoio. Comunque, per l'ora dei Vespri
gliel' avrei ridata.
Appena fui in biblioteca, dopo aver acceso una candela nuova
sul tavolo e aver chiuso la porta, presi dallo scaffale il libro sui
Plantageneti.
Trovai quasi subito il capitolo dedicato a Riccardo Cuor di
Leone, il secondo re Plantageneto d'Inghilterra, e girai le pagine
fino ai paragrafi finali:
Durante l'ultimo anno del suo regno, dopo la sua liberazione
e il suo ritorno dalla Terra Santa, Riccardo era molto preoccupato
per le questioni territoriali che lo contrapponevano al sovrano
francese. Chteau Gaillard, che dominava la valle della Senna,
era una poderosa fortezza di Riccardo, ultimata nell'anno 1198.
La sua edificazione, tuttavia, aveva richiesto molto denaro,
prelevato dal tesoro d'Inghilterra e dal regno d'Aquitania che
sua madre, la regina Eleonora, gli aveva accordato.
Nella primavera dell'anno 1199, Riccardo si trovava presso
la sua corte d'Aquitania quando ebbe notizia che nei pressi del
castello di Chlus-Chabrol, non lontano dalla sua residenza,
era stato scoperto un tesoro sepolto nel terreno. L'edificio si
trovava nel territorio del visconte di Limoges, il quale, pur
tenuto a essere vassallo di Riccardo, intratteneva importanti
relazioni con il re di Francia e non era perci fidato.
Riccardo, che aveva un disperato bisogno di denaro, and a
Chlus-Chabrol e reclam il tesoro. L'aveva rinvenuto un contadino.
Dopo averlo esaminato, il sovrano dichiar che le monete
d'oro e gli oggetti di valore regale erano di origine inglese.
Il signore di Chlus-Chabrol, il quale era parente e alleato
del visconte di Limoges, si risent profondamente e sostenne
che il tesoro non poteva venire da cos lontano. Accus pubblicamente
Riccardo di averlo rubato. Molti ne erano convinti.
Ma era un grave insulto, che nessun sovrano poteva tollerare.
Riccardo chiam il proprio esercito per combattere contro il
signore francese e la fortezza si prepar all'assalto. Le truppe
impiegarono un mese per allestire tutte le opere necessarie
all'assedio.
La sera del 25 marzo, Riccardo decise di fare un giro d'ispezione
intorno alle mura del castello di Chlus-Chabrol. I suoi
uomini lo implorarono di mettere l'armatura, giacch i soldati
francesi di guardia sulle mura avevano ancora numerose frecce,
ma lui si rifiut di farlo. Chiam a gran voce un balestriere
appostato sulle mura e ridendo gli ordin di scoccare un dardo.
Quello non se lo fece ripetere due volte e al secondo tentativo
colp il re alla spalla sinistra. Riccardo torn nella sua tenda e
si tolse il dardo con le sue stesse mani, ma nel farlo lo spezz
e una parte gli rimase conficcata nella carne. Tuttavia non volle
accettare nessuna cura per la ferita, che subito gli procur una
febbre tale che dopo due giorni fece temere per la sua vita.
Riccardo, come suo ultimo ordine, comand che il balestriere
fosse perdonato e che non gli fosse fatto alcun male. Disse che
non meritava di essere re e che si era gi indebolito prima di
venir colpito da quel dardo. Quelle parole causarono grande
dolore nei suoi uomini, i quali dichiararono solennemente che
Riccardo era l'uomo pi valoroso che avessero mai servito.
Quando il sovrano mor, il 6 aprile dell'anno del Signore
1199, loro disobbedirono al suo ordine. La fortezza fu presa.
Il balestriere venne trovato e scuoiato vivo.
Tutta la cristianit pianse la morte di un monarca tanto
straordinario. Aveva quarantadue anni. Aveva regnato per dieci.
Il libro mi scivol dalle mani. Rimasi a lungo a riflettere sulla
strana morte di Riccardo Cuor di Leone. Perch il condottiero pi
esperto della sua epoca aveva incoraggiato a colpirlo un balestriere
appostato in cima alle mura di un castello? Disse che non meritava
di essere re e che si era gi indebolito prima di venir colpito da
quel dardo. Non aveva senso.
Ripresi a sfogliare il libro finch trovai le pagine dedicate al
Principe Nero. Il tesoro era stato scoperto nelle terre del visconte
di Limoges, e il Principe Nero aveva assediato quella citt: doveva
esserci un collegamento.
Ma del terribile assedio il testo non diceva molto pi di quanto
avevo gi saputo da frate Edmund. Il Principe Nero era peggiorato
dopo che i cittadini di Limoges erano stati trucidati ed era tornato
in patria. Il libro per diceva: Aveva spedito in Inghilterra una
nave con un prezioso tesoro.
Saltai subito alla descrizione della sua morte:
Il Principe di Galles sopport pazientemente tutte le sue
sofferenze. Negli ultimi istanti di vita fu assistito dal vescovo
di Bangor, il quale lo esort a chiedere perdono a Dio e a tutti
coloro a cui aveva fatto del male. Dapprima non volle, ma alla
fine giunse le mani e preg che Dio e gli uomini lo perdonassero,
e cos mor nel Palazzo reale di Westminster all'et di
quarantasei anni.
La porta della biblioteca si spalanc e suor Eleanor entr come
una furia.
Sorella Joanna! grid. Alle sue spalle c'era suor Agatha,
tanto indignata quanto la circatrix.
Rimisi il libro al suo posto sullo scaffale. Suor Eleanor non
guard il volume, ma soltanto me. I suoi occhi sprizzavano rabbia.
Ancora una volta avete tradito la nostra fiducia e infranto le nostre
regole. Sapevamo tutti delle vostre mancanze contro l'ordine
domenicano, ma ci avevano assicurato che vi eravate impegnata
a redimervi.
Arrossii violentemente. Suor Eleanor, mi sono persa nella
lettura. Vi prego, perdonatemi. Mi rendo conto che c'era del lavoro
da fare, ma...
Lettice Westerly  morta un'ora fa, disse, interrompendomi.
I suoi figli si sono messi a piangere disperatamente. Abbiamo
provato a dire e fare di tutto, ma non siamo riuscite a calmarli.
Chiedevano di voi... la pi piccola implorava di chiamarvi. Ma
nessuno  riuscito a trovarvi.
Mi precipitai verso la porta. Adesso dove sono i bambini,
sorella?
Se ne sono andati, mi rispose. Sono scappati. Eravamo tutte
in giro a cercarvi e quando siamo tornate erano spariti.
Ma il loro padre  a Londra! A casa non c' nessuno! esclamai
agitata.
Suor Eleanor annu. Esatto. Perci, sorella, qualunque cosa
accada ai piccoli Westerly l'avrete sulla coscienza.
Deglutii.
Suor Agatha si fece avanti. Ora ridatemi la chiave, sorella
Joanna.
Gliela restituii.
Leggeremo l'elenco delle vostre mancanze di fronte a tutte
le consorelle, nella sala capitolare, la settimana dopo il nostro
banchetto di requiem, dichiar suor Eleanor. Sar poi la badessa
Joan a decidere quale punizione infliggervi. Alcune delle consorelle
pensano che non avreste mai dovuto essere riammessa qui. Forse
ora verranno ascoltate.
Mi unii alle ricerche dei bambini. Andai a interrogare Ethel, la
cuoca, certa che sapesse dove si trovavano. Ma, presa dai frenetici
preparativi per il banchetto e affranta dal dolore per la perdita della
sua pi cara amica, non mi diede alcun aiuto.
I piccoli orfani Westerly se n'erano andati e nessuno sapeva dove.
Durante il pasto della sera i mormorii delle consorelle mi
circondarono come nubi di tempesta. Il caso aveva voluto che a
conoscere nei particolari la mia ultima disgrazia fosse suor Agatha,
e non poteva andarmi peggio: a quell'ora, chiunque avesse un paio
d'orecchie doveva ormai sapere tutto.
Al tavolo delle novizie mangiammo in silenzio. Tenni la testa
china, non volendo incontrare lo sguardo di Winifred, seduta di
fronte a me, o di Christina, alla mia sinistra.
Verso la fine di quel mesto pasto non ce la feci pi. Alzai la
testa e guardai Winifred dritto negli occhi. Sembrava sul punto di
scoppiare in lacrime.
C' qualcosa che volete dirmi? le chiesi.
Oh, sorella Joanna, cosa vi  successo? mormor.
La risposta, amara e pungente, mi usc di bocca prima che
potessi trattenerla: Tante cose mi sono successe.
Christina si chin verso di me. Raccontateci, mi sollecit.
Dovete!
Scossi la testa. No.
Siamo le vostre amiche pi intime, insistette. Perch non
volete raccontarci cosa vi  successo alla Torre, in modo che possiamo
aiutarvi e confortarvi?
Chiusi gli occhi.
Mi dispiace, risposi, ma non posso.
Quella notte, nel mio letto, passai da un incubo all'altro. Cercavo
i piccoli Westerly, con il cuore oppresso, singhiozzando. Ma poi
la scena cambiava e correvo terrorizzata nel bosco con Margaret.
Fuggivamo da una creatura demoniaca che voleva divorarci e che,
ogni volta che pensavamo di essere al sicuro, ci scopriva di nuovo.
Udii un grido e per qualche secondo pensai che fosse dentro
al mio incubo. Ma poi lo sentii di nuovo: uno strillo di terrore,
angosciato. Aprii gli occhi e mi resi conto che era reale. Proveniva
dalla finestrella che si apriva in alto nella nostra stanza.
Cos'? bofonchi Winifred dal letto accanto al mio, mettendosi
a sedere.
Non lo so, risposi con voce altrettanto roca.
 un maiale, disse Christina con un tono limpido, come se
fosse sveglia da un bel pezzo, restando sdraiata sul suo pagliericcio.
Un maiale? mi stupii.
Lo stanno uccidendo per il banchetto in onore di mio padre
oggi.
Si ud un altro strillo, poi pi nulla. Restai coricata, immobile,
ansimante, aspettando di sentirne altri. Ma non accadde.

 Capitolo 25.

Mi sedetti nella sala del capitolo tra frate Edmund e sorella Winifred
con la mia viella sulle ginocchia e aspettai che arrivassero lord
e lady Chester. Era met pomeriggio. Per ragioni che non osavo
chiedere, era stato stabilito che il banchetto iniziasse ben pi tardi
dell'ora in cui pranzavamo normalmente, le undici del mattino.
Forse l'avevano fatto per venire incontro a una richiesta dei nostri
vicini. O forse perch ci fosse tempo sufficiente per cuocere le
vivande. Per tutta la mattina il profumo delle carni arrostite si era
sparso nei corridoi, cos forte che era impossibile sfuggirgli. C'era
del maiale, naturalmente; trapassato da uno spiedo, il porcellino
sgozzato quella mattina stessa ruotava sul fuoco della cucina con
uno sguardo terrorizzato impresso negli occhi spenti. Ma c'erano
anche selvaggina, manzo arrostito, uccelletti, coniglio e cappone.
Tutte vivande estranee al nostro convento e al nostro palato. Quando
le ero passata accanto, nel corridoio meridionale, suor Rachel
si era premuta un fazzoletto sul naso, gli occhi che sprizzavano
rabbia. Si era scostata il fazzoletto dal viso solo per sibilare tra i
denti la parola Profanazione!
Ora sedeva nella sala con le altre consorelle e il suo volto
giallognolo era una maschera di risentimento. I posti sui sedili di
pietra allineati lungo tre delle quattro pareti erano tutti occupati.
Anche Christina si trovava l, e non al tavolo d'onore: non si sapeva
se per sua esplicita richiesta o perch era una novizia, e quindi di
rango inferiore. Teneva le mani giunte in grembo, una posa che
riconoscevo: significava che si era chiusa in se stessa per pregare.
Io me ne stavo in disparte su uno sgabellino, con gli altri musici.
Dalle finestre alle mie spalle entravano spifferi d'aria gelida. Ci
avevano messi in fila accanto al lungo tavolo d'onore: io ero la pi
vicina, al centro c'era frate Edmund e poi Winifred.
Al tavolo d'onore sedevano soltanto due persone: la badessa
Joan e frate Richard, distanziati tra loro da due sedie vuote. Frate
Philip non c'era. Durante la prima messa della giornata dedicata ai
defunti aveva pronunciato parole impressionanti sul Purgatorio, ma
poi aveva fatto sapere che non si sentiva bene e non poteva partecipare
al banchetto. Era stato l'unico ad avere il coraggio di farlo.
L'ora prevista per l'arrivo di lord Chester venne... e pass. I
minuti trascorrevano lenti.
A un tratto Gregory, il custode, irruppe nella sala, s'inchin e
and a bisbigliare qualcosa all'orecchio della badessa Joan. Lei
apparve contrariata e mormor a sua volta qualcosa all'orecchio
di Gregory, che usc in fretta dal capitolo. Frate Richard lanci
un'occhiata a frate Edmund e poi, con l'ombra di un sorriso sulle
labbra, alz il suo calice di vino per berne una lunga sorsata.
Forse lord Chester non sarebbe venuto, anche se il convito
era stato organizzato appositamente per lui: certi nobili non si
preoccupavano minimamente di mandare all'aria i piani di quanti
consideravano privi d'importanza. E tutte le spese e i preparativi
fatti? Per loro non meritavano neppure un'alzata di spalle. Personalmente
ci tenevo che lord e lady Chester arrivassero, non tanto
per la badessa o le altre suore, quanto per la figlia, l'unica che gli
fosse rimasta.
Nessuno parlava; aspettavamo tutti, ciascuno oppresso dai
propri cupi pensieri. Detestavo starmene seduta l ad attendere
di suonare la mia musica per un nobile capriccioso mentre non
si sapeva ancora nulla dei piccoli Westerly. In pi, stavo anche
sprecando tempo prezioso che avrei potuto impiegare per cercare
la corona di Atelstano. Quanto erano peggiorate le condizioni di
mio padre da quando mi avevano liberata dalla Torre? Mi agitai
sullo sgabello, in preda all'angoscia.
Il posto che mi avevano assegnato mi permetteva di osservare
da vicino la nostra badessa. Non aveva nemmeno toccato il suo
bicchiere di vino n assaggiato uno solo dei ravanelli con il sale
disposti nei piatti che aveva davanti. Era tesa in volto e aveva
un'aria circospetta. Aveva deciso che quel banchetto sarebbe
stato utile per il monastero e l'aveva fatto organizzare nonostante
la disapprovazione che aleggiava nell'aria. Ammiravo le donne
forti di carattere e, dovevo ammetterlo, anche la badessa Joan
Vane. All'improvviso guard dalla mia parte, come se mi avesse
letto nel pensiero, e mi fulmin con una delle sue solite occhiate
fredde e sospettose. Evidentemente, la stima che nutrivo per lei
non era ricambiata.
Stufa del suo disprezzo, alzai lo sguardo verso il soffitto della
sala, osservando i motivi scolpiti sulla sommit dei quattro poderosi
pilastri: ricordavano dei gigli, il fiore simbolo dei domenicani, che
rappresentava la purezza e la dedizione di quanti professavano
i nostri voti. Re Edoardo terzo doveva avere ingaggiato i pi abili
artigiani del suo regno per far realizzare quei gigli di pietra. Ce
n'erano dappertutto nel convento: sopra il portale d'ingresso, lungo
la cornice del muro anteriore, sui portici del chiostro... Non era
facile ammirarli nei loro dettagli, sia per l'altezza delle colonne,
sia per le ombre proiettate dalla luce pomeridiana. Avevo come
l'impressione che tra i gigli spuntasse qualcos'altro: delle linee
che si congiungevano in un punto. Strinsi gli occhi per cercare
di capire in quale direzione corressero e quando ci riuscii restai
senza fiato per la sorpresa.
Dietro i gigli, scolpito nella pietra, c'era il profilo di una corona.
Erano intrecciati tra loro, i gigli e la corona. Perch Edoardo
terzo aveva fatto scolpire quel motivo? La corona era nascosta in un
luogo segretissimo, ma la sua presenza era proclamata sui muri.
Doveva esserci una ragione. I gigli significavano forse protezione?
L'ordine domenicano, considerato il pi vigilante tra tutti, era
abbastanza potente da custodire la corona al riparo da qualunque
profanazione.
Ma c'era qualcosa che non tornava in quella spiegazione. Che
cos'aveva detto il vescovo Gardiner?  legata a una profezia.
Una profezia che promette una grande ricompensa, ma non senza
un grande rischio.  nello stesso tempo una benedizione e una
maledizione.
Sentii un lieve ronzio nelle orecchie mentre cercavo di riordinare
i vari tasselli del mosaico.
La corona era estremamente pericolosa. Non aveva bisogno
di essere protetta. Erano le persone che dovevano essere protette
da essa.
Il tesoro scoperto nei dintorni di Limoges comprendeva oggetti
di valore regale. Che cosa c'era di pi regale di una corona? Era
stato Riccardo Cuor di Leone il primo a imbattersi nella corona
di Atelstano, rimasta nascosta sottoterra finch un contadino non
l'aveva disseppellita. Aveva detto la verit. Il tesoro era inglese ed
era stato trasportato in Francia per qualche ragione sconosciuta. In
punto di morte, Riccardo non solo aveva perdonato il balestriere,
ma evidentemente aveva anche ordinato di nascondere di nuovo
la corona. Ci nonostante, qualcuno doveva aver saputo della sua
esistenza e averne parlato, e le voci dovevano essere circolate,
perch, due secoli pi tardi, un arrogante principe guerriero, il
figlio maggiore di Edoardo terzo, si era messo a cercarla... e l'aveva
trovata. Aveva spedito in Inghilterra una nave con un prezioso
tesoro, diceva il libro. Il Principe Nero aveva riportato la corona
in Inghilterra Troppo spaventato dal suo potere per distruggerla,
suo padre il re doveva aver deciso di custodirla in un luogo sacro.
E aveva fatto costruire un convento domenicano per nasconderla
l. Ma anche in quella circostanza qualcuno doveva aver saputo
e parlato, perch nel 1501 il giovane Arturo Tudor era venuto a
Dartford e, per la terza volta, la corona aveva ucciso un membro
della dinastia reale.
Quando avrete scoperto dove si trova la corona di Atelstano,
comunicatelo a me e a me soltanto, per iscritto, aveva insistito
Gardiner. Non dovrete assolutamente toccarla, neppure per un
istante. Avete capito?
Toccarla. Ecco qual era il pericolo. Toccare la corona significava
innescare la morte, una morte che non era pi possibile fermare,
indipendentemente dai farmaci che si prendevano e dai medici che
venivano consultati. Ed era l, da qualche parte, tra le mura del
convento. Nascosta proprio tra le pareti, o forse sotto i nostri piedi.
Il vescovo l'aveva scoperto e voleva impadronirsene. Ma perch?
Intendeva forse usarla come arma, come strumento per indebolire
mortalmente il nostro sovrano, re Enrico? Gardiner aveva sostenuto
di voler salvare i monasteri, ma aveva anche dichiarato, e con grande
passione: Io servo la casa dei Tudor. Ripensai al soprannome del
vescovo - lo Scaltro Winchester - e alla sua nomea di traditore.
Era possibile che volesse impossessarsi della corona e donarla al re
per puntellare la propria posizione traballante, per ingraziarselo?
O desiderava davvero servire il re? Ma come avrebbe potuto, un
uomo con una corona come quella, inchinarsi davanti a un altro
uomo che portava una corona sul capo?
Mi sentii dare di gomito e sobbalzai sul mio sgabello. Era frate
Edmund. Indic la porta alzando il mento.
Sulla soglia della sala capitolare c'erano un uomo e una donna,
vestiti di nero da capo a piedi. Finalmente, lord e lady Chester
erano arrivati. Non avevo altra scelta che mettere da parte i miei
pensieri sulla corona e prepararmi a sopportare il convito.
Lord Chester entr nella sala per primo. Un bell'uomo alto, che
pareva aver passato di poco il fiore degli anni. Indossava un lungo
farsetto nero impreziosito da elaborati ricami argentati: un capo
raffinato e certo costosissimo. Quando fu pi vicino, notai che gli
faceva delle grinze in corrispondenza dei bottoni perch era troppo
stretto per lui: evidentemente stava cominciando a ingrassare. Alle
dita delle mani Chester portava grossi anelli con pietre preziose.
Avanzava con passo pesante e impieg un bel po' per raggiungere
il centro del tavolo e la sedia che, correttamente, immagin
fosse riservata a lui.
La badessa Joan si alz. Il priorato di Dartford vi d il benvenuto
al nostro banchetto di requiem in onore del giorno dei
Defunti, lord Chester.
Il nobiluomo s'inchin e rispose con voce profonda: Grazie,
badessa. Poi, senza voltarsi, fece distrattamente un cenno con la
mano. Mia signora, venite avanti.
Lady Chester, pallida, minuta e bassa di statura, attravers la
sala e and a prendere posto sulla sedia accanto al marito. L'abito
nero e il copricapo a due falde, nero anch'esso, le conferivano un
aspetto cos severo da farla somigliare pi a una di noi che a una
nobildonna. Non portava un solo gioiello, neppure un anellino. Era
un abbigliamento da lutto stretto, pi che adatto, mi resi conto,
visto che la regina Jane era morta da appena una settimana e suo
marito era un servitore del re.
Lord Chester si volt nella direzione in cui ero seduta io. Ora
che lo vedevo da molto vicino, non mi sembrava cos in salute.
Aveva gli occhi arrossati e gli colava il naso, percorso da un reticolo
di venuzze.
Sorrise con aria d'approvazione alla vista degli strumenti, la
mia viella e i due liuti: aveva chiesto che ci fosse della musica, e
noi eravamo pronti a eseguirla.
E poi rutt. Il puzzo di vino mi invest come una folata di vento.
Lord Chester, a quanto pare, era ubriaco fradicio.

 Capitolo 26.

Dov' mia figlia? chiese poco dopo a voce alta, guardandosi
in giro.
I miei occhi trovarono Christina, dall'altra parte della sala. La
luce del tardo pomeriggio le ricadeva sul grembo, lasciandole in
ombra il viso. Un viso indecifrabile.
Ah, eccola! esclam lord Chester. Non venite a salutarmi,
bambina?
Christina non si mosse e non disse nulla.
Sulla sua sedia, lady Chester si sporse leggermente in avanti.
Sorella Christina, vi saluto in questo giorno di rimembranza,
disse in tono nervoso.
Porgo i miei saluti a voi, lady Chester, rispose formalmente
la figlia. E a voi, signore, aggiunse poi rivolta al padre.
Tutti noi vi porgiamo i nostri saluti, lord e lady Chester,
intervenne la badessa Joan. Siamo onorati di avervi ospiti al
priorato di Dartford.
Ah, questo s che mi fa piacere sentirlo! esclam lord Chester
annuendo, rivolto verso le suore, le novizie e i frati radunati
davanti a lui. Questo s che mi fa piacere. S. Molto bene. L'inizio
di una nuova ra!
Lev il suo calice di vino come per brindare alla badessa e poi
butt gi una lunga, avida sorsata, come se non bevesse da giorni.
Badessa, siamo in ritardo rispetto al previsto e me ne scuso,
disse lady Chester. Prima di venire qui ci siamo recati alla tomba
di nostro figlio.
Lord Chester sbatt il bicchiere sul tavolo e lanci un'occhiata
furiosa alla moglie. Lei guard dalla parte opposta. Una suora toss,
poi un'altra. Nella sala la tensione era palpabile.
La badessa Joan riprese la parola. Lord e lady Chester, non
avete ancora conosciuto il nostro nuovo confratello, giunto a noi dal
convento domenicano di Cambridge. Vi presento frate Richard, il
nostro nuovo rettore, disse, indicando il frate seduto a un capo del
tavolo. In assenza di frate Philip, ho chiesto a lui di pronunciare
qualche parola prima che il convito abbia inizio.
Frate Richard si alz e io mi raddrizzai sul mio sgabello.
Siamo qui riuniti, esord, per rivolgere il nostro pensiero a
tutti coloro che ci hanno lasciati, a coloro che se ne sono andati
prima di noi, per godere la vita eterna.
Lord Chester incroci le braccia sul petto e lo fiss con uno
sguardo scettico che avrebbe intimorito chiunque.
Ma non frate Richard, il quale non mostr il minimo segno
d'imbarazzo.
Non  la Vergine Maria che rende ogni giorno pi salda la nostra
fede in questa vita eterna? chiese, allargando le mani e voltandosi
verso le suore. Siamo tutti legati gli uni agli altri nella fede. Ogni
azione, buona o cattiva, ci influenza tutti. E ogni volta che uno di
noi prega per l'anima di un defunto, aiuta non solo quell'anima,
ma anche le altre che devono purificarsi nel loro cammino verso
il cielo, per trovare il riposo e la pace eterni. E cos oggi io vi
imploro di pregare non solo per quanti avete amato nella vostra
vita, ma anche per tutti coloro che si sono addormentati prima di
voi. E non piangete. Siate felici per quelle anime, perch ora sono
nel regno dei cieli. E siate cos rafforzati e sostenuti nella vostra
fede in Dio e nella Vergine.
Pensai a mia madre. S, pregavo che avesse trovato la pace
nel regno di Dio, quella pace che non aveva conosciuto in vita.
Accanto a me, frate Edmund fece un respiro profondo e mi chiesi
a quale anima defunta stesse pensando.
E dunque benediciamo il cibo che ci verr posto davanti,
concluse frate Richard prima di rimettersi seduto.
La badessa Joan sorrise con orgoglio e, pensai, con un briciolo
di sorpresa.
Un magnifico sermone, fratello, dichiar lord Chester, sempre
con le braccia conserte. Davvero ben pronunciato. Non sentivo
un cos bel sermone da quando il vescovo Gardiner si rivolse alla
corte riunita in Saint Paul l'anno scorso, prima che lo spedissero
in Francia.
Frate Richard, sorpreso, guard prima frate Edmund e poi me.
Chiss perch lord Chester aveva citato proprio il vescovo Gardiner.
Sapeva che era stato lui a mandarci l. Tutti noi tre, ne ero
sicura, ci stavamo facendo la stessa domanda. E allora, di colpo,
mi resi conto che mi sentivo pi vicina a quei due frati che alle
mie consorelle.
Lord Chester batt le mani. E ora, musica!
Non so quante volte suonammo i brani che conoscevamo. In
men che non si dica eseguimmo tutti e quattro quelli che avevamo
preparato per l'occasione e dovemmo ricominciare da capo.
Ancora. E ancora. Nessuno ebbe nulla da ridire al riguardo. Ogni
volta che alzava lo sguardo, lord Chester sorrideva con l'aria di
gradire molto la nostra musica. I suoi occhi indugiavano sempre
sulla mia viella, uno strumento poco familiare agli inglesi.
Al tavolo d'onore la conversazione era monopolizzata da lord
Chester. E non aveva nulla a che vedere con la ricorrenza dei Defunti,
ma ruotava intorno alla nuova carica che rivestiva a corte:
custode dei cani da caccia del re. Parl di spaniel da terra e spaniel
da acqua, predatori e levrieri. Essendo impegnata a suonare,
non seguii i discorsi nei dettagli. Lady Chester annuiva mentre il
marito parlava, come si addice a una moglie. Non colsi in lei una
particolare affinit con Christina, n nell'aspetto fisico n negli
atteggiamenti. Bisognava ammettere che la mia compagna di
noviziato somigliava molto di pi a suo padre.
Pi o meno a met del banchetto la conversazione si spense.
Lord Chester si dedic interamente al cibo. Furono portate nella
sala innumerevoli pietanze, servite su enormi vassoi d'argento.
Lord Chester grad il manzo arrostito, il coniglio e il cappone,
ma fu soprattutto il maiale che divor con gran gusto. Sembrava
impossibile che potesse essere tanto affamato, eppure tirava su un
boccone dopo l'altro e se lo cacciava in bocca, lasciando il piatto
vuoto. Le dita gli luccicavano di grasso, che gli gocciolava dalle
labbra e andava a insozzare la delicata tovaglia. E poi beveva: persi
il conto di quante volte gli riempirono il bicchiere.
Nessun altro al tavolo d'onore si mostr nemmeno lontanamente
cos ingordo di cibo e vino. Lady Chester assaggi appena le vivande.
La badessa e il frate evitarono con discrezione le pietanze
a base di carne, prendendo solo pane, formaggio e frutta. Tutti noi
altri, naturalmente, non mangiammo n bevemmo nulla. Ci avevano
dato del pane e del brodo prima del banchetto e non avremmo
avuto altro. Ma non fu una sofferenza: eravamo abituati a restare
per parecchie ore, persino per un giorno intero, senza mangiare.
E lo accettavamo volentieri.
Nella sala non entrava ormai pi luce da fuori quando finalmente
lord Chester fu sazio. I servitori accesero delle candele e un enorme
candelabro a un capo del tavolo. La messa dei Defunti del priorato
doveva iniziare prima del calar della sera, ma evidentemente
sarebbe stato opportuno posticiparla. Le regole dell'ospitalit ci
imponevano di non mettere fretta ai nostri ospiti e aspettare che
fossero loro ad alzarsi da tavola.
Con un altro dei suoi rutti, lord Chester scost platealmente il
piatto che aveva davanti. Ben felici, posammo i nostri strumenti:
era quasi finita.
 stata una bella festa, biascic, rivolto alla badessa.
Sono lieta che l'abbiate gradita, replic lei.
Lord Chester sospir e inclin un poco la sedia all'indietro.
Sar una tale tragedia, disse, ora che anche le altre abbazie e
gli altri monasteri saranno soppressi!
Frate Edmund chin la testa e Winifred, che gli sedeva accanto,
gli pos una mano sul braccio.
Ma nessuno pi della badessa Joan fu colpito da quelle parole.
Batt le palpebre e deglut, come se non riuscisse a credere a quel
che aveva appena sentito.
Non  come prima, continu lord Chester. Quando arrivano,
i commissari non si mettono a cercare prove di rilassatezza
negli ordini, di peccati commessi o di tesori nascosti. Si stava
accalorando e non biascicava pi. No, i commissari vanno
direttamente dagli abati e dalle badesse a riferir loro gli ordini
del re: dimettetevi, andatevene senza far questioni, sopprimetevi
volontariamente. Se lo fate, a tutti gli ospiti del monastero
- monaci, frati e suore - sar riconosciuta un'indennit. Stavolta
Sua Maest non intende essere troppo duro. Non vuole che i
suoi cortigiani saccheggino i monasteri, spinti da un'ingordigia
cos bassa e palese. Non sta bene. No, loro otterranno in dono
dal re i monasteri, ma tutto deve avvenire con tranquillit, senza
disordini. Sua Maest non vuole altri martiri. Niente pi monaci
e frati che si lasciano morire di fame o impiccare a Tyburn perch
rifiutano di accettare l'Atto di Supremazia. Troppo provocatorio.
Frate Richard divent paonazzo e si aggrapp al bordo del
tavolo con entrambe le mani. Dal mio posto riuscivo a sentire il
rapido tintinnare della sfera d'argento della badessa.
Ma lord Chester non prest la minima attenzione all'offesa - al
dolore - che il suo discorso stava provocando in tutti i presenti.
Nessuno desidera un'altra ribellione, no? ridacchi. Ci sono
gi abbastanza teste sul ponte della Torre! Quindi si alz sotto il
nostro sguardo attonito. Riceverete tutti un'indennit, nessuno
morir di fame! grid rivolto alla sala, barcollando leggermente.
Lady Chester gli tir delicatamente la manica. Mio signore,
basta cos.
Lord Chester la scost in malo modo e si diresse dalla parte
opposta. Quando pass accanto a frate Richard, lui si ritrasse con
una smorfia, ma Chester non se ne accorse o non se ne cur. Avanz
con passo goffo e pesante verso il lungo tavolo su cui erano stati
esposti i tesori pi preziosi di Dartford.
Ah, guardate che meraviglie! url. Guardate che roba! Varr
una fortuna! Date retta a me: in questo preciso istante ci sono
nobili della corte che fanno la fila fuori dello studio di Cromwell
chiedendo a gran voce il priorato di Dartford! Si batt il petto con
una mano. Non io. Io sono gi abbastanza ricco. Non ho bisogno
di saccheggiare i monasteri. Ma per qualcuno degli altri, una cosa
come questa, continu, indicando il reliquiario tempestato di
pietre preziose,  davvero una tentazione irresistibile.
Ondeggi avanti e indietro e per un attimo temetti che stesse
per cadere. Invece si raddrizz.
E stasera scoprir cosa c' dentro, annunci.
Vidi una suora alzarsi dal sedile di pietra. Era sua figlia Christina.
Padre, voi non potete toccare il nostro reliquiario, disse.
Non posso? Lord Chester si volt verso di lei. Voi non potete
dirmi cosa posso o non posso fare, figlia! Nessuno pu. Non voi,
n quella vecchia baldracca della precedente badessa, n quella che
 badessa ora! esclam, indicando madre Joan. Voglio vedere
cosa c' dentro e lo vedr!
La badessa si alz in piedi di scatto.  vuoto, lord Chester. 
giunto a noi cos, lo sanno tutti. Fu per volont del re che fond
il nostro monastero, Edoardo terzo.
Lo sanno tutti, la scimmiott lord Chester. Questo  quel
che dite voi. E se io non vi credessi? Il re non vi crede! Non si
fida dei monasteri! La gente dice che  solo per accumulare denaro
per il tesoro, o perch  ancora infuriato con le abbazie che
si sono opposte al suo divorzio, che sta eliminando i monasteri e
i conventi. Ma io lo conosco il vero motivo per cui lo fa. Me l'ha
detto lui, e pi d'una volta. Alz la voce di un'ottava, come se
in quel momento stesse imitando il re: "Nei monasteri hanno i
loro segreti, i loro subdoli fini. Non  a me per primo che va la
loro lealt".
Lord Chester fiss la badessa stringendo gli occhi. E io so
che voi avete dei segreti. Nessuno conosce meglio di me i segreti
del priorato di Dartford! Rise. E stasera ne scoprir un altro!
Prima che qualcuno potesse dire o fare qualcosa, lord Chester
si lanci sul reliquiario. Lo afferr con le dita unte di grasso e lo
gir, cercando la delicata porticina.
Mi sentii stordita. E, pensai freneticamente, se non fosse vuoto?
Se dentro ci fosse una parte della corona di Atelstano? Chi rester
ferito, se non ucciso, per colpa di questo suo gesto?
Ah, eccola qui. Lord Chester apr la porticina alla base del
reliquiario e ci infil una mano.
Nella sala si lev unanime il gemito delle suore, turbate dalla
profanazione. Christina balz verso il padre, come per fermarlo
con le sue stesse mani, ma suor Agatha e suor Rachel la trattennero
per le braccia. Frate Richard, in piedi, grid qualcosa alla badessa,
ma il trambusto nella sala era tale che non riuscii a distinguere le
sue parole. Lady Chester, rannicchiata sulla sedia, si era nascosta
il viso tra le mani.
Non c' niente! sbrait rabbiosamente lord Chester.  vuoto!
La badessa fece il giro del tavolo e si avvicin a colui che aveva
invitato a un banchetto di requiem. Lord Chester, vi chiedo di
rimettere il nostro sacro reliquiario sul tavolo.
Lui lo mise gi. Ero semplicemente curioso. Non preoccupatevi.
Non voglio il vostro oro, i vostri tesori. Non li ho mai voluti.
Poi si volt di scatto verso il tavolo d'onore e scoppi un'altra
volta a ridere. Ho sempre preferito i tesori umani!
Si gir, allontanandosi dalla badessa e da frate Richard, e avanz
barcollando verso di me.
Tu, laggi! grid. Novizia! Come ti chiami?
Mi alzai dal mio sgabello.
Lord Chester si avvicin ancora di pi. Come ti chiami? ripet.
Frate Edmund si alz per mettersi davanti a me.
Levati dai piedi, frate! rugg lord Chester. Non lo sai chi
sono io? Sono un membro della corte e voglio sapere il nome di
questa novizia!
Mi ritrassi da lui, indietreggiando fin contro il muro.
Joanna Stafford, risposi in tono sprezzante.
Stafford? chiese, impennandosi come un cavallo spaventato.
Oh, non  un bel nome, questo. No, no, no.  un brutto, bruttissimo
nome. Il re odia gli Stafford; odia tutti i membri della vecchia
nobilt. Come la famiglia della mia cara moglie. S'inchin beffardamente
a lady Chester, che continuava a tenersi il viso tra le
mani, poi mi fiss, drizzando la testa. Ma non  soltanto questo.
Tu sei bruna, giusto? Non mi piacciono le brune. Le preferisco
bionde... come questa.
Balz verso Winifred e in un istante le fu addosso. Le strapp
la cuffia da novizia e i capelli biondo cenere le ricaddero sulle
spalle. Lei grid, terrorizzata, cercando di divincolarsi.
Accadde tutto cos in fretta che quasi non me ne resi conto. Un
attimo prima lord Chester stava aggredendo sorella Winifred e un
attimo dopo era per terra, a faccia in gi.
Frate Edmund lo sovrastava con il pugno alzato.
...
FINE Parte 1.